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Lunedì, 16 Ottobre 2017 12:51

la musica secondo il compositore alessandro esseno - di emilia filocamo

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Un premio alla Camera dei Deputati e un disco a concetto: la musica secondo il compositore Alessandro Esseno

Forse esiste un modo per comprendere, per scoprire se un’emozione ed una passione sono vere.

Per capire quanta autenticità ci sia in una dedizione, in un mestiere. Ho avuto la fortuna di scoprirlo grazie al compositore Alessandro Esseno: alla domanda sull’ipotesi nella sua esistenza di un Piano B, che lo avrebbe portato lontano dalla musica, la sua risposta è stata che sarebbe stato un musicista comunque, anche se la musica stessa non fosse mai esistita.

E da questa affermazione, che ha molto del paradossale, ma tanto di più di un’autentica dichiarazione d’amore, ho compreso molte cose che fanno rima con sacrificio, attesa, passione, con ore ed ore di lavoro, e non solo di ispirazione.

Ascoltare Alessandro Esseno è immergersi in un universo fatto di suggestione, di ritorni, di momenti in cui la composizione diventa non solo momento creativo ma necessità quasi fisiologica, bisogno di dire e concretizzazione un’emozione. Perché senza l’emozione, nella musica come in qualsiasi altro campo, così come precisa il maestro Esseno, la creazione è un’architettura perfetta ma muta, incapace di comunicare.

Alessandro, recentemente hai ricevuto un premio importante. Vuoi parlarcene? Si, è stato un riconoscimento davvero prestigioso che ho ricevuto il 21 luglio scorso presso la Camera dei Deputati, un riconoscimento alla mia attività trentennale. Sono sempre stato piuttosto critico con le Istituzioni, ma in questo caso, posso esprimere tutta la mia soddisfazione, non solo per averlo ricevuto, ma soprattutto perché, trattandosi di un premio solitamente destinato agli imprenditori, ha testimoniato che gli artisti sono imprenditori ed è stata riconosciuta la fatica di chi lavora intorno al mondo della musica.

Comporre è qualcosa di meraviglioso ma anche di estremamente complesso. Nel tuo mestiere c’è una regola dalla quale non si può prescindere? Hai centrato il nocciolo della questione, e ti ringrazio per la domanda. La mia opinione è che non si può prescindere dall’emozione: se un lavoro è perfetto, ineccepibile, ma non emoziona, allora ha qualcosa che non va. Ma questo non avviene soltanto nel campo musicale, riguarda tutte le espressioni artistiche. Ci sono tanti progetti dispendiosi e magnifici nell’ideazione e nell’architettura, ma che non comunicano, ahimè, nessuna emozione.

Alessandro, la musica ti ha mai deluso?  A questa domanda non ti rispondo solo con un no, ma con un no gigantesco, scritto a caratteri cubitali. Non è mai la musica a deludere, sono le persone che gravitano intorno alla musica, spesso, a deludere. E la cosa che ferisce di più è che spesso si tratta di persone con un background incredibile, che però non vanno oltre. Purtroppo la delusione fa parte della natura umana.

Cosa si dovrebbe e potrebbe fare di più in Italia per la musica? Ci sono cose che dovrebbero cambiare, ma che non cambiano mai. Gli operatori di cultura spesso non vanno contro ad un modus operandi che è sempre lo stesso, non riescono a prendere delle decisioni dirompenti, che vadano contro qualsiasi imposizione culturale o politica e, purtroppo, la qualità ne risente. Non ci sono mai rotazioni nelle biennali, così come nei festival, e non parlo soltanto della musica, penso anche al cinema. Ci sono tanti giovani talenti che meriterebbero un’occasione, che meriterebbero di venire fuori, alla ribalta, ma che non hanno spazio.

A cosa stai lavorando in questo momento? Innanzitutto sono felice della collaborazione costante con la Rai: il 70% delle musiche di Rai Storia sono state scritte da me ed è una soddisfazione perché, pur trattandosi di programmi di nicchia, hanno un notevole riscontro e mi permettono di sfidarmi su più campi, anche perché le richieste sono piuttosto esigenti e da realizzare in tempi brevi. E poi ho un nuovo progetto, dal titolo provvisorio di Coyote Alfa, la storia di un bambino con qualità telepatiche. E’ un disco a concetto, di quelli che si facevano negli anni ’70: il disco diventa un libro e le tracce sono capitoli. Il protagonista, questo bambino dai poteri particolari, sarà oggetto di studio da parte di un pool di scienziati, ma non voglio anticipare troppo.  Sicuramente si tratta di un lavoro diverso da tutti quelli fatti fino ad ore. Non è musica sinfonica, tantomeno seriale. Ma adoro sperimentare, e ogni tanto un tuffo nell’ignoto serve per non restare fermi.

Quante ore dedichi alla musica nell’arco della tua giornata? Per chi fa questo come mestiere, il tempo libero è davvero pochissimo. Le persone non si rendono conto della fatica che richiede la composizione. La stesura di un brano può richiedere mesi, se non addirittura anni. C’è una scintilla che si accende, ma per farla diventare luce occorre tanto lavoro. A volte da questo punto di vista sono piuttosto maniacale, e devo staccare per non logorare l’idea, tuttavia senza lavoro non viene fuori nulla.

Se non fossi diventato un musicista, oggi saresti? Hai mai pensato ad un piano B? Ti rispondo che se anche la musica non fosse mai esistita, sarei stato comunque un musicista. Non si può prescindere da una cosa che è la tua vita, che fa la tua vita, ne sono talmente impregnato che non potrei farne a meno. E’ la malattia ma anche la cura al tempo stesso. E’ stato un percorso affascinante, pieno di fatica e sacrifici. Un percorso per il quale ho lottato, sin da bambino. Ricordo ancora quando mi dilettavo a comporre le prime cose: una volta feci ascoltare un brano ad un amico e mi disse che era orrendo. Dopo quella prima, impietosa recensione, tornai a casa, lo modificai e andai da lui per farglielo ascoltare nuovamente. E gli piacque. Ecco, il confronto con gli altri è importante per crescere, per migliorarsi. Potrei aggiungere molte cose per chiudere questa intervista: che è emozionante essere “ invasi” da tanta autentica passione, che è affascinante lasciarsi rapire dal mondo di Alessandro Esseno, un mondo che cammina sul pentagramma e in cui gli occhi sono teste di crome e biscrome. Ma sarebbe superfluo per chi ha già detto tutto definendosi malato e guarito al tempo stesso. Con quella consapevolezza spiazzante e sincera che hanno solo le persone davvero innamorate. 

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Giorgio Ariu

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