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Venerdì, 15 Settembre 2017 12:57

ricordi di un radiocronista, stadio sant'elia addio - di andrea coco

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   Lo stadio Sant'Elia è andato in pensione e verrà totalmente demolito per lasciar spazio a uno stadio completamente nuovo, moderno, di proprietà del Cagliari Calcio. Raccontare quello che per me ha rappresentato nei suoi 47 anni di vita non  è cosa facile. La vita del Sant'Elia è coincisa quasi totalmente con la mia vita professionale (con centinaia di radiocronache, interventi in Tutto il Calcio Minuto per Minuto e interviste dagli spogliatoi), ma non solo. E dunque infiniti sono i ricordi. Cerco di andare per ordine.

   La prima immagine che mi viene in mente è in realtà legata all'Amsicora, alla metà degli anni '60, quando, ragazzino, non perdevo una partita dalla gradinata dei distinti, in compagnia di mio padre e di qualcuno dei miei zii. Al di là dell'esordio di Riva -fischiato alla "prima" dai tifosi che chiedevano la riconsegna della maglia numero 11 a Tonino Congiu "Congisgeddu" - ricordo un tavolino a bordo campo, sotto la tribuna centrale e dunque davanti a me, a occupare una piccola parte della pista di atletica. Su quel tavolino qualche mastodontica attrezzatura tecnica, un microfono sorretto da una lunga asta e, intorno, due o tre persone sedute su alcune seggiole pieghevoli. Era la postazione radiofonica (qualche anno dopo venne costruita la cabina radio e Tv sulla torretta retrostante gli spalti) di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. La figura centrale di quelle persone, cuffie alle orecchie, era Mario Guerrini, il radiocronista dello scudetto. Accanto a lui i tecnici, uno dei quali magari pronto ad aprire e sorreggere un grande ombrello in caso di pioggia. Radiolina in un orecchio, come la stragrande maggioranza degli spettatori ancora poco avvezzi ai primi auricolari, seguivo i suoi interventi, forse cominciando ad accendere dentro di me, senza che lo sapessi, qualche lampadina sul mio futuro professionale.

   Poi la promozione in serie A e pochi anni dopo la partita che ci consegnò lo scudetto, con il Bari, nell'aprile del 1970, raccontata per l'occasione da Sandro Ciotti nella neonata cabina di trasmissione, sopra la tribuna centrale.

   Nel frattempo i lavori per la costruzione del nuovo stadio, il Sant'Elia appunto, erano quasi terminati. In via eccezionale, molti mesi prima, avevo avuto la fortuna di poter vedere il progetto di quello stadio. Il progettista, l'indimenticato ingegner Giorgio Lombardi, era infatti amico dei miei genitori e io stesso lo incontravo quasi tutti i giorni essendo, come lui, grande frequentatore del Bar Marabotto in piazza San Benedetto e, come lui, gran giocatore di flipper. Tra l'altro l'ingegnere s'incavolava davvero quando i suoi amici più stretti, Andrea Arrica, Walter Domenichelli o Giampietro Mosca ("Romoletto"), urtavano (facendo finta che si trattasse di un incidente) il flipper che lui era impegnatissimo a maltrattare per indirizzare la pallina nella giusta buca.

   Un giorno gli chiesi come mai il suo progetto prevedesse la pista di atletica. Mi rispose che non piaceva nemmeno a lui tenere gli spettatori così lontani dal rettangolo di gioco ma che quella soluzione l'aveva decisa il consiglio comunale per poter usare lo stadio anche per l'atletica. Dunque non c'era nulla da fare.

  Nel settembre del 70, dopo lo scudetto e i mondiali messicani, l'inaugurazione del nuovo stadio con le partite di Coppa Italia, del nuovo campionato e della Coppa dei Campioni; infine, all'inizio dell'anno seguente, il mio primo vero, grande ricordo legato al Sant'Elia.

