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Lunedì, 05 Giugno 2017 11:03

in giro per cagliari, i palazzi di piazza costituzione - di antonello angioni

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A breve distanza dalla piazza Martiri d’Italia 

- tra la piazza Costituzione, la via Torino, la via San Salvatore da Horta e il viale Regina Margherita - troviamo un isolato, realizzato in epoche diverse, che presenta diversi motivi di interesse per quanti sono interessati alle vicende edilizie, urbanistiche e sociali della città.

 

Il palazzo Canepa

All’angolo tra il viale Regina Margherita e la piazza Costituzione insiste il palazzo Canepa. L’elegante struttura, che si articola su un ammezzato e tre piani alti, venne  realizzata da Lorenzo Canepa intorno alla metà degli anni Trenta del Novecento. Il committente spese ben novecentomila lire: una cifra favolosa per quei tempi. Nella facciata, contrassegnata da paraste laterali e lesene, si aprono sei finestre per piano. 

In questo edificio avevano sede una cartoleria della Società Editoriale Italiana, un ufficio del dazio e l’azienda che gestiva la pubblicità per il quotidiano “L’Unione Sarda”. Nel secondo dopoguerra, in prossimità delle elezioni, dall’ammezzato del palazzo, molti oratori animavano i loro comizi arringando la folla. Negli  anni 50 nascono nuovi esercizi commerciali e il palazzo Canepa ospita la “Gioielleria Laccu”, il negozio di abbigliamento per uomo di Lino Fadda e la “Sartoria Rossino”. Nel 1972, in questo palazzo, viene fondato il periodico “Il Cagliaritano”, la cui redazione vi rimane per alcuni anni sino al trasferimento nel palazzo di viale Regina Margherita n. 26. 

Attualmente, al piano terra, nel locale che ospitò la “Gioielleria Laccu” (civico 1), c’è un altro negozio di preziosi (il franchising “Stroili”),  quindi troviamo la ditta Paoletti (orologi), la “Farmacia Saluz” e, in corrispondenza del civico 4, la “Libreria Il Bastione”. La farmacia, vincolata ai sensi della legge 1089 del 1939 (di tutela dei beni di interesse storico e artistico), si è trasferita nel palazzo Canepa nel 1990: prima aveva sede nell'adiacente palazzo Baffico.

Nella stessa area in cui insiste il palazzo Canepa, in precedenza, sorgeva un edificio più piccolo (sempre di proprietà della famiglia Canepa) dove in gioventù visse l’attore Gianni Agus. L'ingresso della palazzina, che si articolava su due livelli, era posto sul viale Regina Margherita mentre nel prospetto principale, quello sulla piazza Costituzione, si aprivano gli ingressi delle Regie Poste e della concessionaria delle macchine da cucire “Singer”.  

 

Il palazzo Baffico

Proseguendo abbiamo il palazzo Baffico, un edificio risalente alla metà dell'Ottocento dove nel 1877 ebbe inizio, per impulso del sig. Luigi Caldanzano, l’attività dell’albergo “La Scala di Ferro” (poi proseguita, dal giugno del 1889, nel più prestigioso edificio, con accesso dalla via Torino e dal viale Regina Margherita, ancora oggi conosciuto con tale nome). Il palazzo si articola su tre piani alti ed  un ammezzato ricavato sfruttando la pendenza del terreno sulla via Torino. 

Al piano terra, tra la piazza Costituzione 5 e la via Torino 2, c'è il negozio “Fiorella Rubino”. In questi locali, alla fine dell'Ottocento, si trovava il “Caffè  Cagliari” e poi (e sino al 1990) la “Farmacia Saluz”. Ma, a seguito di un intervento di recupero edilizio realizzato nel 1992-93 su progetto dell’ingegner Giorgio Diaz, per la società “L’Unione Sarda” (allora proprietaria dello stabile), i locali sono stati utilizzati prima quale spazio per esposizioni temporanee ed ora, come detto, ad uso commerciale (vendita di articoli d'abbigliamento).

Al civico 4 della via Torino vi è invece un piccolo market e al civico 10 il negozio di antichità “Il Cherubino”. Ai tre piani alti dell’edificio si accede attraverso l’ingresso posto al civico 8 che, nella lunetta del portone, svela il nome dell’originario proprietario “BGB”, vale a dire il ligure Baffico Giovanni Battista.

 

Il palazzo 

Martin d’Ambrosio

In adiacenza al palazzo Baffico, sempre nella via Torino, si sviluppa il palazzo Martin d’Ambrosio. La struttura, risalente all’ultimo quarto del Settecento, venne edificata per il mercante Giuseppe Martin d’Ambrosio che, nel 1777, aveva ottenuto la concessione enfiteutica del lotto. Trattandosi di area a ridosso delle fortificazioni, le attività di progettazione e direzione del cantiere vennero affidate ad un ingegnere militare, il capitano Cochis. 

Era un ennesimo incarico privato conferito ad un progettista governativo, giustificato da implicazioni di interesse pubblico (ragioni di sicurezza militare). Forse per salvare le apparenze, il Cochis delegò l’incarico all’ing. Carlo Maino, un gesuita luganese, suo stretto collaboratore. L’esecuzione dei lavori venne quindi affidata in appalto dal Martin a Sebastian Puddu, Vicente Castellano e Juan Marchis.

L’edificio si articola su un piano terra e cinque piani alti cui si accede dall’ingresso ubicato in corrispondenza del civico 14 della via Torino. Ciascun livello è caratterizzato dalla presenza di tre aperture circondate da cornici rettangolari di modesta qualità architettonica. Il portale, facente parte del prospetto originario, ci riporta ai canoni stilistici del tardo Settecento piemontese: inquadrato da una cornice sporgente e sormonato da un architrave inflesso, è impreziosito dalle volute ioniche laterali ancora leggibili. La matrice sabauda del progetto è confermata dall’inserimento di un’elegante lunetta metallica, elemento decorativo ricorrente nell’edilizia piemontese del tempo. 

Il palazzo prosegue lungo la via San Salvatore da Horta dove, in corrispondenza del civico 7, si trova l’ingresso del “Ristorante Saint Remy”: un locale assai elegante che, al centro della prima saletta, presenta un’antica cisterna.

Il palazzo tra il viale Regina Margherita e la via San Salvatore da Horta

Proseguendo il nostro percorso, all’angolo tra la via San Salvatore da Horta e il viale Regina Margherita, insiste un edificio di grandi dimensioni realizzato nel dopoguerra. In precedenza in quest'area vi era un piccolo stabile che ospitava la tintoria Vincenzi: demolito dalle bombe del 1943 al suo posto venne costruito il palazzone tuttora esistente. La sua edificazione, ed in particolare la sopraelevazione di due piani, fu al centro di molte polemiche in quanto interrompeva la vista sul golfo dalla Terrazza Umberto I. Nel nuovo edificio, tra i civici 54 e 56 del viale Regina Margherita, trovò presto sede la Chiesa Cristiana Evangelica. A pochi passi ora vi è un negozio che vende articoli d'abbigliamento: come dire il sacro e il profano.

 
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Giorgio Ariu

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