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Martedì, 21 Novembre 2017 09:02

solo per amore le tre rose di eva - di emilia filocamo

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Non voglio essere riconosciuto per quello che sono stato ma per quello che sono adesso. Parola del regista Daniele Falleri, in onda con la nuova serie de Le  Tre Rose di Eva, reduce dalla premiazione di un videoclip e, prossimamente, al cinema con 2 progetti.

 

Da tutte le interviste, vengo quasi sempre via con un insegnamento, un dono che mi “ procuro”, involontariamente ascoltando, domandando, scrivendo, e poi riportando con le mie parole le vite di artisti, di persone in cui il talento è una musa che non accetta scuse, ripensamenti, cedimenti e che, anche nei casi più complicati, torna a riprendere possesso di quell’esistenza dettando le proprie regole. E’ una sensazione piacevole imparare mentre si chiede, magari mentre si chiede tutt’altro, e il più delle volte si resta sul territorio “ semplice” della curiosità. Intervistare Daniele Falleri, sceneggiatore, regista,  ( Le Tre Rose di Eva, Solo per Amore, e a teatro con Sulle Spine) è predisporsi ad ascoltare e venirne via con la sensazione, netta e tangibile, che non bisogna obbligatoriamente “ rassegnarsi” al fatto che il successo vada in direzione solo di chi non merita, una logica a cui purtroppo troppo spesso la vita ci sottomette, con un giogo di totale indifferenza. Il successo va dove merita di andare, come una freccia al bersaglio. Daniele Falleri è la dimostrazione che il talento, quello vero, quello che non è stato pasciuto a base di raccomandazioni, conoscenze, scorciatoie, sa come debordare, un estuario dal quale esplodere ed inondare, contagiare. Ecco con quale dono sono venuta via da questa intervista: con la consapevolezza che quando studio, passione, dedizione, onestà, si uniscono non ci sono ostacoli che reggano. E’ la speranza il regalo di Daniele Falleri e mentre mi chiedo come, nella sua mente, si intreccino e dipanino le vite dei suoi innumerevoli personaggi, che tengono tanti spettatori incollati al televisore, mi faccio anche trasportare dal suo concetto tutto personale di dedizione al presente, più che al passato e al futuro. E di leggerezza, scevra dall’accumulare segnali del passato, pietre miliari di ciò che si è stati: una tendenza in avanti, un evolversi come si evolvono le sue storie, le vite a cui dà vita, mi piace questo gioco di parole. Evoluzione che vuol dire anche cambiamento, capacità di innovarsi e trasformarsi, di accettare più sfide in contemporanea per soddisfare la sete buona, non vorace, attenzione, di diversificare e dare più sbocchi, o ancora foci, al proprio talento.

Daniele, puoi raccontarci a cosa stai lavorando in questo momento? Se non erro ieri c’è stata una premiazione che ti ha visto protagonista. Si, sono reduce da una premiazione, in questo periodo sto girando videoclip musicali per la Fenix Entertainment. Proprio ieri a Cinecittà si è tenuto il Roma Videoclip 2017, un evento particolare in cui cinema e musica si incontrano, c’erano ben 1500 videoclip da selezionare e presenze di spicco del mondo del cinema, da Carlo Verdone a Claudia Gerini, e della musica, come Michele Zarrillo. Ho ritirato lo Special Award per il videoclip “ Per Fortuna” di Mirkoeilcane di cui ho curato la regia. Un videoclip girato con l’attrice Beatrice Arnera, che ha già lavorato con me in Solo per Amore, e adesso a teatro con Aggiungi un posto a tavola, un’attrice di cui sentiremo molto parlare negli ultimi anni. Ma sentiremo tanto parlare anche di Mirkoeilcane, selezionato a Sanremo, nella sezione giovani.

