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Lunedì, 06 Novembre 2017 09:34

da totò a sirene su rai1 - emilia filocamo

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Da Totò a Sirene su Rai 1: chiacchierata pomeridiana con l’attore Yari Gugliucci

Il pomeriggio di Ognissanti è tiepido, nulla a che vedere con la data impressa sul calendario: una pace quasi estiva e fuori tempo si dilata ovunque. Dividono me e l’attore Yari Gugliucci, protagonista di questa intervista, qualche chilometro ed il mare: lui da Salerno, città di origine, io da Ravello. Alle nostre spalle rocce, intorno buganvillea, quella che circonda il suo terrazzo, quella che spunta sulla Costa spunta ovunque come una gentile e vivace lingua di drago.                                                                                                                                                                                                                     La nostra chiacchierata telefonica, divisi dal mare che ci accomuna, diventa un piacevole excursus su cinema e talento, occasioni e passione, merito, parola quasi sconosciuta in certi campi, quell’abracadabra non più abusato, anzi fuori moda, che diventa conditio sine qua non per un successo che possa definirsi appunto meritato, fuori dalle logiche trite e tristi, dagli stereotipi delle raccomandazioni e del tutto e subito. E’ energia Yari Gugliucci, l’energia della sua terra, che torna nella fiction fantasy, novità che sa di buono e di strada giusta, di cui è protagonista insieme a Luca Argentero, Maria Pia Calzone, Ornella Muti ambientata a Napoli, dove ancora il mare e certi scorci la fanno da padroni. E’ entusiasmo Yari Gugliucci, ora in un momento particolarmente fortunato della sua carriera, che ha toccato anche esperienze internazionali di spicco, che lo ha visto recentemente a teatro con una versione di Totò dove il protagonista non è il personaggio ma l’uomo Antonio De Curtis. Mi tuffo, parafrasando l’azione preferita delle Sirene, nel mondo di Gugliucci: un mondo quasi a portata di mano, che lo rende un artista genuino ed umile, attenzione, non umiltà come insicurezza, ma come capacità di saper aspettare e di fare le cose al momento giusto, mentre il pomeriggio volge all’imbrunire, scurendo la Costa che lui ha alle spalle e dove io sto incastrata.

Yari, parliamo di Sirene. Cosa ti è piaciuto di questo prodotto assolutamente innovativo, grazie al quale il fantasy è entrato nella tv italiana e che tipo di esperienza è stata per te? Il prodotto mi ha subito convinto, soprattutto per la novità e poi Ivan Cotroneo è fra gli autori più brillanti del momento e ha dimostrato di saperlo fare con altri prodotti di successo, penso a Tutti pazzi per amore, ad esempio. Tutto è iniziato per caso: tempo fa ero a pranzo con Claudia Gerini a cui era stata offerta questa serie che io definì, sentendola raccontare un po’ la storia, assolutamente geniale e fuori dai canoni. Claudia Gerini non ha più interpretato Sirene ma il destino ha voluto che il regista Davide Marengo, con il quale avevo già lavorato e che speravo di rincontrare, mi chiamasse dopo 2 mesi per un ruolo in Sirene. Un ruolo che ha fatto una comparsa nella prima puntata, ma che nella seconda avrà più spazio. Interpreto infatti Antonio Cocozza, vicino delle Sirene, le quali scombussoleranno un po’ la sua vita matrimoniale. E’ una serie che si basa sulle sfide, con una esilarante Maria Pia Calzone un Luca Argentero che parla napoletano, è una sfida ma, il pubblico sta rispondendo bene.

Ecco, in parte hai anticipato la mia prossima domanda: pensi che quella dell’innovazione sia la strada giusta da tentare per la tv italiana? Come sai in tv siamo legati assolutamente allo share, è fondamentale. Credo che tuttavia il pubblico sia pronto per un linguaggio nuovo, e che ci sia bisogno di qualche novità. Incrocio le dita ma vedo che il riscontro è già positivo.

Hai avuto esperienze cinematografiche internazionali: cosa “ invidi” al cinema d’oltreoceano e cosa il cinema d’oltreoceano, rispetto a quello italiano, non potrà mai avere? Il cinema americano investe tantissimo, è un’industria vera e propria, noi abbiamo fattezze più da artigianato di qualità, penso ai grandi autori che ci rappresentano. In America si rischia, si sceglie il meglio, il miglior musicista per la colonna sonora, si investe nel miglior attore del momento. Se si parte già da un buon bestseller, ad esempio, che da una buona sceneggiatura e poi si aggiungono investimenti importanti, allora il gioco è fatto. E poi hanno la possibilità di utilizzare location disparati, noi siamo molto più limitati e anche la lingua è un freno. Tuttavia ci stiamo prendendo una piccola rivincita visto che interpreterò il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, in un film realizzato in collaborazione con l’Istituto Luce. E’ stato presentato alla Festa del Cinema e devo dire che è emozionante vedere le immagini di archivio dell’Istituto Luce, anche immagini di guerra, accanto a quelle che abbiamo girato. Ecco, noi cerchiamo di dare il meglio utilizzando i mezzi che abbiamo, siamo una bottega artigiana.

Il cinema ti ha mai deluso? Sai, ci sono sempre le due facce della medaglia, in Italia forse risentiamo un po’ troppo del vorrei ma non posso: alcune cose che potevano diventare prodotti straordinari e capolavori, per la mancanza di attenzione o meglio, per l’esiguità e per i problemi di budget limitati, non hanno avuto il destino che meritavano. Penso a film come Luisa Sanfelice, Caruso o Rodolfo Valentino che in altre condizioni potevano  diventare dei kolossal.

I tuoi prossimi progetti? Posso dire di essere in un periodo particolarmente fortunato. Sto portando in giro Totò, una versione che focalizza l’attenzione non sul personaggio ma sulla persona, su Antonio De Curtis, sull’uomo, con le sue malinconie e difficoltà . Il pubblico  napoletano che su questo è attentissimo e preparato, ha colto l’onestà del testo e della recitazione. Poi è in preparazione una serie tv sull’immigrazione con Ricky Tognazzi e Luisa Ranieri, insomma mi aspettano un bel po’ di cose.

Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa del tuo percorso artistico? All’inizio pensavo sempre al film che mi avrebbe cambiato la vita e che avrebbe fatto la differenza, ma avendo firmato il centesimo contratto di lavoro e lavorato con più di 50 registi in 20 anni direi che  sono davvero a buon punto, sono soddisfatto di tutto quello che ho raggiunto, anche perché devo dire grazie a me stesso e ai miei mezzi. Ho dovuto sempre studiare e tentare di essere il migliore per vincere certe logiche di raccomandazione.

A chi vuoi dire grazie oggi? Oltre che a me stesso, come ti dicevo, ai miei genitori, è bello avere un rifugio morale E poi a tutti i grandi con i quali ho lavorato, dai Fratelli Taviani a Lina Wertmuller perché ogni qualvolta ero in preda ad un ripensamento, c’era uno di questi geni che mi riprendeva. Sono una persona umile, ma non nel senso di insicuro, so quanto tutto è provvisorio e come si debba ricominciare daccapo ogni volta. E’ ormai pomeriggio inoltrato e fra poco sarà sera su una terrazza di Salerno e sulla Costiera che la spia dal lato opposto. In mezzo il mare che conosciamo, il mare delle Sirene. 

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Giorgio Ariu

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