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Lunedì, 16 Ottobre 2017 12:35

Toni Garrani, Igor mattei e carlo benso: te absolvo - di emilia filocamo

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Cosa è il perdono? La domanda, e probabilmente la risposta, nel film Te Absolvo di Carlo Benso. A tu per tu con il regista e con i protagonisti, Toni Garrani ed Igor Mattei.

Questa intervista, a tre voci perfettamente accordate, è la storia di un amore. Un amore con più destinazioni: la prima, quella del regista, Carlo Benso, per un territorio, il Monferrato, la seconda, comune a tutti e tre, per un mestiere, quello del cinema, che è omonimo di sogno, metafora di tutte emozioni più grandi e più belle. Questa intervista è anche la storia di una scoperta, di un viaggio fatto attraverso le colline di un territorio puntellato di viti e vite, di paesi incuneati nelle valli, di comunità, ruoli e persone semplici che si sono viste coinvolte in primis nella storia, diventandone attivamente partecipi. Un film che è possibile definire corale, che non appartiene più soltanto ai suoi sceneggiatori, o ai protagonisti, ma a tutti. Uno spaccato di vita in condivisione. Te Absolvo, film in uscita nelle sale domani, martedì 17 ottobre, è tutto questo, con la regia di Carlo Benso, e con protagonisti Toni Garrani, Igor Mattei, Karolina Cernic e Fabio Fazi . La trama è un innesto fra due generazioni a confronto, due preti, uno dei quali, il più anziano, sospeso per aver avuto una figlia da una donna e che, nonostante ciò, vuole restare. La decisione di far sposare quella donna al suo sagrestano, un furto e la morte del promesso sposo, costringeranno i due preti a fare i conti con se stessi. La location, meravigliosa, è un paesino delle colline del Monferrato e farà da letto ad una riflessione corale su speranza e perdono. Dai tre protagonisti dell’intervista, appunto il regista Carlo Benso e gli interpreti principali, Toni Garrani ed Igor Mattei, ricaverò non soltanto delle risposte, conseguenza logica di ogni domanda, ma emozioni in quantità, una dedizione ed una passione per questo lavoro che più volte mi porteranno a provare un’ansia sincera in vista dell’uscita del film e un desiderio incredibile di entrare anche visivamente in una storia dai contorni affascinanti.

Carlo, come nasce questo progetto?

Carlo Benso: Nasce fondamentalmente dal mio grande desiderio di riuscire a realizzare una storia ambientata sulle colline del Monferrato, a casa mia. Mi porto nel cuore quella gente, quei paesi, la luce e gli odori di quei posti, l’idea principale era di realizzare li progetto proprio lì. Poi si è allargata prevedendo non solo di farla in quel territorio ma con quel territorio, coinvolgendolo totalmente, e dunque cercando attori e coprotagonisti che erano nati proprio lì. Una scelta estesa anche allo staff tecnico. Per questo progetto, durato più di 2 anni, ho viaggiato su e giù da Roma, dove vivo, per raggiungere il Monferrato , per parlare e coinvolgere i parroci, la Film Commission di Torino, la gente del posto, gli imprenditori. E’ stato un modo per utilizzare e valorizzare non solo la bellezza del paesaggio, ma soprattutto le risorse umane. La fortuna ha voluto che il produttore, Francesco Paolo Montini, si innamorasse della sceneggiatura. Da quel momento siamo partiti insieme alla volta del Monferrato per coinvolgere più persone possibili. Aver realizzato il film equivale ad aver mantenuto una promessa con la mia terra: durante la prima proiezione proprio a Casale Monferrato, l’ho definito il nostro film, perché appartiene a tutti.

Il tuo rapporto con i protagonisti principali, Toni Garrani ed Igor Mattei?

Carlo Benso: Ero già amico di Igor e Toni, non conoscevo Karolina. Con Toni avevamo già lavorato insieme in Fuori Gioco, un’esperienza meravigliosa: ci legano  una grande stima, oltre all’amicizia e all’affinità intellettuale. Abbiamo scritto insieme la sceneggiatura di Te Absolvo, questa è la terza che scriviamo insieme. Toni è un attore molto rigoroso e raffinato, con una recitazione modernissima, sul set siamo stati molto complici. E’ stato in grado di rimanere perfettamente inchiodato alla storia perché è facile perdersi nel lavoro, io posso solo ringraziarlo, e lui sa il perché. Con Igor Mattei abbiamo collaborato in teatro e lo conoscevo già, sia come attore che come regista. E’ stato lui a fare da trait d’union con il produttore, Francesco Montini, a proporgli la sceneggiatura.  Igor è un attore vulcanico, che infiamma il set ma è anche un interprete di cui devi saper conquistare la fiducia. Karolina è stata semplicemente meravigliosa: sono sempre stato convinto che se sbagli gli attori, sbagli il film. Lei ha un sorriso interiore incredibile, di quelli capaci di affrontare qualsiasi situazione. Mi piacciono molto le persone e gli attori che giocano di contrasto.

