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Mercoledì, 15 Novembre 2017 11:46

Barbato de stefano e il documentario #Vivi in concorso ai David di Donatello 2018 - di emilia filocamo

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Il documentario #Vivi in concorso ai David di Donatello 2018, l’inno alla vita contro i pericoli della Blu Whale del prof. attore e regista  Barbato De Stefano.

Il coraggio è un dono, non si può improvvisare, inventare, scimmiottare. E’ quella straordinaria capacità di proseguire dove tutti tornerebbero indietro, di fare da soli laddove la maggior parte chiederebbe supporto e molteplicità di sostegni. E’ andare avanti sapendo di rischiare, di poter anche fallire. E’ credere in qualcosa al punto tale da riuscire a non considerare gli ostacoli se non come pause momentanee dalle quali ripartire con più slancio e vigore. Quando ho intervistato Barbato De Stefano, docente di Lettere all'Istituto Amerigo Vespucci di Roma (preside Maria Teresa Corea) attore di teatro e non solo, regista, mi sono addentrata meglio e più compiutamente nel concetto di coraggio. Perché a parte la straordinaria umiltà e  semplicità con le quali racconta la sua impresa eccezionale, perché parlare dove tutti tacciono, urlare qualcosa che altrove si sussurra, è un’impresa degna di nota, è soprattutto un giovane innamorato dei giovani e della vita, in tutte le sue sfaccettature, anche quelle che fanno rima con difficoltà, dolore, paura, sofferenza. E queste sue capacità, lo rendono straordinariamente “ armonizzante” con gli alunni dell’Istituto Alberghiero nel quale  insegna. In un panorama scolastico in cui spesso, forse troppo spesso, si parla di disagio giovanile, di maleducazione, di giovani senza rotta, la sua storia è in controtendenza. E’ un professore che ha saputo ascoltare i giovani e, ascoltandoli, ha imparato, ha scoperchiato un terribile vaso di Pandora e, una volta affacciatosi sull’ “orrido” , ha deciso non di coprirlo, ma di “ ubriacarlo” di vita, di bellezza, di entusiasmo e, soprattutto, speranza.  Barbato De Stefano è l’autore del documentario #Vivi, in concorso ai David di Donatello 2018, nato da un’indagine personale e filmata in maniera per così dire “ artigianale” su fenomeni da web e social estremamente pericolosi, come la Blu Whale. La lotta di Barbato è diventata un inno alla bellezza della vita, diffuso e pubblicizzato sulla propria pagina facebook attraverso dei video girati con il proprio cellulare.

 

Barbato, puoi raccontare ai nostri lettori  come è nata l’idea di #Vivi? Sono stati i miei alunni a farmi scoprire il mondo che si cela dietro pericoli come la Blu Whale e La Fata di Fuoco, perché la Blu Whale è solo l’apice più famosa e pubblicizzata di un problema molto complesso. Scoprire questa cosa ha generato in me, quasi in antitesi, come reazione, una “ challenge”, una sfida opposta. Vita contro morte. A fine anno  ho proposto ai miei ragazzi un tema “ La vita è unica e meravigliosa, che cosa ne pensi”?” e li si sono  sbizzarriti, mostrando tutta la loro bellezza. Io ho continuato la mia “ challenge” personale girando una serie di video con il cellulare. e postandoli sulla mia pagina facebook, video nei quali parlavo della bellezza della vita. Così mi è stato suggerito di realizzarne un film, divenuto poi appunto il mio documentario.

 

Sai di aver intrapreso un percorso difficile, qual è stata la reazione di chi ti era intorno? La sensazione che ho avuto è che parlarne fosse quasi un tabù. Però in qualche modo ho abbattuto il muro di silenzio. Stamattina, ad esempio, alle 05.30,  ho ricevuto il messaggio di un professore che mi ringraziava per aver avuto il coraggio di parlarne. Attraverso l’arte credo di aver dato un segnale importante. Arrivare ai David di Donatello, nella sezione documentari, è per me un grande onore, mi conferma che ho fatto la scelta giusta.

 

Sei tutti i giorni a contatto con i ragazzi: cosa ti trasmettono e cosa hai imparato da loro? Sai, molto spesso si pensa che i ragazzi siano solo ribellione, maleducazione e incertezze. Io ho la fortuna di avere un bellissimo rapporto con i miei 90 alunni. Sono convinto che non vadano giudicati, e che rispetto ad altre generazioni, siano un po’ meno fortunati perché costretti ad affrontare problemi notevoli.  Ciò che mi colpisce è il loro mondo interiore,  la bellezza che hanno dentro, sono solo a volte un po’ confusi e hanno bisogno di qualcuno che li sostenga .

 

I tuoi prossimi progetti? Sai #Vivi è un progetto molto ambizioso, che mi impegnerà a lungo, ho ben 20 proiezioni programmate in tutta Italia, da Cagliari a Salerno, passando per Caserta e Matera e sto ricevendo richieste di proiezione del documentario in tantissimi Istituti alberghieri di tutto il Lazio. La mia speranza è di avere il patrocinio del MIUR, questo documentario è nato in maniera particolare, è stato totalmente autoprodotto, ma credo che abbia davvero molto ancora da dire. Un po’ come un supereroe, un romantico paladino del bene che non accetta di soccombere al male,  e sfodera l’arma apparentemente più innocua, e tuttavia   micidiale: l’amore per la vita.

 

Letto 2183 volte Ultima modifica il Mercoledì, 15 Novembre 2017 12:43
Giorgio Ariu

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