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Mercoledì, 17 Maggio 2017 09:20

incontro con hunter lee hughes, che spopola a hollywood - di emilia filocamo

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La poesia protagonista del nuovo film di Hunter Lee Hughes, Guys Reading Poems. Nel cast anche l’attrice della Mummia, Patricia Velasquez.

Alcune vite sono segnate da percorsi precisi, ma soprattutto da segni sparpagliati in maniera apparentemente casuale ed inspiegabile. Come se non vi fosse una logica. Nella vita del regista ed attore Hunter Lee Hughes, giovane artista poliedrico e completo, nonostante lui non si definisca ancora un artista a tuttotondo, questi segni portano tutti verso una delle donne più importanti della sua vita, sua nonna, e verso qualcosa che, al giorno d’oggi, sembrerebbe quasi obsoleto: la poesia. Perché di poesia è stata “seminata” la sua infanzia, costellata di libri che gli sono rimasti in eredità e con i quali Hunter, già da bambino, ha cominciato a fare amicizia. E sempre la poesia, strana , volubile e capricciosa creatura fatta di occasioni, illuminazioni sporadiche e di grandi silenzi, ha motivato, ispirato, solleticato la sua grande creatività fino alla nascita di Guys Reading Poems, film scritto e diretto da Hunter Lee Hughes e che nel cast annovera anche  Patricia Velasquez, nota attrice del film La Mummia. Hunter è un concentrato di ricordi e suggestioni che sembrano essere stati messi lì appositamente per far nascere qualcosa di grande: le poesie cerchiate da sua nonna, in mezzo ad altre centinaia, le frasi che lei stessa apponeva sui libri come commenti e note. Una specie di misteriosa mappa che ha guidato negli anni il desiderio di Hunter di diventare attore, tramutandolo in realtà, in ciak, location e furore creativo. Quella fiammella che divampa nel cuore dei veri artisti, tormentandoli fino a quando il loro destino non si compie.

Hunter mi è piaciuta molto la tua frase “ Sono sempre stato più bravo a sognare piuttosto che a vivere. Ma che cosa sognavi da bambino esattamente e quando, di preciso, hai capito che ciò che sognavi poteva diventare realtà? Da bambino non immaginavo di poter vivere un giorno ad Hollywood. Amavo i film e l’arte in genere, ma mi sembravano cose irraggiungibili. Adoravo leggere, forse perché mi piaceva immaginare la vita di persone che vivevano in maniera così diversa dalla mia. Poi, quando avevo circa 12 anni, dissi a mia nonna che mi sarebbe piaciuto recitare. Lei alzò il telefono e nel giro di poche settimane cominciai a fare dei colloqui con alcuni agenti della mia città, ad Houston. E da lì non passò poi molto tempo prima che ottenessi un ruolo per un film a basso budget e per alcuni provini per il cinema e per la tv. E’ strano quando ripenso a quel momento. Così, nonostante continuassi a studiare, quel breve primo approccio con il mondo del cinema, da bambino, da giovane attore, mi insegnò che esisteva un vero e proprio business e cominciò a farmi pensare che potessi entrarne a far parte.

Guys reading poems, il tuo film, credo sia una storia unica e molto particolare: potresti spiegare ai nostri lettori qual è stata la prima ispirazione che ti ha portato a questo lavoro? La poesia era importante per mia nonna. Le piaceva leggere poesia ad alta voce, per tenere la mente in allentamento, e aveva una marea di libri di poesia collezionati nel corso degli anni. Così, quando morì, io mi ritrovai con tutti i suoi libri. Quando finalmente cominciai a leggerli, mi accorsi che lei aveva sottolineato alcune poesie o evidenziato delle frasi, o messo una piccola stella per evidenziare quella determinata  parola. Talvolta aveva perfino scritto un breve commento o una nota a margine. E tutte queste poesie, poco alla volta, sono diventate per me degli indizi, indizi su chi era davvero mia nonna come donna. E credo che sia stato questo a muovere in me l’ispirazione di una storia in cui le poesie diventano gli indizi di un determinato stato d’animo del protagonista.