Signor Garrani, Igor, cosa vi è piaciuto dei vostri ruoli?

Toni Garrani: Del mio personaggio, Andrea Caracci, mi è piaciuto il fatto che sia estremamente umano, oltre ad essere prete, che si scontra con le proprie contraddizioni e scende a compromessi. Ha avuto una figlia, ma invece di affrontare la cosa di petto, e quindi decidere se scontrarsi con la Chiesa o rinunciare all’amore, pensa di trovare la giusta soluzione facendo sposare la donna al suo sagrestano, per dare un padre alla bambina. E’ il tipico atteggiamento di una certa mentalità, soprattutto italiana, che, nel tentativo di trovare un compromesso, distrugge la vita altrui. Il mio personaggio si renderà presto conto del male fatto e di quanto gli si ritorcerà contro.

Igor Mattei: Di Paolo Biancore, il mio personaggio, così come di quello di Toni, mi è piaciuta subito la bivalenza. Appare come un unicum granitico ma poi, nel corso della storia, frana e mostra le proprie, specie crepe quando si rende conto di non essere riuscito a realizzare se stesso. Mi ha subito colpito e convinto.

Carlo, qual è stato il momento più difficile sul set?

Carlo Benso: Ci sono stati diversi momenti difficili, possono capitare, magari per le condizioni meteo negative o per una location sbagliata, o perché gli attori sono stanchi e nervosi. In quel momento, nel momento in cui tutti guardano al regista, bisogna risolvere tutto al volo, trovare la soluzione. Mi piace ristabilire la calma, la serenità. Il nervosismo è micidiale e pericoloso. Avendo a disposizione un budget ristretto, dovevamo girare anche 4 o 6 scene al giorno, e quindi spesso le giornate sono state faticose o tese. Una in particolare è stata quando abbiamo girato sul fiume Po’ e pioveva tantissimo, alle sette del mattino eravamo già fradici, ma tutti abbiamo lavorato per tirare su i teli e coprire le attrezzature. Però quella difficoltà ci ha dato anche un grande coinvolgimento: ci siamo ritrovati tutti affiatati con il cast, la Croce Rossa, i Vigili del Fuoco, la Polizia.

Signor Garrani, lei ha scritto la sceneggiatura con Carlo Benso: c’è stato qualche momento di incertezza, di criticità nella stesura?

Toni Garrani: La storia parte da un vissuto profondo di Carlo: io ho dato il mio contributo nello svincolo narrativo aggiungendo alla vicenda umana, i tratti del thriller e del noir per dare più appetibilità alla storia. All’inizio ero terrorizzato dal dover interpretare un prete, essendo  ateo avevo qualche difficoltà , ma Carlo mi ha consigliato di vedere il rapporto fra i due protagonisti come un duello western. E questa immagine mi è tornata utile per la sceneggiatura.

Igor, la parte più difficile invece del tuo personaggio?

Igor Mattei: Come ti dicevo prima, il mio personaggio ha una apparente razionalità estrema che si sfalda poco alla volta, ma sul set dovevo apparire lucido, razionale. Ho fatto un doppio salto sia come attore che come personaggio. Uno dei momenti in cui la temperatura emozionale è salita visibilmente, è stato quando il mio personaggio  siede all’organo e si rende conto di quello che in realtà non ha realizzato e che desiderava. La parte più faticosa è stata imparare a suonare l’organo e a dirigere un coro, esperienze per me davvero lontane e per le quali, ad esempio in America, gli attori hanno a disposizione un coach per mesi. Io avevo suggerito a Carlo di usare una controfigura nelle scene in cui dovevo suonare, ma lui voleva vedere le mie mani, così grazie al Maestro Joseph Macaluso, in 10 giorni sono riuscito a suonare Bach all’organo, a  cantare e a celebrare messa in latino. Davvero ho sfidato tutte le leggi gravitazionali del nostro mestiere!

Igor, sono state utilizzate molte  “ risorse” del territorio, del Monferrato: qual è stato il tuo rapporto con il set e con gli altri attori?

Igor Mattei: Mi sono trovato meravigliosamente bene con tutta la troupe. C’erano molti giovani e ciò che mi ha colpito è stato il fatto che fossero tanto rispettosi del nostro lavoro. E’ importante fare esperienza sul campo, trovo che la pratica permetta di confrontarsi direttamente con il lavoro.  Passando al cast, con Karolina ho avuto pochi contatti scenicamente, visto che il mio ruolo si interfacciava sempre con quello di Toni, ma lei ha portato sul set una ventata di giovinezza ed entusiasmo. Con Carlo c’è stato un confronto bello ma tosto, collaboriamo da anni nel teatro, e grazie all’arte siamo diventati amici, e da amici ci si conosce e sopporta anche negli aspetti meno piacevoli. Voglio ringraziarlo per avermi dato fiducia sia facendomi proporre la sua sceneggiatura a Montini, sia per il ruolo che mi ha dato.  Pensava che da impetuoso quale sono, non potessi rendere il personaggio, ma lui legge le persone da scrittore, è andato oltre le apparenze, mi ha dato fiducia e per questo lo ringrazio. Toni è stato un partner meraviglioso, di un’umiltà incredibile, tanti attori dovrebbero imparare da lui. E’ stato molto disponibile anche a mettersi in gioco e a rilanciare sulla base di alcune idee mie, ci siamo supportati moltissimo.

