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Mercoledì, 18 Ottobre 2017 11:14

vent'anni insieme ad antonio capitta - di andrea coco

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Proprio mentre va in stampa il libro sul banditismo di Mario Guerrini, giornalista Rai che tra l'altro raccontò lo scudetto del Cagliari, scompare il suo "gemello" in quel periodo nella redazione sarda, Antonio Capitta. Andrea Coco, che con entrambi ha lavorato a lungo, ricorda così Capitta.

Dovevi prendere un profondo respiro e contare almeno sino a dieci. Perché il primo impatto non era positivo. L'incontro con Antonio Capitta -ed è capitato a molti- ti lasciava perplesso circa il suo carattere, il suo essere. Appariva burbero, scostante, quasi respingente. Poi invece, se ti davi da fare per scoprirlo nel profondo del suo animo, trovavi un uomo buono, dolce, simpatico, intelligente, arguto.

  Siamo stati colleghi per vent'anni; amici per quasi altrettanti sino a pochi giorni fa quando ci ha lasciati. Quasi quarant'anni di frequentazione non assidua ma costante e certo sufficiente a conoscerci anche a fondo. Si è spento lentamente, molto lentamente, direi negli ultimi dieci, soffertissimi anni, da quando è immaturamente scomparsa la sua Anna. Un colpo tremendo che lo ha messo davvero Ko. Non sono bastati a compensare quella perdita il figlio Andrea né gli adorati nipotini Mattia e Francesco. Né tantomeno Gino Sanfelice e Luigi Alfonso, tra i pochissimi colleghi che cercavano di stargli vicino. Un isolamento cercato, voluto, quasi a espiare sensi di colpa che solo un animo sensibile può provare davanti all'ineluttabilità della morte.

Inutile ricordare l'Antonio giornalista di razza, cantore del Cagliari dello scudetto e della gesta di Gigi Riva e di quella squadra incredibile. L'Antonio dei tanti Rally della Costa Smeralda seguiti insieme, per quanto mi riguarda anche di quelli della Stampa in cui aveva voluto farmi da navigatore. L'Antonio dell'avventura di Destriero, del tennis o delle imprese di "Oceanman" Umberto Pelizzari. L'Antonio conduttore brillante e impareggiabile di tante trasmissioni sportive e non.

Lo sanno tutti chi era Antonio Capitta. Anche tanti colleghi Rai di Roma come Fabrizio Maffei o Donatella Scarnati che, come molti anni fa fece Giampiero Galeazzi quando Antonio andò in pensione, l'hanno voluto ricordare e salutare pubblicamente. Lo sanno anche semplici e sconosciuti amanti dello sport come gli ideatori di quello striscione comparso al Palasport domenica scorsa durante la partita di basket di A2 della neonata Academy.

Uno striscione che avrebbe fatto piangere come un bambino quell'omone dal vocione cavernoso e inconfondibile, che aveva solo bisogno di essere capito. E amato.  

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Giorgio Ariu

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