GIA COMUNICAZIONE di Giorgio Ariu
Dal 1971 raccontiamo e promuoviamo le meraviglie della Sardegna: le sue coste, la sua gente e le sue tradizioni. Attraverso le nostre riviste, i nostri libri, e le campagne su misura per ogni ente pubblico e privato. La nostra Casa Editrice offre sistemi integrati di comunicazione per ogni impresa: riviste, libri, eventi, format e spot TV, materiali promozionali, studio e realizzazione di loghi e marchi aziendali.

Mi definisco un racconta storie più che uno scrittore: l’attore Gaetano Amato si svela a GIa Comunicazione. Uno scrittore non è obbligatoriamente metodo, con un orario preciso di inizio ed un tot di capitoli prefissati da completare entro la giornata. Uno scrittore non comincia obbligatoriamente dall’inizio, a volte il finale è lampante come una fitta, capace di dare valore all’incipit nonostante il suo essere coda, capace di trascinarsi addosso tutta la storia e motivarla. Uno scrittore non deve per forza essere cosciente di esserlo, molto spesso semplicemente scrive, segue un’idea, un’ispirazione, un’immagine ,una suggestione, e dietro quella cometa di parole, quel flusso di lettere e  vicende, si forma il suo destino e nasce la sua creatura. E’ quanto imparo dall’attore e scrittore Gaetano Amato, attenzione nel corso dell’intervista lui non si definirà mai uno scrittore, preferirà concentrare l’attenzione su quello che è nell’anima da sempre, per definizione, per passione, io direi anche un po’ per missione, un insegnate, un professore, sin dall’età di 17 anni. Che poi abbia recitato con i più grandi, da Woody Allen ad Anthony Quinn, da…
“Estratto non integrale dalla Recensione rilasciata e di proprietà della Fondazione Mario Luzi - www.marioluzi.it. Tutti i diritti sono riservati.” “Tutto ha inizio il 21 settembre del 1969. Siamo alla seconda giornata di campionato di calcio che fa il paio con il concomitante omicidio di un sindacalista alle prese con la stesura del nascente Statuto dei Lavoratori. Attorno a questa vicenda, come fosse un epicentro, ruotano in modo concentrico altre vicende complementari, distinte o perfino distanti ma che hanno in condivisione un comune punto di appartenenza, un centro di attaccamento e radicamento. Da qui hanno luogo lunghe e appassionanti indagini che conducono alla scoperta di una organizzazione criminale e terroristica molto estesa e ben strutturata. Sono anni, come ben sappiamo, appassionanti e drammatici che emergono con tutta la loro cruenta forza anche attraverso il tratto di una rilettura storica a distanza: l’eversione golpista, le azioni violente, sovversive e reazionarie, i governi di centro-sinistra e l’interazione della Chiesa con il tessuto sociale di quegli anni, attraverso il rinnovamento dettato dall’azione dirompente del Concilio Vaticano II. In tutta questo intricato racconto d’Italia…
Vorrei interpretare un personaggio un po’ estremo, un marinaio su un’isola deserta o un guardiano del faro. A tu per tu con Antonio Catania, dal 21 settembre al cinema con Tiro Libero. Mi sono sempre chiesta se è possibile “ educare” l’emozione, soprattutto quella rodata da anni di lavoro e di esperienze, se è possibile “ assumere” un dosaggio corretto di ansia ed adrenalina anche dopo una carriera di tutto rispetto. La risposta degli artisti intervistati, è stata quasi sempre quella di un’abitudine che non arriva, di una impossibile addomesticabilità di sentimenti e di un turbinio di sensazioni che carriera ed esperienza non sanno imbrigliare. Ed è l’attore Antonio Catania a confermarmelo ancora, quando, a metà circa dell’intervista, la mia curiosità su “ emozioni e dintorni”, sebbene nel suo caso non si possa certo parlare di debutto, quanto piuttosto di tante prime volte, si concretizza in una domanda ed in una risposta precise. Urge distinguere e disgiungere il teatro dal cinema: nel primo caso, l’emozione ad un debutto è sempre magica e presente, perché dipende tutto da se stessi; il…
Lunedì, 18 Settembre 2017 11:21

i "peggiori", eroi a pagamento - di emilia filocamo

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La creatività non si imbriglia. Non è domabile, non è incanalabile in maniera univoca, non la si può costringere in argini precisi e sperare che, in una probabile e fisiologica esondazione, ritorni esattamente allo stato primigenio, come se si fosse trattato di una semplice, connaturale “sbandata”. La creatività è magma, è calda ed incandescente, è un animale indomabile, ribelle e sereno, coraggioso e volitivo. E’ facile pensare a questo quando ho l’occasione di intervistare Vincenzo Alfieri, attore, regista, sceneggiatore, le declinazioni del suo talento e, appunto, della sua creatività, meritano una virgola di separazione fra i termini, ma non una classificazione nella quale l’artista possa trovarsi pienamente soddisfatto e compiuto. Anzi, mi accenna ad una ferita che gli si potrebbe inavvertitamente procurare nel tentativo di etichettarlo e classificarlo per essere precisi. Vincenzo Alfieri è un misto di talenti e di interessi, così come sono miste le sue origini, partite dal sud e dalla terra che abbiamo in comune, e modificatesi in base alle esperienze di vita e lavorative. Ed è questo suo “ magma misto” a catapultarlo nuovamente nella scrittura…
Non sono pochi gli studiosi, storici o psicologi dell’Arte, che si sono applicati per cercare di svelare i misteri legati alla creatività, ipotizzando risposte su come le nostre percezioni visive reagiscono davanti ad un dipinto, come possano sgorgare in emozioni o su come l’opera possa assumere in noi i significati più vari. In particolare quando le opere stesse non rappresentano la quotidianità, gli aspetti abituali degli oggetti o della natura ma un qualcosa di surreale o areo, apparentemente imprendibile. Sovente ne rimaniamo affascinati, rapiti. Si pensi ad esempio alle famose opere di Marc Chagall. Prospettive improbabili, anatomie innaturali, animali o soggetti umani che si librano nell’aria con artistica naturalezza. L’assurdità del linguaggio pittorico non trattiene tuttavia la nostra capacità di comprensione tramite nuove e forse più profonde accezioni, spesso vivissime. Mondi psicologici che si imprimono più che se fossero reali affrancandoci dalle loro regole, in un gioco di assurda normalità. A noi sembra che un pittore sardo, ancor più di altri, possa considerarsi emblematico rispetto a questa ricerca di interiorità, a queste percezioni, nella sua raffinata rappresentazione sognante, Giorgio Princivalle.…