Pensi che la poesia sia ancora popolare? Voglio dire, credi che la gente creda ancora alla poesia e, soprattutto, quanto è importante per te? Si, credo che la poesia sia più importante di quanto possiamo immaginare per tanta gente. E questo posso dirlo con certezza perché durante tutto il periodo di lavorazione del film, quando qualcuno mi chiedeva “ A cosa stai lavorando?” e io rispondevo “ Un film che parla  di poesia”, tanti  mi hanno detto di poesie che per loro avevano un significato particolare. Molte persone mi hanno confidato di aver scritto poesie nei loro diari ma di non averle mai condivise. Non tutti ovviamente sono interessati alla poesia. Ma ci sono tanti altri che hanno un rapporto che nemmeno immaginiamo. Qualche volta si tratta di una relazione molto intima, e anche questo è interessante. Non mi ritengo un esperto di poesia, e non le scrivo con regolarità. Ma quando il mio corpo e la mia mente sono molto stressati, scrivere una poesia è per me come una valvola di sfogo. Talvolta sono letteralmente sorpreso da ciò che viene fuori scrivendo, al punto che nemmeno posso immaginare cosa mi sta imprigionato dentro.

Qualche tempo fa c’è stata la premiere di Guys Reading Poems. Puoi raccontarci quel momento e le tue emozioni? E’ stata un’esperienza meravigliosa vedere tutti gli attori del cast e dello staff creativo riunirsi. Mi sono sentito incredibilmente orgoglioso di ciò che abbiamo realizzato, ma ho avvertito anche un po’ di tristezza perché il film ha richiesto una lavorazione così lunga che mi è sembrato quasi di essere alla festa del diploma o della laurea. Insomma si è trattato di una celebrazione meritata, ma che ha segnato anche al fine di un capitolo importante. Lo abbiamo creato noi, ma quello che abbiamo creato non aveva più bisogno di noi e si preparava a vivere di vita propria.

Cosa significa esattamente per te essere un artista completo? Sei uno scrittore, un produttore, un attore: quale di questi ruoli ti si addice di più e domina sugli altri? Ti dirò che non mi sento un artista completo, almeno non per adesso. E’ vero che faccio più cose per far uscire alla luce e portare in vita i miei progetti. Sono un produttore per necessità perché, altrimenti, se non producessi i miei film, probabilmente non potrebbero mai essere realizzati. A volte mi chiedo: dov’è tutto il mio lavoro? Poi, mi do una scrollata e mi dico, datti da fare e va a lavoro. Recitare è una delle esperienze più pure, perché ti richiede una concentrazione totale. Scrivere è probabilmente la parte più creativa perché davvero devi afferrare delle idee che sono senza briglie e, poco alla volta, unirle in una storia. Ma probabilmente, a mio parere, dirigere è la parte più difficile e la sfida più grande, e poi, alla fine, anche la più soddisfacente in termini di ricompensa, perché riesci ad unificare tutte le idee, le personalità, le possibilità estetiche e dare loro la forma di un film da destinare al pubblico.

I tuoi prossimi progetti? A cosa stai lavorando? Ho terminato la mia nuova sceneggiatura, intitolata “Inside –Out, Outside –In”. E’ un film drammatico e romantico di reincarnazione: e’ la storia di un ragazzo etero e di un gay che si rendono conto di essere anime gemelle reincarnatesi da una vita precedente in corpi che non sono a loro compatibili. Spero che riusciremo a girarlo per fine anno.

Se potessi immaginare di scrivere un film sull’Italia o ambientato in Italia, di che cosa parlerebbe e sceglieresti un posto preciso dell’Italia? Beh, il mio compagno è italiano al cento per cento e quindi il vostro Paese esercita un certo fascino su di me. Credo che vorrei in parte ambientarlo in Sicilia, la terra da cui proviene la sua famiglia, e in   parte a Roma. Mi piacciono le famiglie italiane, i loro legami così autentici e sacri, adoro la loro espressività.  Magari potrebbe essere la storia di un giovane ragazzo sofisticato, indipendente, che vive a Roma e che deve tornare in Sicilia per un problema familiare. Quindi potrebbe descrivere le difficoltà derivanti dal suo tentativo di conciliare le sue idee e la sua autonomia maturata a Roma con il suo bisogno di essere parte di una famiglia amorevole ma anche piuttosto oppressiva.

Se non fossi diventato un artista, oggi saresti? Probabilmente un avvocato. Gli avvocati devono analizzare una persona ed immedesimarsi nei conflitti per arrivare alla verità dei casi. Sono stato affascinato dal sistema legale per molti anni. Quindi probabilmente un avvocato e poi, magari, all’arrivo della crisi di mezz’età avrei lasciato la professione e sarei diventato un terapista di tipo junghiano. 

 

Letto 293 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Maggio 2017 09:26
Giorgio Ariu

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