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Lunedì, 06 Novembre 2017 09:40

Annie pempinello, meglio auto prodursi - di emilia filocamo

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Io non aspetto proposte esterne, preferisco essere autrice dei miei lavori: a tu per tu con una combattente, l’attrice Annie Pempinello

Guardo le foto di Annie Pempinello, attrice che ho avuto la fortuna di intervistare, un attimo  prima di aver messo in ordine le mie domande a cui lei ha logicamente risposto, procedimento inevitabile per formare un’intervista. Le guardo e vedo condensata nelle due immagini quello che mi arriverà poi approfondendo meglio le sue parole.

Uno sguardo vivace, di quelli che sono pieni di terra e sud, di calore, intensi come certi scorci o certe mattine, vivi, capaci di dire tutto. Un’armonia di dettagli e colori che ricorda, non so perché, o forse si, certe eroine del passato, classiche, una Cassandra, una poetessa, una combattente. Ed ha quasi del magico o del profetico sapere che nasce come archeologa, scrive poesie e che fra i suoi recital c’è un Viaggio in Grecia. Annie è arte, è passione per ciò che fa, è il suo Mediterraneo, quello da cui proviene, essendo un’artista del sud, campana, attratta da un perenne richiamo verso il mare che l’ha portata a trasferirsi a Marsiglia. Ed il suo sguardo, dolce e tenace al tempo stesso, un ossimoro condensato nell’aria di chi, pur con garbo, sa esattamente dove vuole andare, chi essere, diventa metafora anche del suo spirito di combattente, come dicevo, di quella vita che, come lei stessa dirà alla fine dell’intervista, è fatta di ritmo che non cede mai. Il ritmo che sta nella poesia, nella cadenza degli esametri, nelle geometrie di un vaso antico, perfino nell’alternarsi bianco di certe abitazioni a precipizio sul mare, il ritmo che sta nel respiro e nei passi per avanzare al pubblico quando si apre la bocca di un sipario.

Annie, da pochi giorni è uscito al cinema il film Veleni: puoi raccontarci questa esperienza e parlarci del tuo ruolo?Sono grata a Giuseppe Mannajuolo per aver pensato a me per questo ruolo difficile, intenso, drammatico.

Si tratta di un film avvincente e inusuale, ambientato nel Cilento degli anni '50, un noir con risvolti comici e incredibili colpi di scena, con un cast incredibile.

Il ruolo di Claudia mi sta molto a cuore, ed è il motore di un'azione che porta a una svolta con un finale a sorpresa del tutto inatteso.

Sei un'artista del sud, immagino legata alla tua terra. Quali sono le cose a cui non rinunceresti mai della tua terra di origine e quali quelle, invece, ahimè, che te ne allontanano o ti deludono?

La mia prima formazione è quella di archeologa, laureata in lettere classiche, fin da piccola attratta dal mondo antico greco-romano, dal quale non mi sono mai separata nonostante abbia preso altre strade. Il legame con la mia terra nasce soprattutto da qui. Il Mediterraneo è un amore potente. Non potrei mai rinunciare al mare, del resto anche ora vivo in una città di mare, Marsiglia.

L'allontanamento riguarda l'impossibilità di vivere una quotidianità più o meno decente.

Hai una formazione notevole, hai frequentato anche la scuola di recitazione con l'attore Alexander Stuart: puoi parlarci di quel periodo, che rapporto c'era con i colleghi e  in che modo la scuola ti ha supportata o aiutata?Sono grata a quel periodo perché molto si è sviluppato in quel momento grazie agli incontri avvenuti proprio nella scuola diretta da Giulio Scarpati: con Giovanna Mori attrice, regista, sceneggiatrice e drammaturga, Federica Felice, attrice, regista, drammaturga e oggi produttrice, Alexander Stuart, attore e artista, Nicolas Tenerani, oggi stella del musical in Germania. Il lavoro con Martin Stewart, regista inglese di strepitoso talento con il quale ho lavorato in quel periodo. Alessia Siniscalchi, oggi regista a Parigi. Subito dopo ho iniziato a lavorare con Maurizio Scaparro, con Giorgio Albertazzi con il quale ho fatto lunghe tournée come attrice per Memorie di Adriano e Cicerone. 

Ho avuto poi la fortuna di incontrare e frequentare Carmelo Bene che mi ha folgorata col suo essere "alieno".

Essere attori è sicuramente un mestiere di grande fascino, ma anche di momenti di difficoltà o silenzio. Come hai affrontato queste fasi, se ti sono capitate, e qual è la scintilla che ti spinge sempre a continuare? Non ho mai aspettato proposte esterne perché il mio lavoro è molto personale, preferisco, quando possibile, essere anche autrice dei miei lavori teatrali, come per i testi L'uomo di fumo e Il canto dello tu in mezzo al bosco, scritti e rappresentati con Federica Felice e Martin Stewart. Ho ideato numerosi recital poetici, come Viaggio in Grecia, con Susanna Canessa, violoncellista e folk singer e Salvatore Dota, docente, filologo e attore. Ho collaborato con molti musicisti come i solisti del teatro San Carlo, Gianmaria Testa, Alain Meunier, Marco Zurzolo e molti altri.

I tuoi prossimi lavori, progetti? A dicembre uscirà il mio libro di poesie.

Il tuo rapporto con la tua bellezza? Altalenante, sono diventata bella da adolescente, quindi vivo continuamente il dissidio tra brutto anatroccolo e cigno.

Professionalmente, c'è qualcosa di cui ti penti, che, potendo, non rifaresti?

Sì e no. Mi pento continuamente di tutto, di non aver pianificato la carriera, ad esempio, ma contemporaneamente so che per il mio carattere e la mia personalità tutto è andato come doveva... in realtà la mia visione delle cose cambia con il passare del tempo e le esperienze.

La maternità sicuramente stravolge tutto.

Tre aggettivi per descriverti. Testarda, sognatrice, permalosa.

Il titolo di film o di un’opera teatrale che meglio condensa o riassume la tua vita ed il tuo sentire?

Uno solo non ce l'ho, però qualche giorno fa parlavo del film Some like it hot e pensavo che è un film perfetto, attori strepitosi, storia sorprendente, con gli ingredienti della vita vera, suspense, drammatico e comico insieme, con  un ritmo che non cede mai, come la vita.

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Giorgio Ariu

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