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Mercoledì, 20 Settembre 2017 09:33

Antonio Catania: da "mediterraneo" a "tiro libero" - di emilia filocamo

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Vorrei interpretare un personaggio un po’ estremo, un marinaio su un’isola deserta o un guardiano del faro. A tu per tu con Antonio Catania, dal 21 settembre al cinema con Tiro Libero.

Mi sono sempre chiesta se è possibile “ educare” l’emozione, soprattutto quella rodata da anni di lavoro e di esperienze, se è possibile “ assumere” un dosaggio corretto di ansia ed adrenalina anche dopo una carriera di tutto rispetto. La risposta degli artisti intervistati, è stata quasi sempre quella di un’abitudine che non arriva, di una impossibile addomesticabilità di sentimenti e di un turbinio di sensazioni che carriera ed esperienza non sanno imbrigliare. Ed è l’attore Antonio Catania a confermarmelo ancora, quando, a metà circa dell’intervista, la mia curiosità su “ emozioni e dintorni”, sebbene nel suo caso non si possa certo parlare di debutto, quanto piuttosto di tante prime volte, si concretizza in una domanda ed in una risposta precise. Urge distinguere e disgiungere il teatro dal cinema: nel primo caso, l’emozione ad un debutto è sempre magica e presente, perché dipende tutto da se stessi; il cinema, pur emozionando, si compone di fattori indipendenti dal ruolo dell’attore, l’attore fa il possibile, il successo o meno, arrivano da situazioni accessorie e correlate, distribuzione delle copie del film, sale in cui sarà proiettato, gusti e tanto altro. Ma l’intervista al grande attore, si compone di tante parti, fatte di ricordi, di ruoli non ancora raggiunti, e di un sogno da bambino, fatto di cielo ed ali, se non altro per eredità paterna.

Signor Catania, può parlarci del film in uscita il 21 settembre: Tiro Libero? E’ il nuovo film di Simone Riccioni, nato dalla nuova collaborazione con il regista Alessandro Valori  e racconta la storia di Dario, campione di basket, figlio di una famiglia benestante e super viziato; io e Nancy Brilli siamo i suoi genitori. Dario ha un temperamento spocchioso e superbo, sprezzante, fino a quando l’arrivo di una malattia, la distrofia muscolare, cambierà la sua vita ed il modo di rapportarsi agli altri, operando una sorta di catarsi che influenzerà anche i genitori.

Ecco, parlando di atteggiamenti superbi o sprezzanti, quali sono le cose che, non solo nel lavoro, ma soprattutto nella vita, proprio non sopporta? Detesto la mancanza di rispetto verso gli altri, detesto chi infierisce sugli altri. Purtroppo è la nostra cultura che è cambiata e non si può dire che ai nostri giorni abbiamo grandi esempi.

Parliamo di Squadra Mobile: le novità della serie? Il mio personaggio, Sandro Bitale, ha superato i problemi con l’alcool, ci saranno nuove dinamiche finalizzate all’economia della storia. Anche nelle situazioni peggiori bisogna tuttavia far venire fuori il meglio del personaggio.

E i prossimi progetti? Dove la vedremo? Sarò in Matrimonio Italiano, la storia di 2 ragazzi gay che si sposano fra mille difficoltà, il padre di uno dei due è interpretato da Diego Abatantuono che apparentemente sembra un tipo aperto ma che, tuttavia, affronterà la cosa con disagio.Io interpreto un francescano, infatti mi sono fatto crescere la barba. E’ una bella storia e la morale è che l’amore è amore in tutte le forme e va rispettato. Ho deciso di tenere la barba anche nel prossimo film di Francesco Miccichè.

Ha seguito la 74 esima edizione del Festival di Venezia? Cosa le è sembrato? Oltre al fatto che tutti vanno a Venezia, indipendentemente dal ruolo e dalla finalità, posso dire che ho visto solo il film di Edoardo Winspeare che mi è piaciuto molto, mi piace il suo modo di raccontare il Salento. Sarebbe bello vederli tutti, ma è impossibile.

C’è un ruolo che le manca e che vorrebbe interpretare? Mi piacerebbe fare una cosa estrema, un ruolo particolare, non so un marinaio su un’isola deserta, un uomo del faro…ecco qualcosa di meno consueto.

Cosa sognava Antonio Catania da bambino? Non so se ho mai avuto dei sogni, ero molto attratto dal volo ma più che altro per un fatto di famiglia, mio padre e mio zio erano piloti. Io non  ho mai esplicitato questo desiderio, però nei miei sogni ricorreva spesso l’immagine. Seguivo una serie allora, l’Uomo Volante, in cui mi identificavo.

Una sua giornata tipo al lavoro? In genere arrivo molto presto sul set, poi c’è la fase di preparazione e, subito dopo, inizia quello che definisco un gioco. Mi piace molto stare sul set, mi diverto, mi annoiano i momenti di pausa, di attesa.

Lei vive ancora l’emozione da debutto? Al cinema, a teatro? Al teatro sempre, guai se non vi fosse l’emozione da palcoscenico.  Per il cinema è diverso, un attore fa quello che può, poi i risultati dipendono da tante altre cose, da fattori che sono esterni, dalla distribuzione, alla pubblicità, da quante sale raggiungera’ il film e così via. Una volta che si è smesso di girare, un film ha una vita a parte ed è incontrollabile. Ho partecipato all’ansia da debutto solo in un caso, con Ivano De Matteo per “ La Bella gente”. E’ stata un’esperienza unica anche perché ci credevamo tutti.

Il suo primo film? Ho debuttato con Kamikazen, Ultima notte a Milano di Salvatores ma il mio primo film è stato Mediterraneo, sempre di Salvatores. L’intervista con l’attore termina qui e ripenso al suo sogno da bambino, al volo. Il volo può essere inteso in mille modi, e Antonio Catania lo sa: è tutto ciò che richiede coraggio, talento ed un balzo. 

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Giorgio Ariu

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