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Lunedì, 03 Luglio 2017 17:55

Matteo Branciamore si racconta dopo il Figari Film Fest. di Emilia Filocamo

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Un film con Francesco Pannofino e Marco Bocci e tanti nuovi progetti. Così Matteo Branciamore si racconta dopo il Figari Film Fest.

 

 

Ci si accorge di essere innamorati da un dettaglio che, apparentemente, potrebbe sembrare insignificante, ma che, in realtà, dice e svela tutto. Ed è il non riuscire a pensare ad altro, se non all’oggetto, alla destinazione, parola che in se trattiene la radice di destino, del proprio desiderio, dei propri sentimenti. E’ sentirsi “invasi”, ma in senso positivo, pervasi da un pensiero che è più consistente di qualsiasi gesto o elemento tangibile. Penso a questo senza difficoltà, quando ho l’occasione di intervistare l’attore Matteo Branciamore, e parlo di amore quando, riferendomi al suo mestiere, termine riduttivo per ciò che “prova”, l’attore mi rivela, appunto, di non riuscire a pensare ad altro, se non al cinema, la sua prima, straordinaria e gigantesca passione. Poi tutta la nostra chiacchierata telefonica, si sposta su talento e progetti, su carriera e sogno, trasformando simpaticamente, la sua vocazione da artista, in una sorta di particolare variante della sindrome da Peter Pan, grazie alla quale conserva lo stupore ed il talento di tutti i bambini nel raccontare piccole bugie. Solo che lo fa davanti ad una macchina da presa.

Matteo, sei rientrato dal Figari Film Fest, evento di settore dedicato al cinema indipendente che ha come location il meraviglioso Golfo Aranci. Cosa ti porti addosso di questa esperienza? Ormai è il quarto anno che partecipo al Figari Film Fest, ci sono stato come ospite, come premiato e quest’anno sono tornato ormai come amico di lunga data del Festival e per capire i nuovi talenti che vengono presentati. Come tutti i Festival dedicati ai giovani, penso anche al Giffoni, il messaggio è forte ed importante, oltre che di valore. La risposta è nei giovani ed è bello il loro modo di confrontarsi, che acceca completamente il lato patinato e gossip, per far prevalere il lavoro, il talento e la parità. Sono un fan del Figari Film Fest e sono convinto che crescerà sempre di più nei prossimi anni.

Da attore e da addetto ai lavori, come fai a capire che un giovane ha una particolare predisposizione a questo mestiere, insomma che sei al cospetto di un talento vero? Sono un appassionato di cinema, ma anche di esseri umani, e sono una persona curiosa. Non c’è mai una regola fissa per riconoscere il vero talento, forse bisognerebbe scremare dal talento l’ego che, troppo spesso, tende a coprire la parte genuina. Al Figari Film Fest ho visto talenti veri, persone semplici che hanno idee interessanti. Credo che il talento sia essenzialmente andare controcorrente. E’ Gabriele Mainetti che ha realizzato Lo chiamavano Jeeg Robot, è George Lucas che negli Anni ’70, contro tutto e tutti, ha realizzato un capolavoro come Star Wars. Ecco quello secondo me è il talento.

Nella tua vita da artista, quanta parte occupa il cinema e quanta la musica? Per il cinema la percentuale è del 90%, il 10% della musica, la amo molto ma è stata un po’ pilotata, soprattutto per il mio ruolo all’interno dei Cesaroni. Ma non c’è assolutamente paragone fra le due cose, tutta la mia vita è recitare e pensare a progetti che riguardano il cinema. E poi me ne accorgo facilmente perché parlo sempre e solo di cinema.

Parliamo dei Cesaroni. Aver interpretato un ruolo da protagonista in una serie di grande successo, implica il fatto di rimanere sempre un po’ legati al personaggio. E’ così? Quando si interpretano ruoli del genere, non se ne esce mai del tutto, se non con il tempo e con le intuizioni giuste. E’ un ruolo che ho amato tantissimo e che ovviamente non rinnego, ma ne sono ormai distante, e punto ad altro. Ho bisogno di crescere.

 

I tuoi prossimi progetti? Sono nel cast La Banda dei 3, film con Marco Bocci e Francesco Pannofino in cui avrò un ruolo molto particolare. E poi mi sono preso un po’ di tempo per me per pensare a qualcosa di mio, ad una regia. Ho voglia di sfidarmi anche in altri campi.

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Giorgio Ariu

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