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Martedì, 05 Dicembre 2017 09:39

Voglio fare l’aiuto regista e poi proteggere gli animali in estinzione - di emilia filocamo

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Voglio fare l’aiuto regista e poi proteggere gli animali in estinzione! Parola di Sean Ghedion Nolasco, il piccolo Robel di Tutto può Succedere.

 

Ci sono interviste che nascono belle senza il bisogno di alcuna forzatura, di alcun artificio particolare. Non necessitano di abbellimenti, di un lavoro di levigatura e, soprattutto, di troppe parole. Sono belle perché spontanee, genuine. Dirette, come un sorriso. Sono belle perché sentite, vere, autentiche. Nel caso, poi, dell’intervista ad un bambino, ad un attore giovanissimo come Sean Ghedion Nolasco, il riccissimo Robel di Tutto può succedere, fiction di successo sulle dinamiche familiari targata Rai1, la bellezza è davvero inevitabile.

Come se fosse un gioco, Sean mi ha letteralmente trascinata nel suo mondo fatto di entusiasmo, e guai se non fosse così alla sua età, di sogni che spaziano dalla regia all’immagine di un novello Noè che, con la sua arca, magari spaziale, salverà gli animali in estinzione. E poi, candidamente, quando gli chiedo del suo primo pensiero al mattino ( e trattandosi di un bambino non penso davvero possa parlarsi di pensieri, quelli che ci tirano fuori dall’incanto ci rendono adulti, ma soltanto di sogni), ecco che mi parla della scuola, del fatto che deve lavarsi, e poi c’è il “ film”, il set, ed il suo ingenuo, bellissimo “ mamma, mi accompagni?” Perché la famiglia, nella realtà e nella fiction di cui è uno dei protagonisti più dolci ed amati , è un punto fermo di Sean, come è giusto che sia. E la sua famiglia è stata anche gancio di questa intervista fatta appunto di tanti progetti e di un bambino che da Rai 1 sorride a tutta l’Italia senza dimenticare la scuola, i compiti e gli amici.

Sean, puoi raccontare ai nostri lettori come è nata la tua avventura sul set di Tutto può succedere? Tutto è cominciato perché mia madre mi ha iscritto ad un’agenzia di recitazione, cinema e spettacolo. E’ stato lì che, studiando, ho imparato a tenere a memoria le battute e ho iniziato a fare i provini.

Nella fiction tu interpreti Robel, il figlio di Alessandro Tiberi, Carlo Ferraro nella fiction ,e di Feven, interpretata da Esther Elisha. Cosa ti piace del tuo personaggio? Mi piace che sta sempre con la sua famiglia, ogni giorno. E poi che è molto furbo!

Il tuo rapporto con gli altri attori del cast? Per me è un’esperienza davvero bella, mi sento come a casa, sono a mio agio e sto bene con loro. Soprattutto mi diverto tanto.

Il tuo sogno, anche quando eri più piccolo, è stato sempre recitare? No, non ci pensavo proprio. Mia madre però mi faceva sempre tanti video.

Quindi la tua famiglia ti ha sempre sostenuto? Certo! Mi aiuta sempre.

Che tipo di film ti piacerebbe fare un giorno? Vorrei fare un film dell’orrore. Ecco, tipo It!

Esserne il protagonista? No, vorrei fare l’aiuto regista in un film come It!

Ci racconti una tua giornata tipo sul set? Allora, arrivo e studio le battute con la mia coach Maria. Poi giochiamo un po’ e quando ci dicono di vestirci, ci vestiamo, e andiamo sul set. Recitiamo, e dopo durante la pausa, andiamo a pranzo, per poi tornare a lavorare.

E non è faticoso?  Sei contento, ti piace proprio tanto? Tantissimo, e voglio continuare!

Riesci a lavorare e ad andare anche a scuola, a fare i compiti? Si, ci riesco perfettamente. Ormai mi sono abituato e faccio tutto contemporaneamente.

Qual è la parte più bella del tuo lavoro? Che tutti mi aiutano con le battute e mi dicono quando ho fatto bene. E poi, a volte, registrano le boccacce che faccio!

Il complimento più bello che hai ricevuto? Complimento? Bravo Robel, bravo Sean!Sei stato molto bravo a fare questa scena, abbiamo finito, puoi andare a mangiare!

Cosa vorrai fare “ da grande”? La protezione animali, voglio aiutarli a non estinguersi!

Qual è il tuo primo pensiero al mattino? Ok, devo andare a scuola, devo lavarmi…ah, no! Devo andare sul set. Mamma, mi accompagni? Sono così i bambini, pieni di sogni e di accenti che vanno dalla risata, all’incanto. Pieni di quelle pause in cui, scioccamente, un adulto potrebbe credere che sono distratti, poco attenti a ciò che diciamo. Ma non è vero: stanno solo pensando a come afferrare un altro sogno e, possibilmente, con una mano sola, perché con l’altra, stringono quella di mamma, o di papà.

E Sean lo sa bene, e lo ha appena detto al mondo. 

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Giorgio Ariu

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