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Venerdì, 10 Novembre 2017 09:30

fabrizio giannini, dopo il medico di famiglia - di emilia filocamo

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La vita è fatta di Sliding doors: parola di Fabrizio Giannini, l’Augusto di Un Medico in Famiglia e dal 21 novembre al Teatro 7 con Tre Stremate e un Maggiordomo con la regia di Michele La Ginestra.

Il destino è fatto spesso di ritorni,  e di segnali che vanno prima colti, momento fondamentale e necessario, e poi interpretati, addomesticati nella quotidianità della propria vita per arrivare alla convinzinoe che nulla accade per caso. Il destino è fatto anche di caparbietà, di insistenza: è bussare alla stessa porta anche più volte convinti che, prima o poi, si aprirà e ci lascerà entrare. Perché serve a ben poco un’occasione che spunta se, dall’altra parte, non ci sono la volontà e l’immediatezza nel raccoglierla. Fabrizio Giannini, attore poliedrico, di teatro e tv, autore, è l’esatta manifestazione di questa duplice composizione del destino: ne sono testimonianza il suo ritorno nel punto in cui tutto nella sua vita artistica è partito, il famoso Teatro 7, ed il suo ruolo, noto, nella fiction dei grandi ascolti e della celebrazione della famiglia tout court, Un Medico in Famiglia, dove interpreta Augusto. Come lui stesso racconterà, questo ingresso nella famiglia più famosa d’Italia, comincia un po’ di tempo fa, e ha richiesto l’arrivo del momento giusto, dopo un percorso  fatto di provini ed attese.

Fabrizio, puoi raccontarci a cosa stai lavorando in questo momento? Allora il 21 novembre debutterò al Teatro 7 con Tre Stremate e un maggiordomo di Giulia Riccardi, con la regia di Michele La Ginestra. Io interpreto ovviamente il maggiordomo:  in scena le attrici sono Beatrice Fazi, che ho già incontrato artisticamente e con la quale è nata una sorta di “ fratellanza”, Federica Cifola, con cui lavoro per la prima volta, e Giulia Riccardi. Anche con lei ho già lavorato.  Tre Stremate e un maggiordomo è un po’ una follia, oltre ad essere divertentissimo. Poi ho una serie di progetti, anche come autore, ma non voglio e non posso anticipare nulla.

Perché hai definito Tre Stremate e un maggiordomo una follia? Perché è davvero folle lavorare con tre donne! Ovviamente scherzo, c’è un clima meraviglioso.

La tua esperienza e le emozioni sul set di Un Medico in Famiglia? La mia storia con Un Medico in Famiglia parte da lontano, era già un po’ di tempo che girava nell’aria questa opportunità. Avevo già lavorato con Beatrice Fazi, la Melina della serie  e conoscevo già Principini, il direttore artistico. Ho fatto provini per l’ottava e la nona serie, prima di essere scelto nel ruolo di Augusto per l’ultima serie andata in onda, anche se all’inizio avrei dovuto interpretare un altro personaggio, il cui ruolo è andato ad un altro attore. L’emozione, la prima emozione che si prova, lavorando in un prodotto di successo qual è il Medico in Famiglia, è entrare in quella cucina che ormai conosce tutta l’Italia. Ti sembra davvero di essere a casa, pensa che quella che è la classica prova che a teatro si chiama la “ prova a tavolino” , in cui si leggono le battute, lì viene fatta proprio sul tavolo della cucina . Augusto è arrivato nell’ultima serie e mi sono trovato catapultato in una famiglia già affiatata, come se davvero entrassi a farne parte, ma sono stato accolto meravigliosamente. C’è un clima di intesa, di armonia che è  unico, e che credo si avverta anche a casa. Poi lavorare accanto a Lino Banfi è stato come fare un master in comicità per me che sono un attore brillante, lui è davvero il Guru della comicità. Ci sono dei momenti sul set, in cui improvvisamente si blocca: ecco proprio in quell’istante il suo cervello sta preparando la gag comica ed è pronto a tirarla fuori. Siamo due improvvisatori e fra noi è nata davvero una bella intesa.

Il complimento più bello che hai ricevuto sul lavoro? Una cosa che ricordo con piacere è stata quando, un po’ di anni fa, durante un cortometraggio accanto a Stefano Fresi, eravamo insieme a tavolino, lui si è complimentato per i miei tempi dicendo appunto: “ Ammazza, che tempi che c’hai!”.

Qual è la qualità che ti riconosci come attore e su cosa, invece, vorresti ancora lavorare? Ti dirò che nel tempo sono diventato un attore generoso, qualità che prima non mi apparteneva. Mi piaceva essere solitario, adesso ho scoperto e imparato la gioia di condividere il palco, la scena. Vorrei avere più tempo per studiare, per affinare la mia tecnica, lavorare sulla voce, un po’ all’americana. E lavorare su personaggi diversi.

Potendo tornare indietro, cambieresti qualcosa del tuo percorso artistico? Questa è una bella domanda, in 23 anni di carriera di cose fatte ce ne sono state tante e in Italia, specie quando non hai una famiglia che ti supporta, questo lavoro non è semplice, specie economicamente. Ma se oggi sono dove sono, lo devo alle scelte e al percorso che ho fatto, e tante ancora ne verranno. La via è fatta di sliding doors e ringrazio Dio se sono migliorato, come uomo e come artista.

Fabrizio, ci sarai nella nuova serie di Un Medico in Famiglia e, soprattutto, ci sarà una nuova serie? Speriamo… al momento non c’è nulla di definitivo ed ufficiale sulla nuova serie. Ovviamente mi piacerebbe esserci per poter avere nuovamente l’opportunità di lavorare con Lino Banfi. La nostra è diventata un’unione artistica ed umana, abbiamo anche discusso di progetti da fare insieme ed è per me un onore avere questa opportunità con un artista così grande. Diciamo che siamo molto affini, abbiamo lo stesso linguaggio, lui arriva dall’avanspettacolo, io dal cabaret: quando mi parla lo ascolterei per ore, i nostri discorsi sono tutti, come dico spesso, a base di ricci di mare e racconti, vista anche la passione per la buona tavola.

Un grazie che senti di dover dire?  Altra bella domanda! Sono tante le persone a cui dovrei dirlo, ad Eduardo Falcone con cui ho cominciato, e con il quale siamo diventati grandi amici, a Carlo Principini, direttore artistico di Un Medico in Famiglia. Ormai sono diventati un riferimento artistico ma anche familiare. E poi anche un po’ al caso. Dal 21 novembre tornerò al Teatro 7 di Roma, dove ho cominciato nel 2002 con il capolavoro di Edoardo Falcone, lì è nata la nostra amicizia. Tornare in quel teatro è per me una grande emozione, ecco perché quando è arrivata la proposta ho detto subito di si a Michela La Ginestra che forse nemmeno se lo aspettava, visto che di solito ho sempre detto no. Ho interpretato il tutto come un segno del destino. Come in un ritorno ad Itaca, Fabrizio Giannini torna al punto di partenza, ma con la consapevolezza ed il peso di una carriera fatta di scelte, sacrifici e di talento. Valigie sempre piene per chi ama davvero questo mestiere.

Letto 228 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Novembre 2017 10:06
Giorgio Ariu

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