Signor Garrani sul set come si è trovato?

Toni Garrani: Carlo ha avuto 2 intuizioni geniali, la prima dscegliere Fabio Fazi, ottimo attore di Casale con una professionalità notevole. Quando cercavamo il suo personaggio, lo immaginavo uno grosso, un po’ ottuso, invece lui ha inventato un personaggio funzionale, un intellettuale transfuga, un personaggio muto straordinario. Karolina è molto brava, espressiva, un vero talento. Ed Igor un ottimo compagno con cui mi sono confrontato tantissimo.

Carlo, come vivrai l’emozione della prima? Hai qualche rito propiziatorio?

Carlo Benso: Abbiamo già avuto delle prime, a Casale. Solo che c’è sempre l’ansia ogni qualvolta ci si interfaccia con un pubblico diverso.  Nessun rito. In genere mi tocco solo la fronte, la bocca ed il cuore, e mi dico: “ hai una testa, una bocca ed un cuore, mettili insieme e falli lavorare”.

Igor e Garrani: prossimi progetti?

Igor Mattei: Ho tanti progetti, il più importante è tornare ad una mia regia teatrale, poi alcune cose per la tv che non posso anticipare, e mi sto dedicando alla quinta edizione del mio Festival, un’edizione importante.

Toni Garrani: Con Carlo, con il quale abbiamo scritto 3 sceneggiature, Fuori Gioco, ora Te Absolvo, stiamo lavorando per realizzare il terzo film, magari con un budget più ampio.

 

Signor Garrani, cosa non perdona al cinema italiano?

Toni Garrani: Quasi tutto. Il nostro cinema deriva dalla commedia all’italiana. Ma fin quando ci sono stati grandi interpreti e grandi registi che hanno saputo articolare la commedia italiana, è andata bene. Una volta finiti loro, è rimasta la commediaccia, fra l’altro interpretata da pessimi comici, o una commedia borghese ombelicale. Non si racconta più l’Italia, non c’è più l etica che è alla base della narrazione, come dicevano i Greci. Non siamo in grado di raccontare il passato, tantomeno il presente, e se vogliamo attrarre la gente al cinema dobbiamo obbligatoriamente parlare di mafia e camorra. Per fortuna c’è una straordinaria fioritura di giovani talenti, che purtroppo non hanno lo spazio che meritano.

Potendo tornare indietro cambierebbe qualcosa del suo percorso artistico?

Toni Garrani: Forse tenterei di unificare una carriera spezzettata: per alcuni sono attore di prosa, per altri sono conduttore, per altri ancora un serio attore impegnato. Mi manca soltanto la lirica!

Carlo, cosa vorresti che rimanesse agli spettatori dopo aver visto il tuo film? Il film pone, anzi è una domanda,  se siamo in grado di perdonare. Vorrei che la gente venisse fuori dalla sala con l’idea che si può imparare a perdonare, o almeno capire che cosa significa perdonare. Ovviamente è una domanda alla quale ognuno darà la propria risposta.

Signor Garrani, sempre innamorato dell’Africa? Assolutamente, ma sono andato via in tempo, quando ho sentito, ho avvertito il disfacimento del continente, per i cambiamenti climatici, per un’invasione tecnologica affrettata a danno di tribù o comunità che magari non hanno l’energia elettrica ma si trovano ad usare degli smartphone.

Una domanda per tutti: avete più perdonato o siete stati più perdonati?

Carlo: Io sono stato sicuramente più perdonato, mi si è perdonato tanto, più di quello che ho fatto io.

Igor Mattei:  Sono una persona che sa perdonare. Forse l’unica persona che non riesco a perdonare è me stesso, e su questo dovrei riflettere. Direi che il personaggio che ho interpretato è stato di risonanza perché, appunto, non riesce a perdonarsi.

Toni Garrani: Non so dire quanto sono stato perdonato, ma ho perdonato il più possibile. Anche se ogni tanto rimugino sulle cose, da buon toro. Non conosco il Monferrato, mi sono ancora estranei ahimè i declivi picchiettati di filari, i borghi ritratti dalle parole di Benso e Garrani, i rintocchi delle campane di quei campanili, innalzati nelle valli come sacri obelischi. Non conosco le usanze di quella gente, i loro colori, il loro dialetto, ma è come se ci fossi passata, ne avessi percepito l’anima. Perché la magia del cinema è questa: solleticare un desiderio, nutrirlo fino a quando non avrà più spazio per restare dove è, e portarci per mano fino a raggiungerlo,  a catturarlo, complici una storia, più cuori, ed il talento di chi, a questa magia, crede all’infinito.

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Giorgio Ariu

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