   La Federazione, proprio in omaggio al Cagliari, alla città e all'intera regione, aveva fissato al Sant'Elia un'amichevole di lusso, Italia-Spagna. Il Commissario tecnico Ferruccio Valcareggi non aveva però convocato nessun rossoblù e il pubblico non gliela perdonò. Dagli spalti cominciò la famosa pioggia di arance. Io, studente universitario squattrinato, non avevo potuto comprarmi il biglietto e mi ero accontentato di ascoltare la radio stando seduto in macchina con qualche amico che aveva parcheggiato lungo il muro di cinta dello stadio. Il radiocronista era Enrico Ameri il quale, commentando quella clamorosa contestazione, più o meno testualmente disse: "C'è un lancio di arance verso il C.T. azzurro. Il pubblico fa il tifo per la Spagna. D'altra parte, si sa, i sardi sono stati a lungo dominati dagli spagnoli...!" Quello sfottò mi fece ribollire il sangue, l'avrei strangolato. Non ricordo se poi sui giornali ci furono polemiche -molto probabilmente sì- ma esattamente dieci anni dopo, nel 1981, mi capitò di fare il mio esordio come radiocronista, proprio al Sant'Elia, per un Cagliari-Inter, e proprio al fianco di Enrico Ameri. Non mi era passata. Gli ricordai con un mezzo sorriso quello che aveva detto dieci anni prima e alla fine "facemmo pace". Al di là di quella frase infelice, detta per la rabbia di vedere l'Italia osteggiata dal pubblico amico, Ameri era una persona simpatica e intelligente, oltre che professionista bravissimo, al pari, se non meglio, di Ciotti.

   Innumerevoli i ricordi legati alle partite, alle persone, ai presidenti, agli allenatori e naturalmente ai calciatori. Ricordo benissimo nel 1976 l'infortunio, per un contrasto con il milanista Bet, che mise fine alla carriera di Riva, il punto esatto del "campo per destinazione" nel quale si verificò, sotto i distinti, vicino alla bandierina della curva nord, stranamente a destra dove forse Riva aveva inseguito un pallone. Ricordo l'amichevole della Nazionale con l'Argentina di Maradona nell'89 o i mondiali del 90, anche se in quel periodo ero piuttosto impegnato con la Formula Uno. O un'altra partita dell'Italia, quella persa nel 92 con la Svizzera dopo il clamoroso errore che costò il posto in Nazionale al portiere Luca Marchegiani.

   Forse era la fine di quegli anni 90, quando Maurizio Ciaccio mi presentò una delle sue tante hostess che poi hanno fatto carriera: una poco più che adolescente Giorgia Palmas, tanto bella da sembrare quasi finta, davvero una bambola, e che quando veniva in cabina a portarci le formazioni faceva restare senza fiato tutti i colleghi che magari la vedevano al Sant'Elia per la prima volta.

   Mi restano nel cuore persone splendide come i fratelli Tonino e Ninnino Orrù, i presidenti della rinascita dopo gli anni bui della retrocessione in serie C, ma anche il simpatico Alvaro Amarugi (sempre un gran divertimento gli incontri con lui e le sue conferenze-stampa), allenatori indimenticabili come Bruno Giorgi, Claudio Ranieri, Oscar Tabarez, tutti veri signori, Giampiero Ventura o il vulcanico Carletto Mazzone.

   Tra i calciatori che hanno giocato nel Cagliari al Sant'Elia se ne potrebbero citare una marea ma solo con pochissimi di loro ho avuto brevi frequentazioni extracalcistiche e dunque li ricordo con particolare affetto: il compianto Pino Longoni (che però al Sant'Elia ha giocato solo da avversario), Fabrizio Poletti, Silvio Longobucco, Oreste Lamagni o Franco Selvaggi.

   Come non citare poi presidenti come Mariano Delogu o Massimo Cellino? Il primo -apprezzatissimo dirigente della federazione e sindaco della città per tanti anni- naturalmente non ha bisogno di particolari ricordi, essendo già da tempo entrato nell'Olimpo dei cagliaritani illustri. Di Cellino invece tutto si potrà dire ma certo gli si dovrà riconoscere di avere sempre costruito "grandi" squadre e portato in città fior di giocatori e allenatori, riuscendo per la maggior parte dei suoi ventidue anni al timone rossoblù, a tenere il Cagliari sempre in serie A.

Sant'Elia addio, insomma. Questo stadio -perdonate la retorica- si porta via davvero anche una buona parte della mia vita, come detto non solo professionale. Con un augurio. Lo stadio provvisorio, costruito e inaugurato a tempo di record, si chiama Cagliari Arena: il prossimo e definitivo, come è successo a Milano con il Meazza-San Siro, si chiami Riva-Sant'Elia. Sarebbe il minimo dovuto all'uomo -io direi la leggenda- che ha accompagnato la Sardegna nel futuro, come con felice intuizione l'ha definito non ricordo chi prima di me.

                                                                                        

Andrea Coco

  

Letto 280 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Settembre 2017 09:31
Giorgio Ariu

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