GIA COMUNICAZIONE di Giorgio Ariu
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Giovedì, 14 Settembre 2017 09:59

tex e galleppini passarono prima alla GIA - di Giorgio Ariu

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“Entrate, entrate nel mio regno, per metà magico e per metà reale. Io sono Tex, l’Eroe. Non abbiate timore, lasciatevi guidare dalla mia mano e dalle mie avventure. Scoprirete mondi mai visti, vedrete gente mai sognata: del resto, la mia stessa vita è un unico grande sogno”.

“Con Tex facevo le cinque del mattino, che tirate di lavoro! Lo avevo realizzato senza conoscere nulla del West, anche le pistole erano inventate. Tex era un ibrido, faceva il verso a Gary Cooper e Randolph Cott. Ma lo scenario era più vicino alla Maremma…”. Tex l’eroe, audace capo popolo nasce nel ’48 dall’incontro a Milano tra Aurelio Galoppini e Gianluigi Monelli. Galep  da allora non ha fatto null’altro che Tex Willer  con maestria ineguagliabile e rigorosa scientificità. Proprio l’ex pittore umorista pubblicitario disegnatore d’animazione sardo, introverso, emotivo quasi sempre perdente con gli editori lupi ai quali dall’età di dieci anni, da Iglesias, ha affidato estro e passione. A Lucca 15, mostra internazionale dei comics, del film d’animazione e dell’illustrazione, immenso palcoscenico per Pino Zac, Mulazzano, Serpieri, spagnoli cinesi e americani, il disegnatore creatore dell’eroe che ha fatto impazzire intere generazioni, ha stretto interminabili mani sudate di giovani e anziani, gli ex ragazzi capaci di tutto pur di non perdere l’appuntamento col giornalino tascabile, stretto stretto giusto per far risparmiare le spese di stampa e per poter essere nascosto nelle braghe. E Galep-Tex, classe 917, a furia di disegnare per fare sognare ha perso molto alla vista e alle mani: il suo regno è una normalissima casa a Chiavari, il suo mondo magico sono i treni elettrici dai grandi plastici che lui stesso ha spesso disegnato e le pareti santuario, tutte modelli d’armi e aeroplani e le collezioni dei fumetti di una vita. Una vita incredibile la sua, intensa, ricca di amore per l’illustrazione, dove certo i conti non tornano. Si emoziona parlando e ricordando della Sardegna: “i miei genitori erano sardi, sono nato per caso in Toscana e condotto in Sardegna a Iglesias dove mio padre lavorava per le miniere. A Cagliari era noto come pittore (stile ‘800, ero incoraggiato da Fantini) ma un giorno mi accorsi che con la pittura non avrei mai sfondato. Ero un illustratore di fumetti, così appena potei scappai. Insegnavo disegno alla scuola industriale e ai Salesiani e facevo in segreto i fumetti; all’epoca c’era da vergognarsi a fare i fumetti. Io sono figlio di Flash Gordon, Raymond è stato il mio vero maestro. Prima di Gordon non avevo visto altro. Inizio con racconti illustrati, con Modellina. Poi mi lego ingenuamente a Mondatori, in elusiva senza guadagnare una lira e senza vedere nulla pubblicato. Con Pedrocchi e Civita la svolta: siamo nel 1939 i leader  sono Molino e Canale. Da militare all’autoreparto imparo a copiare camions e cruscotti d’aerei, poi torno a Cagliari (abitavo in piazza Garibaldi) e muore mio fratello in guerra, così mi congedano e sono uno dei pochi disegnatori liberi. Mi chiamano a Firenze e lavoro tra Nerbini e l’Intrepido. Dopo la guerra in una Cagliari distrutta realizzo per campare i souvenirs per gli americani recuperando le mattonelle dalle case distrutte e disegnando delle scene folcloristiche, ho decorato pure una cappella e gli spacci. Ma mi fregarono perché divenni ricco di “am lire” che poi divennero cartaccia. Mi buttai nella cartellonistica, nella pubblicità e divenni direttore artistico di un quotidiano. Ma tenevo buoni rapporti coi Benelli così tornai a Milano e dai ritagli di giornaletti nacque il primo menabò di Tex. Il formato a striscia lo copiammo dal Piccolo sceriffo, un grande successo. Lavoravo giorno e notte, pian piano mi diedero degli aiuto disegnatori; non ho mai tradito Tex; fino a fossilizzarmi con questo personaggio; pensare che sono nato umorista…

Qualche anno fa la retinite all’occhio sinistro, poi la nevrosi che mi fa tremare le mani: sarà l’età, certo sono stanco di Tex Willer. Per lui ho mollato Pinocchio, il cinema e le invenzioni: pensa, ho brevettato un occhialino per vedere i giornali in movimento. Ma anche allora mi fregarono”.

Aurelio Galoppini il suo Tex oggi non lo ama né lo odia, continua a fare il travet dei disegni con le storie vincenti dell’Eroe e con l’umiltà e il perfezionismo di sempre riprende sulle Dolomiti gli scenari più autentici del western all’italiana. 

 

Dall'incontro con Aurelio Galleppini nel 1984 in occasione del ritorno di Galleppini in Sardegna dopo la giovinezza per la mostra in esclusiva degli originali di Tex organizzata dalla GIA Comunicazione di Giorgio Ariu alla Cittadella dei Musei di Cagliari, a Iglesias e a Carbonia. Con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Cagliari (Assessore Nanni Loi) e con la collaborazione dell'Esercito (Gen. Ramponi).

 
Letto 157 volte Ultima modifica il Giovedì, 14 Settembre 2017 10:16
Giorgio Ariu

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