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Venerdì, 02 Giugno 2017 22:59

GOOD LUCK,BRIAN. DI ALBERTO COCCO

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GOOD LUCK, BRIAN |!

Il saluto del campione agli indimenticabili anni sassaresi

 

Quando le frizioni tra il vulcanico presidente Stefano Sardara ed il demiurgo - sia sempre lodato il nome di Meo Sacchetti ! - ha generato lo choc dello strappo e dell’esonero dopo la sbornia del triplete, ci siamo preparati psicologicamente ad un momento come questo.

Brian è sembrato stranito e quasi orfano, privato dell’ombrello di suo padre, maestro di vita e di parquet negli anni sassaresi.

Ma la giovane ala è diventata un uomo proprio in Sardegna, affrontando da professionista il distacco dalle tenere abitudini quotidiane, ora ormai destinate alle brevi vacanze estive algheresi.

Mentre il corpulento genitore, allenatore di razza e grande giocatore protagonista dell’oro di Nantes, è ripartito dal mare di Brindisi, il figlio d’arte non si è perso d’animo.

Brian ha affrontato il trapianto del nuovo gruppo sperimentale, dopo l’esodo collettivo degli assi verso i nuovi lidi.

Ha deciso di essere ancora lo zoccolo duro di una lunga stagione di grandi successi, culminata con il memorabile scudetto, la Supercoppa Italiana ed il bis di coppe, accanto al Ministro della Difesa Jack De Vecchi.

Sacchetti jr ha consumato il lungo addio in silenzio, in un paio di stagioni contraddittorie di ombre e luci, di lavoro sporco in un telaio lungamente privo di un play limpido come Travis Diener , di un’ala vera come James White e di un centrone intimidatore come Shawn Lawal.

Dopo l’epica impresa, la coperta del rinnovamento è sempre stata troppo corta, con le guardie-combo che spadellano e le ali forti che latitano sul perimetro, nel decisivo gioco dei rimbalzi e della difesa dura.

Il nuovo corso di Pasquini è apparso complessivamente decoroso.

Nel ruolo bifronte di general manager e coach ha forgiato squadre di onesta cifra, che si sono puntualmente presentate all’appuntamento dei play-off, senza essere comunque competitive nei confronti diretti.

Il lavoro di Brian e del suo buon minutaggio è stato duttile ed umile.

Ha dovuto aiutare ai tabelloni i centri indolenti di una miope campagna acquisti, ha ruotato nello starting five con mille ed eclettiche interpretazioni della sua funzione, sempre mettendosi a disposizione del credo tattico del tecnico e delle numerose emergenze del Banco.

Questo cantare e portare la croce, in un roster non più ricco di specialisti, lo ha costretto a soffrire maggiormente ed a perdere qualche volta la lucidità in certe partite della regular season.

Qualche incontentabile solone delle tribune ha parlato dei campioni italiani imborghesiti ed annoiati dalla Dinamo di nuovo conio, ormai lontana dall’empireo della lotta per lo scudetto.

Niente di tutto questo.

Lo sport non è solo tecnica e talento, condizione fisica ed attaccamento alla casacca sociale: gli stimoli sono diminuiti per legge di natura.

Con l’amore di sempre e la sua adamantina indole di uomo leale, Brian svuota l’armadietto ed affronta la conferenza stampa più ardua della sua fortunata parabola di buon giocatore e beniamino dei sassaresi.

Adesso si prepara ad una nuova avventura con la radiosa Manuela sempre accanto, mentre le sirene del mercato raccontano di un Banco di Sardegna alle porte di Achille Polonara, sulle piste del talentuosissimo Amedeo Della Valle e capace di un’offerta importante al terribile tiratore Pietro Aradori, in attesa di un play carismatico ed un forte lungo americano.

Nelle sorprendenti sliding doors verso i giurati nemici di una storica finale-scudetto è il senso della nuova avventura di Sacchetti, che come suo padre ha il mal di Sardegna e la voglia matta di ricominciare.

Nessuno può cancellare questi anni e questo senso di appartenenza.

Il gioco del mercato estivo è uno sparigliare di carte, che non smette di trattenere la polvere della vita e l’amicizia eterna di una terra.

 

 

ALBERTO COCCO

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Giorgio Ariu

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