GIA COMUNICAZIONE di Giorgio Ariu
Dal 1971 raccontiamo e promuoviamo le meraviglie della Sardegna: le sue coste, la sua gente e le sue tradizioni. Attraverso le nostre riviste, i nostri libri, e le campagne su misura per ogni ente pubblico e privato. La nostra Casa Editrice offre sistemi integrati di comunicazione per ogni impresa: riviste, libri, eventi, format e spot TV, materiali promozionali, studio e realizzazione di loghi e marchi aziendali.

Il documentario #Vivi in concorso ai David di Donatello 2018, l’inno alla vita contro i pericoli della Blu Whale del prof. attore e regista  Barbato De Stefano. Il coraggio è un dono, non si può improvvisare, inventare, scimmiottare. E’ quella straordinaria capacità di proseguire dove tutti tornerebbero indietro, di fare da soli laddove la maggior parte chiederebbe supporto e molteplicità di sostegni. E’ andare avanti sapendo di rischiare, di poter anche fallire. E’ credere in qualcosa al punto tale da riuscire a non considerare gli ostacoli se non come pause momentanee dalle quali ripartire con più slancio e vigore. Quando ho intervistato Barbato De Stefano, docente di Lettere all'Istituto Amerigo Vespucci di Roma (preside Maria Teresa Corea) attore di teatro e non solo, regista, mi sono addentrata meglio e più compiutamente nel concetto di coraggio. Perché a parte la straordinaria umiltà e  semplicità con le quali racconta la sua impresa eccezionale, perché parlare dove tutti tacciono, urlare qualcosa che altrove si sussurra, è un’impresa degna di nota, è soprattutto un giovane innamorato dei giovani e della vita, in tutte le…
  Le launeddas, da tremila anni colonna sonora dei sardi. Quasi sempre, per raccontare un popolo, son necessari fiumi di parole. Favole di cantastorie e chiacchiere di paesi che si fondono, unendosi nel racconto di una terra. Altre volte non servono le frasi, le voci. Alcune volte le storie si narrano coi suoni. Ed è quello che vuole fare Bruno Loi con le launeddas: insieme a quattro altri cultori dello strumento come lui ha fondato l’associazione “Nodas Antigas". Ce ne ha parlato, svariando tra il passato, la nascita e gli obiettivi. Cos’è Nodas Antigas? È un’associazione che nasce nel 2011 da una costola della storica “Sonus de cannas". Quest’ultima fu fondata dal maestro Dionigi Burranca, e anche io ero tra i fondatori. Con Nodas Antigas vogliamo portare avanti la tradizione musicale sarda di uno degli strumenti più affascinanti, le Launeddas. Siamo in cinque: io, che sono il presidente, di San Gavino Monreale, Ferruccio Montis di Serramanna, Giovanni Tronci di Ortacesus, Nicola Vacca di Villamassargia e Andrea Atzeni di Sardara. Quanto è stato importante per la tua formazione in questo campo il…
A New York con il Teatro Patologico e  poetico cantastorie nel film con Ornella Muti e Paolo Hendel: a tu per tu con Sebastiano Somma. Alcune interviste hanno una partenza imprevista, o meglio, hanno la capacità ed il dono di prendere per mano e condurre in direzioni inaspettate. Questo tipo di interviste,  anziché diventare solo un elenco di progetti, di step ed obiettivi raggiunti, elementi assolutamente leciti trattandosi di un botta e risposta volto a svelare l’anima di un artista, improvvisamente deviano verso una piazzola di sosta più intima, nella quale si scoprono dettagli che rendono ancora più ammirevole il personaggio, connotandolo di caratteristiche che, magari, di primo acchito, “ storditi” dall’immagine patinata che ricaviamo  dal grande schermo, dai ruoli interpretati, dai successi targati a loro nome, non riusciamo a cogliere. Restiamo in superficie, perdendoci, forse, un fondale assolutamente stupefacente. Nel caso dell’intervista a Sebastiano Somma, questa sterzata, la virata verso una componente propria assolutamente eccezionale, è arrivata subito, sin dalle prime battute. L’attore è da tempo impegnato attivamente nel Teatro Patologico di Roma, fondato da Dario D’Ambrosi, una realtà…
La vita è fatta di Sliding doors: parola di Fabrizio Giannini, l’Augusto di Un Medico in Famiglia e dal 21 novembre al Teatro 7 con Tre Stremate e un Maggiordomo con la regia di Michele La Ginestra. Il destino è fatto spesso di ritorni,  e di segnali che vanno prima colti, momento fondamentale e necessario, e poi interpretati, addomesticati nella quotidianità della propria vita per arrivare alla convinzinoe che nulla accade per caso. Il destino è fatto anche di caparbietà, di insistenza: è bussare alla stessa porta anche più volte convinti che, prima o poi, si aprirà e ci lascerà entrare. Perché serve a ben poco un’occasione che spunta se, dall’altra parte, non ci sono la volontà e l’immediatezza nel raccoglierla. Fabrizio Giannini, attore poliedrico, di teatro e tv, autore, è l’esatta manifestazione di questa duplice composizione del destino: ne sono testimonianza il suo ritorno nel punto in cui tutto nella sua vita artistica è partito, il famoso Teatro 7, ed il suo ruolo, noto, nella fiction dei grandi ascolti e della celebrazione della famiglia tout court, Un Medico in…
Venerdì, 10 Novembre 2017 09:23

la guerra dei ricci - di piero addis

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La crescente domanda del riccio di mare, scientificamente Paracentrotus  lividus (fresco e sottoforma di polpa di riccio) nel settore del catering turistico e domestico, ha causato un aumento progressivo dello sfruttamento delle popolazioni naturali di questo echinide. Questo fatto, da un lato indicherebbe potenziali margini di crescita in un settore fortemente depresso come quello della pesca artigianale, dall’altro canto fa sorgere forti perplessità sulla sostenibilità della pesca in un ambiente, la fascia costiera, già sottoposto a pesanti e diversificate pressioni antropiche (incluso l’inquinamento). La presenza del riccio di mare nei primi strati batimetrici (maggiormente tra i zero e 10 metri di profondità) fa si che la specie sia facilmente accessibile e raggiungibile dai pescatori professionisti e sportivi. Se si aggiunge il fatto che la crescita della specie risulta piuttosto lenta (impiega dai 4 ai 5 anni per raggiungere la taglia commerciale di 5 cm), si comprende come tale risorsa risulti particolarmente esposta alla sovrappesca.  Per questi motivi la pesca del riccio in popolazioni o “banchi vergini” è molto remunerativa nei primi 5 max 10 anni, ma tende a diminuire progressivamente…