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Lunedì, 18 Settembre 2017 11:21

i "peggiori", eroi a pagamento - di emilia filocamo

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La creatività non si imbriglia. Non è domabile, non è incanalabile in maniera univoca, non la si può costringere in argini precisi e sperare che, in una probabile e fisiologica esondazione, ritorni esattamente allo stato primigenio, come se si fosse trattato di una semplice, connaturale “sbandata”. La creatività è magma, è calda ed incandescente, è un animale indomabile, ribelle e sereno, coraggioso e volitivo. E’ facile pensare a questo quando ho l’occasione di intervistare Vincenzo Alfieri, attore, regista, sceneggiatore, le declinazioni del suo talento e, appunto, della sua creatività, meritano una virgola di separazione fra i termini, ma non una classificazione nella quale l’artista possa trovarsi pienamente soddisfatto e compiuto. Anzi, mi accenna ad una ferita che gli si potrebbe inavvertitamente procurare nel tentativo di etichettarlo e classificarlo per essere precisi. Vincenzo Alfieri è un misto di talenti e di interessi, così come sono miste le sue origini, partite dal sud e dalla terra che abbiamo in comune, e modificatesi in base alle esperienze di vita e lavorative. Ed è questo suo “ magma misto” a catapultarlo nuovamente nella scrittura e verso nuovi progetti, verso un cinema che non contano veste e tematica, ha il dovere di investire in originalità ed incantare.

Domanda che forse si aspetta: come è nata l'idea de " I peggiori" e, più in generale, qual è il campanello d'allarme che le fa capire che una storia, una trama, un'idea, sono giuste ?

Non ci sono campanelli. All'improvviso un idea mi trova, ma la maggior parte delle volte, le storie che scrivo sono scaturite da un sogno o da un incubo notturno.

L'idea dei Peggiori nasce dall'esigenza di voler creare un giustiziere looser, con il bisogno di soldi per poter pagare l'affitto. Un moderno Robin Hood che andasse completamente in contrasto con gli stereotipi del cinema americano.

Nel suo percorso artistico confluiscono diverse esperienze, lei è attore, regista, sceneggiatore. La diversificazione è una conseguenza logica del suo lavoro o probabilmente un modo per esprimere pienamente la sua creatività? E, in ogni caso, in quale veste si sente più completo e soddisfatto? Io sono tante cose. Darmi un’ etichetta o imbrigliarmi in una sola cosa vorrebbe dire ferirmi.

A cosa sta lavorando in questo momento? Prossimi progetti?Per adesso mi dedico alla scrittura. Ho tante idee che sto mettendo su carta. 

Lei ha origini campane: quanto la sua terra di origine la ispira e come influenza il suo lavoro?

Le mie origini miste e il mio aver cambiato tante città sono la base del mio carattere, soprattutto quello artistico. Ho sviluppato diversi punti di vista e questo influenza completamente il mio lavoro

I peggiori è sicuramente un lavoro sui generis rispetto a quello che forse ci si aspetterebbe in Italia. Secondo lei, da addetto ai lavori, è questo  il filone, commedia d'azione e a tratti anche un po' fumetto, su cui bisognerebbe insistere maggiormente? Per me bisogna insistere su idee originali e soprattutto sulla qualità delle idee. Non importa la tematica o se si tratti di un fumetto, importa che sia originale e fatto bene

Ha seguito il Festival di Venezia? Un suo giudizio? Trovo che ci sia una grande aria di cambiamento e un’ attenzione particolare a tutti i tipi di film e questo fa ben sperare 

Qual era il sogno di Vincenzo Alfieri da bambino? Sempre lo stesso da 25 anni..: Fare quello che con tanta fatica sto provando a fare oggi

Se per assurdo potesse ricominciare tutto il suo percorso artistico, cosa cambierebbe e cosa lascerebbe assolutamente intatto?Devo dire che non ho molti rimpianti ma sicuramente se potessi tornare a quando avevo 18 anni, mi sarei imposto con la mia famiglia per andare a studiare all'UCLA di Los Angeles 

 

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Giorgio Ariu

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