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Venerdì, 23 Giugno 2017 20:45

Una grande storia d'amore: Danilo Nigrelli e il teatro. Con i segni di Romanzo Criminale. di Emilia Filocamo

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Una grande storia d’amore: Danilo Nigrelli e il teatro.

 

Un personaggio, un copione, il cartellone che “strilla” orario e nome dello spettacolo, il palcoscenico da occupare e difendere come fosse la propria tana, la voce da addomesticare e calibrare agli spazi, che si “ guarda” intorno per prendere possesso del luogo e poi, su tutto, un’immedesimazione totale, senza movimenti in direzione del ruolo, una “ possessione” buona, perfetta e calzante, precisa e per niente artificiosa. Tutto ciò fa dell’attore non semplicemente un interprete, ma l’altro, il personaggio, il ruolo. Identificandoli totalmente. E’ quello che imparo da Danilo Nigrelli, attore ed insegnante di teatro che non ha bisogno di troppe presentazioni, ma solo di essere ascoltato quando svela, con semplicità e amore autentici, la meraviglia di un mestiere unico e complesso, improvviso nella chiamata quanto una vocazione, croce e delizia, ossessione e passione di chi gli risponde.

Signor Nigrelli, dove pende di più la bilancia del suo amore? Verso il cinema o verso il teatro? Dico sempre che il teatro è il mio amore, e il cinema l’amante. Sono nato a teatro e lo adoro. Le esperienze cinematografiche e televisive sono altrettanto belle, ma spesso più complesse per via del fatto che talvolta ci si trova davanti ad un settore chiuso.

Parliamo di scuole di teatro, qual è secondo lei la cosa più difficile da insegnare? Di sicuro la cosa più complessa da insegnare è la tecnica, perché, spesso si pensa che se ne possa fare tranquillamente a meno, che tutto possa essere compensato dalla sensibilità e dal sentimento. La tecnica include tante aspetti, che vanno dalla dizione alla respirazione, e sono elementi che, specie a teatro, sono fondamentali. Una buona formazione parte da questo, dalla respirazione, dal come adattarsi agli spazi in cui si va a recitare. Spesso, succede con i giovani attori soprattutto, i requisiti fondamentali appaiono come dettagli minori.

Da addetto ai lavori, come e quando si accorge di trovarsi davanti ad un fuoriclasse? Me ne accorgo subito quando alcune cose vengono fatte in maniera assolutamente spontanea e naturale, quando non sono artefatte, specie l’emozione. Il respiro, ancora una volta, gioca un ruolo fondamentale in questo: le variazioni di respiro che sono motivate che so, da una preoccupazione, da uno stato d’ansia, a quelli che considero dei fuoriclasse, vengono fuori naturalmente. E poi il rapporto emotivo con il personaggio è importantissimo, e per alcuni è praticamente naturale. Volendo fare dei nomi penso a Massimo Popolizio che già a 20 anni dimostrava di essere un talento pazzesco, o a Pierfrancesco Favino, che ha un orecchio eccezionale, capace di imitare qualsiasi dialetto in poco tempo.

L’insegnamento che, da allievo quale è stato, non dimenticherà mai? A 30 anni ho avuto la fortuna di incontrare John Strasberg. Fino a quel momento era anche mia la convinzione che il personaggio da interpretare fosse qualcosa da raggiungere, durante e dopo le prove. Invece Strasberg ha completamente capovolto questa teoria, sottolineando che, una volta avuto il copione, l’attore è quel personaggio, il ruolo non va raggiunto. Questo ha praticamente cambiato tutte le mie convinzioni.

C’è qualcosa che, se potesse, vorrebbe ancora perfezionare della sua arte? Si, mi piacerebbe continuare ancora a studiare, facendo ancora tanti seminari, ma il lavoro e la vita quotidiana, mi impediscono di mantenere certi ritmi. Il nostro mestiere è un continuo work in progress.

Cosa la aspetta, i suoi prossimi progetti? Adesso mi godo un momento di pausa, poi a settembre riprenderò al Piccolo Eliseo “ Purgatorio”, con la regia di Carmelo Rifici. Saremo poi anche al Franco Parenti di Milano. E poi riprenderò Locandiera B&B, con Laura Morante. E fra i progetti, la prossima estate mi dedicherò ad una mia regia.

Avrà tantissimi aneddoti da raccontare, il suo incontro o l’esperienza più bella? Fra le esperienze più belle, sicuramente quella sul set di Romanzo Criminale – La serie, in cui eravamo come una famiglia.

 

E poi ho avuto il privilegio di lavorare con persone straordinarie quali la Melato, Vittorio Caprioli, con Franca Valeri, Laura Marinoni, Mariano Rigillo e tanti altri. Un vero e proprio fiume in piena: nella mia carriera ho incontrato tante persone speciali che mi hanno raccontato di altre persone speciali.

 

 

 

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Giorgio Ariu

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