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Lunedì, 15 Maggio 2017 09:10

sferrazza, in giuria al festival "tulipani di sete nera 2017" - intervista di emilia filocamo

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Da attore a giurato al Festival  Internazionale dei film corti Tulipani di Seta Nera 2017: a tu per tu con  Angelo Maria Sferrazza

Angelo Maria Sferrazza, l’attore Angelo Maria Sferrazza, è una sorpresa continua. Un insieme di entusiasmo, talento, voglia di emergere, con umiltà e preparazione, senza superbia, che mi “ investe” letteralmente ogni qualvolta ho l’occasione di parlargli, o di intervistarlo. In questo ricorda perfettamente i tratti della sua terra, la Sicilia: quel suo essere radicato a valori, penso alla fede innanzitutto, che per molti altri, specie nel suo ambiente, potrebbero essere magari obsoleti, fuori moda, non “ convenzionali”; la sua fiducia nel prossimo e nelle possibilità della vita, l’energia, diretta emanazione della luminosità del mare e degli anfratti siciliani. Ma anche quel suo essere a volte non ombroso, ma attraversato da contrasti, da riflessioni. Come certe nuvole che compaiono sulle campagne siciliane nelle ore più calde, quando il canto delle cicale è furioso ed insistente ed ammantano per un istante il giallo dorato della controra. Ma è solo un istante, appunto: perché poi la luce irrompe nuovamente, senza temere rivali.
Angelo, che effetto fa passare " dall'altra parte"? Voglio dire fare il giurato?E’ un’ emozione nuova e piena di responsabilità. Di  solito sono molto critico, la prima cosa che guardo è la color correction, e cerco subito di capire la macchina da presa che è stata utilizzata.
Quali sono state le tue emozioni durante il Festival? E cosa ti è piaciuto dei corti premiati?
Sono stati tre giorni pieni di emozioni forti, mi è servito qualche giorno per discernere quello che ho vissuto. La cosa che più ho apprezzato dei corti premiati, è stata la qualità del girato e la post produzione. C’erano registi miei coetanei con grandi capacità di raccontare in dieci minuti delle storie complesse e cariche di significato.
In un momento in cui, specie nel tuo campo, è molto difficile emergere, farsi notare e, soprattutto, restare " in piedi", quali credi possano essere le carte giuste da giocare? Prima di tutto essere preparati nel proprio mestiere, fare i provini con molta dedizione e impegno, puntare sulla professionalità, gestire la propria immagine sui social e avere un buon ufficio stampa.

Ci racconti Angelo Maria Sferrazza dopo Un Santo senza parole? A cosa stai lavorando e, se possibile, puoi anticiparci qualcosa? Angelo, dopo "Un Santo senza parole", si trova in un momento di organizzazione lavorativa e di vita. Sicuramente prossimamente sarò impegnato in alcuni lavori ma non posso anticipare nulla al momento per una questione di riservatezza professionale.

Hai sempre avuto un rapporto particolare e profondo con la fede, come ricordo dalla nostra prima intervista: quanto può aiutare nel tuo ambiente, essere legato a valori spesso considerati obsoleti?
Sicuramente tanto, è bello sapere che tutto è provvidenza. Nei momenti difficili, quando non si lavora con costanza, si rischia di cadere in depressione. La fede, invece, aiuta a vivere tutto in maniera gioiosa e serena, perché al primo posto c'è Lui e non la vita professionale. Ovviamente sono piccoli spunti che suggerisco, ma assicuro è una “strada” piena di vantaggi.
Qual è il tuo sogno più grande? Non solo professionalmente, ma anche per la tua vita privata?
Professionalmente, sicuramente avere una continuità nel lavoro e poter dar vita con costanza a tanti personaggi: il bello di questo mestiere è nascere una sola volta ed essere tante persone; forse si chiama anche voglia di scoprire, insomma voglia di vivere.
Per quanto riguarda la mia vita privata, ho deciso, in passato, ipotizzandolo come piano B della mia vita, di qualificarmi come O.S.S "operatore socio sanitario", ho fatto un colloquio presso una struttura, ho presentato i miei attestati, sia di O.S.S che di recitazione, e mi hanno spiegato che, con questa formazione, posso lavorare nella scuola come Assistente Educatore Culturale e creare attività teatrali per ragazzi disabili.Dunque ho unito in un batter d'occhio la fede, la recitazione e l’assistenza, tre cose che amo.
Come sai, il senso della mia vita è donare un sorriso a chi non l'ha mai ricevuto.

Visto il successo di Maltese, ancora una volta ambientato in Sicilia, cosa pensi abbia in più la tua terra per essere location di storie coinvolgenti e di grande respiro? Ho conosciuto personalmente Kim Rossi Stuart, un grande persona e un grande professionista. Ho saputo un anno fa del suo nuovo ruolo e non ho avuto alcun dubbio sul successo che ne sarebbe derivato: la Sicilia è un paradiso universale, carica  di colori e calore che attraversano i cuori dei Siciliani. L’accoglienza è il nostro bigliettino da visita, per i turisti che arrivano, noi siamo il nostro cuore,   nell’aria si avverte tutta la magia di una terra martoriata ma generosa  e piena di vita. Girare in Sicilia è un vantaggio per le troupe, perché i posti sono meravigliosi e le persone sono collaborative. Sono un concittadino del mitico Andrea Camilleri, l'ho conosciuto di persona e la prima cosa che gli ho detto dopo avergli stretto la mano, è stata: “Grazie !” Lui mi ha chiesto perché ed io gli ho risposto: “Perché sono Siciliano e la tua scrittura ha fatto conoscere la nostra terra a tutti; quando leggo i tuoi romanzi, riesco a sentire i profumi della mia terra anche se sono lontano”. Lui mi ha sorriso compiaciuto. Un sorriso che ricorda, forse, il cuore di certe arance cariche di succo, fatica e colore, e che diventano quasi incandescenti se “ puntate” dal sole siciliano come da un segugio.  

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Giorgio Ariu

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