GIA COMUNICAZIONE di Giorgio Ariu
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Lunedì, 11 Dicembre 2017 09:51

il gegè di gomorra sa pure confessarsi - di emilia filocamo

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Quando ho ricevuto la telefonata in cui mi assegnavano il ruolo, ho festeggiato con tutti i miei colleghi di Accademia. A Gia Comunicazione l’attore Edoardo Sorgente, il Gegè di Gomorra.

Questa intervista è giocata quasi completamente sul tavolo del destino, sul lancio di dadi che, in un preciso istante, ci siano dietro un disegno, un’occasione, la provvidenza, il classico posto giusto e la persona adatta, decide di far muovere a passi larghi, fino alla vittoria, la pedina prescelta. Il destino non sente ragioni, non conosce inghippi, ostacoli, semplicemente, come se si trattasse di un appello obbligatorio, di un richiamo senza possibilità di rifiuto, tuona un nome, e pretende. Penso a questo quando ho l’occasione di intervistare l’attore Edoardo Sorgente, ormai nell’immaginario collettivo Gegè di Gomorra. Un personaggio silenzioso ed intelligente, coinvolto nella spirale degli eventi come da un boa constrictor, interpretato magnificamente da Edoardo, un nodo di paura e coraggio, pietà e voglia di emergere, immutabilità della sorte e condanna, accettazione anche qui del destino, e possibilità di redenzione. Un personaggio fatto di contrasti come è impastata di contrasti la città in cui è magnificamente ambientato Gomorra: dannatamente bella, meravigliosamente problematica, ironica e terribile, luminosa e con un fondo di buio sconfinato. Napoli ricorda un po’ lo sguardo di Gegè: di ragazzo pulito costretto ad ingoiare le tenebre.

Edoardo, puoi raccontare ai nostri lettori come è cominciata la tua avventura sul set di Gomorra, come sei diventato Gegè? Certo. Sembra quasi uno scherzo, una barzelletta. Ho sempre fatto teatro, mai avuta però alcuna esperienza precedente al cinema o in tv. Mi sono trasferito a Milano tre anni fa per frequentare la Paolo Grassi; con Francesco Saponaro ho cominciato a fare i primi provini, e in due spettacoli sono stato il protagonista maschile. Ed è stato proprio durante uno spettacolo di Francesco, al teatro Mercadante, che è venuto uno dei casting director di Gomorra, così sono stato informato successivamente che c’era un ruolo aperto per Gegè. Non avevo alcuna esperienza televisiva, ma feci il provino. Passarono dei mesi, fino a quando, a novembre, ero tornato a Milano, ho ricevuto la telefonata del casting che mi chiedeva se sapevo guidare una macchina di grossa cilindrata, se sapevo guidare un gommone e nuotare. Mi sembrarono di primo acchito domande strane. Poi durante la pausa pranzo, ho ricevuto una telefonata: mi avevano scelto per il ruolo di Gegè,per il quale si erano presentati in 100. Non posso renderti compiutamente l’emozione e la gioia provate, credo immaginerai, e la cosa più bella è stata festeggiare con tutti i miei colleghi di Accademia che, ovviamente, facevano il tifo per me.

Qual è stata la scena più difficile da girare? Sicuramente quella sul gommone, al lago. Ero con una troupe di 60 persone, si trattava di una scena senza battute, un piano di ascolto in cui ero in luce e guidavo. Alla fine della scena, quando al regista Cupellini è stato riferito che era la mia prima volta sul set, lui non voleva crederci!

Qual è il clima che si respira sul set di Gomorra? E’ una macchina perfetta e precisa, un orologio svizzero fino agli ultimi ingranaggi, dalle segretarie di produzione all’equipe, al cast. E poi, nonostante il clima cupo, scuro, c’è un’atmosfera gioiosa che aiuta tanto. E’ quello che insegnano in fondo anche a teatro, più è sereno e gioioso il clima al lavoro, più c’è la luce di creatività.

Da addetto ai lavori, da persona che ha vissuto dalla pancia la serie, qual è il segreto del successo  di Gomorra?  Probabilmente perché Napoli è utilizzata come parte del tutto, come paradigma del mondo, è una Napoli con una accezione universale. E’ un racconto sul potere che mira a sensibilizzare il pubblico e nel quale Napoli è una contraddizione costante, dal punto di vista paesaggistico, con la sua commistione di monte e mare, al dualismo buoni/ cattivi. Gli stessi quartieri sono contrasto assoluto.

Edoardo Sorgente dopo Gegè? I tuoi prossimi progetti? Ci sono diversi progetti, ma sono  estremamente scaramantico e non posso anticiparti molto. Sto lavorando con Giovanni Ortoleva ad un monologo scritto da lui sulla crisi finanziaria del 2008, Little Man what now.  E da febbraio cominceremo l’allestimento a Terranova Bracciolini, poi sto lavorando con Domenico Onorato al Baciamano di Santanelli.

Da fan della serie, prima che protagonista, qual è il personaggio di Gomorra che ami di più? Sicuramente l’Immortale, ma, considerando anche il mio ruolo, non posso dimenticare Genny Savastano. E poi Salvatore Conte. Un personaggio che amo molto è quello di Cristina Donadio, Scianel. Sono assolutamente convinto che le attrici brave siano molto più brave degli attori di talento.

Da persona scaramantica, come e dove hai vissuto la sera della prima di Gomorra? Ero a teatro a fare le prove, ma Claudio Cupellini, il regista, è stato davvero carino ad invitarmi a Roma dove c’era tutto il cast. Alla fine ho seguito qualcosa su facebook ed instagram in differita e poi me la sono goduta a casa con la mia fidanzata. Edoardo non mi ha anticipato tutti i suoi prossimi progetti, come è giusto che sia quando si vuole custodire un desiderio. Il silenzio come conditio sine qua non perché una stella diventi un sogno realizzato, ci hanno insegnato così. Ma le stelle di Edoardo  hanno già deciso, ne sono certa, come avevano deciso che le sue spalle e i suoi occhi avrebbero indossato la giacca e lo  sguardo di Gegè.

Letto 573 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Dicembre 2017 10:44
Giorgio Ariu

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