E’ in onda la nuova serie de Le Tre Rose di Eva: soddisfatto dagli ascolti?  Assolutamente! Sta andando molto bene e ci sono novità dal punto di vista dell’ immagine e della fotografia, non solo contenutistico. D’altronde si tratta di un melò e gli intrecci e gli amori sono sempre travagliati e complessi. Trovo che lavorare su una serialità come questa, sia una palestra incredibile per la regia. Bisogna combattere con gli imprevisti, risolvere situazioni all’ultimo momento e, soprattutto, come se si trattasse di una maratona, dosare le energie, calibrarle in modo tale che il primo giorno di riprese sia identico all’ultimo. Inoltre sento tutta la responsabilità di un prodotto che va in onda in un orario in cui le famiglie sono davanti alla tv, pertanto non si può turbarne la sensibilità. Anche perché non scelgono necessariamente di vederlo,  come avviene al teatro o al cinema, dove si paga un biglietto e si ha consapevolezza di ciò che si sceglie di andare a vedere.

Novità che riguardano il tuo lavoro? In questo momento sono in una fase di selezione e cerco di mettere ordine fra le mie priorità. Il mio nuovo obiettivo è il cinema, e sono emozionato. Sto lavorando a 2 progetti di film che, se tutto andrà come spero, andranno in produzione nel 2018. Ho scritto le due 2 sceneggiature, una ancora in fase di stesura, per l’altra, ormai completata, siamo già alla fase di ricerca delle location. Credo si inizierà a girare prima dell’estate. E poi proseguo sempre con il mio primo amore, il teatro, da gennaio a Roma ripartiremo con Sulle Spine, con Urbano Barberini.

Ultimamente la fiction italiana sta virando verso il fantasy. Come vedi questo ingresso e, soprattutto, ti sentiresti pronto per girare una storia fantasy? Sperimentare nuovi territorio mi sembra ottimo e mi piace. Le serie che vanno in questo senso faranno da apripista di sicuro, certo bisogna anche aspettare che il pubblico si abitui. Tornando a me, sai nelle mie storie si va dal dramma alla commedia ma in genere, amo, anche nelle situazioni più dolorose, trovare un sorriso, un po’ come accade nella vita, quando si prova a sdrammatizzare. Per il fantasy, se dovessero propormelo, direi di si con entusiasmo, ma non è qualcosa su cui scrivo.

C’è qualcosa che ti delude del cinema o della televisione italiana? Sai quello che mi delude, e forse sembrerò retorico, è che non vengono date opportunità a chi le merita davvero. Io forse sono la prova che c’è una speranza, provengo da una famiglia che è totalmente estranea a questo mondo. Purtroppo, però, ci sono tante persone di talento che non hanno sbocco, che non lo trovano. Per la tv, noto che si sta rinnovando velocemente anche se siamo sempre più lenti rispetto ad altre realtà , c’è una netta tendenza verso l’evoluzione. Anche io sono sempre in evoluzione con me stesso. E vivo molto il presente, non amo legarmi alle cose del passato, anche in termini di “ accumulo” di oggetti o segnali che mi rimandano a quel giorno o a quella data. Non voglio essere riconosciuto per quello che ero, ma per quello che sono.

Cambieresti qualcosa del tuo percorso artistico? In questo momento ti dirò che mi piaccio molto, nonostante i miei difetti. Se ho fatto del male a qualcuno l’ho fatto in modo involontario, ho grande empatia in generale con le persone. Una cosa su cui vorrei migliorare è  riuscire a focalizzare delle priorità. Tornando ai cambiamenti, a volte penso che forse ho perso del tempo intorno ai 25/ 30 anni. Sai, sono andato via di casa a 18 anni, ho viaggiato, al punto tale da sentirmi straniero all’Estero ma anche nel paesino toscano dal quale provengo. Poi, arrivando a Roma, ho sentito di appartenerle, ho avuto una sensazione di radici. E così ho capito che quella sarebbe stata la mia casa. E, a chiusura di intervista,  direi che Daniele Falleri ha più case, più radici. Una in ogni storia che dipana, intreccia con sapienza, e ci regala con generosità. 

 

 

Nella foto - Daniele Falleri sul set della serie tv UN AMORE E UNA VENDETTA con Alessandro Preziosi e Anna Valle

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Giorgio Ariu

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