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Martedì, 28 Novembre 2017 09:15

Laura Bianchi e Pet á Porter, quando l’amico a quattro zampe diventa una professione - di luca neri

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Dall’amore per gli animali ad una professione che si dedicasse interamente a loro, è stata la passione a spingere Laura Bianchi a lanciarsi nell'avventura di Pet á Porter. Oggi, a due anni dall'apertura del negozio a Quartu, ha cambiato sede, trasferendosi a Cagliari in via Einaudi. Siamo andati a trovarla.

Da Quartu a Cagliari, un nuovo inizio.

Sì, noi eravamo a Quartu, dopo due anni abbiamo deciso di spostarci perché la nostra piazza era più Cagliari, quindi una scelta geografica. Il mercato di Quartu è buono, ma non è sicuramente all'altezza di Cagliari.

Come nasce Pet á Porter?

Nasce più come una passione, dunque non andiamo sul commerciale, gli altri tendono a portare marchi conosciuti che son chiaramente più facili da vendere, noi abbiamo scelto di portare prodotti che non si conoscono, quindi facciamo molta pubblicità direttamente sul cliente. Spieghiamo il prodotto, glielo facciamo provare, magari con campioncini omaggio. Coccoliamo il cliente dall'inizio alla fine e lì ripaga la professionalità, perché magari il prodotto è migliore e quindi alla lunga il cliente si acquisisce, ma comunque non è semplice.

Perché l’idea di trasformare una passione in una professione?

Noi, avendo dei cani, giravamo molto, ma spesso non trovavamo ciò che cercavamo. Quindi abbiamo iniziato, come molti nostri clienti, a comprare su Internet: sulla piazza sarda non c'era niente che coniugasse qualità e prezzi accessibili.

È tutto frutto di sperimentazione o c’è uno studio dietro?

C'è uno studio dietro. Abbiamo frequentato corsi, ci siamo informati sul settore. Dopodiché è stata pratica. Purtroppo uno dei nostri cagnolini aveva allergie alimentari gravi, e quindi da lì abbiamo dovuto studiare per trovare alternative che nessuno ci offriva. Abbiamo scoperto prodotti che cambiavano tutto, abbiamo risolto un sacco di problemi. Sugli accessori abbiamo studiato e lavorato sulla qualità in senso stretto.

Cosa trova un cliente in questo negozio?

Di tutto, dall'igiene ai giochi (inclusi quelli per addestramento e agility), accessori (trasportini, borse), mentre sull'alimentazione abbiamo scelto solo due aziende italiane, una è la Dorado e l'altra è la Gheda, mentre per quanto riguarda l'umido solo la Unipro. Sono poche quelle che producono con materie prime italiane, abbiamo visitato le sedi e son molto controllate, ci siamo documentati bene insomma.

L’attività è altamente specializzata. Come vedete questo tipo di mercato?

È un mercato in crescita ma bisogna riuscire ad entrare nel settore: ci son negozi che vanno perché hanno una storicità e portano dei prodotti commerciali. Inserirsi in un mercato del genere non è facile, ma ci si può riuscire con la professionalità. Se in questi anni ce l'abbiamo fatta è stato grazie al modo in cui trattavamo il cliente: se il cane o il gatto avevano un problema andavamo a fondo, con una clinica veterinaria di fiducia e seguendolo passo per passo.

Dunque il vostro modo di inserirvi è puntare tutto sulla qualità.

Un esempio è una linea di accessori che abbiamo: in Sardegna non esiste, viene prodotta nella zona di Bari e artigianalmente, sono quasi pezzi unici e sono favolosi. Poi contiamo di introdurre anche la produzione personale, tra cappottini e maglioncini tutti fatti artigianalmente.

Il trasloco ha portato anche ad una migrazione di massa dei clienti?

Molti clienti erano di Cagliari e quindi li abbiamo agevolati, a quei pochi di Quartu che non riescono ad arrivare sin qui cerchiamo di offrire un servizio diverso andandoli a trovare. Poi ora sta nascendo un sito,  con e-commerce, cercheremo di andare incontro a tutti.

Quindi utilizzerete anche nuove tecnologie e social network?

Eravamo già presenti su Facebook e Instagram ma non avevamo un sito. Ora sta nascendo, lo stiamo affidando ad un professionista che ci aiuterà in questo senso.

Da Quartu a Cagliari Pet á Porter è cambiato?

Lo stile è lo stesso, la linea guida è sempre l'eleganza. Questo è un po' più moderno, abbiamo abbandonato qualche azienda, facendo delle scelte mirate grazie anche all'esperienza accumulata che ci ha fatto capire cosa servisse al cliente.

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Giorgio Ariu

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