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Lunedì, 11 Dicembre 2017 10:33

feste in famiglia, si ritorna alle origini - di maria armida forteleoni

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Il Natale rappresenta la più suggestiva tra le celebrazioni della religione cristiana, in quanto festa della Natività di Gesù.

L’origine risale al IV secolo e la scelta del 25 dicembre non è casuale, visto che è correlata a un fenomeno naturale: passato il solstizio d’inverno, le notti cominciano ad accorciarsi e le giornate si allungano. Gli antichi Romani celebravano infatti con gioia la festa del “sole invitto”.

Fra le tradizioni natalizie si annoverano certamente il presepe e l’albero.

Il primo, istituito da San Francesco nel 1223 a Greccio, sulle colline di Rieti, attraverso l’allestimento di una sacra rappresentazione rievocante la nascita di Gesù, è molto comune nei paesi dell’area mediterranea e deriva il suo nome dal latino praesepe, is, neutro praesepio, che significa propriamente recinto per il bestiame, stalla, mangiatoia, greppia.

La Natività ha poi ispirato numerosi artisti e, come vuole la consuetudine, accanto a Gesù Bambino, ci sono la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello.

La tradizione di addobbare un abete è, invece, di chiara origine nordica e, stando a una leggenda, deriverebbe da un’idea del monaco tedesco Martin Lutero, il quale rimase estasiato dall’effetto prodotto dai ghiaccioli scintillanti fra i rami degli alberi che venivano illuminati dalla Luna.

Un’altra pianta tipicamente natalizia è il vischio, un arbusto ornamentale sempreverde ritenuto simbolo di pace e di buon augurio.

Come auspicio per un buon raccolto è usanza far ardere un ceppo al fuoco del camino e spargere poi la cenere nei campi.

Ogni anno liturgico, in tutti i centri della Sardegna, nel mese di dicembre si rinnovano i riti della Notte Santa, simili in tutte le parti dell’isola.

Soltanto ad Alghero si rievoca il Natale catalano, attraverso una tradizione che rinnova l’antico canto della Sibilla. Il rituale viene officiato nella parrocchia di Santa Maria durante la Santa Messa della notte di Natale: nel corso di questa antica cerimonia iberica, mentre il coro canta, un chierichetto impugna uno scettro simboleggiante l’autorità Capitolare e un altro sfodera una spada, simbolo della Giustizia Divina. Una leggenda popolare narra che la spada fu donata alla città dall’imperatore spagnolo Carlo V.

Da anni viene portata avanti con successo anche l’iniziativa di fondere insieme i suoni delle zampogne, sorta di pifferi pastorali, con quelli delle launeddas e creare così suoni armoniosi.

In Sardegna, la vigilia di Natale si trascorre in famiglia, a dimostrazione dell’attaccamento dei Sardi alle proprie origini; il sentimento religioso e la suggestività delle celebrazioni tengono in piedi un patrimonio di tradizioni antiche che, unite alla cultura moderna, creano un connubio magico tra un passato ricco di fascino e un presente innovativo.

Consuetudini che si tramandano e si rinnovano e che hanno come fulcro della notte in cui si celebra la nascita di Cristo due elementi: la Messa di mezzanotte ed il cenone.

La novena di Natale si riappropria dell’importanza che deteneva in passato, richiamando fedeli più numerosi soprattutto quando recitata nella versione latina dell’ “Adeste Fideles” e del “Regem venturum Dominum”.

Di particolare interesse è la novena natalizia di Aggius, annoverata fra le più significative della nostra isola e caratterizzata dai peculiari canti corali.

A Busachi i festeggiamenti per il Santo Natale riservano particolare attenzione al rito de “Sa Missa ‘e Puddu”(Messa di mezzanotte) fra il 24 e il 25 dicembre, celebrata prima del canto del gallo.

Il Natale, Paschixedda nel Campidano, a Calangianus come in Gallura è chiamato Pasca di Natali; la sera della vigilia ci si reca alla Messa di mezzanotte per poi banchettare con salsiccia arrosto, verdure e dolci tipici preparati in casa tra cui mindulati (mandorle, albumi d’uovo, scorza di limone e zucchero), papassini (pasta dolce con uva passa e noci), pani e saba (pane impastato con mosto stracotto) diffusissimo anche nel Campidano di Cagliari, cucciuleddi o acciuleddi (ripieno di miele e semola, limone e mandorle), niuleddi (miele con noci, mandorle e fichi secchi cotti al forno). Da rilevare che, anticamente, le donne del paese dovevano servirsi dei forni pubblici per cuocere il pane e i dolci e, di conseguenza, erano tenute a stabilire l’orario del turno di cottura; inoltre la tradizione voleva che si alzassero di buona lena per preparare il pranzo del 25 a base di antipasto di salame, di rivea, interiora cotte allo spiedo, carne arrosto con contorno di verdure, frutta e dolci.

In diverse località dell’isola troviamo i mercatini di Natale, che espongono una varietà consistente di creazioni artigianali e rappresentano un’ occasione per curiosare tra le bancarelle, contribuendo a creare quell’atmosfera e quelle luci tipiche del periodo natalizio.

Di particolare interesse sono anche i presepi allestiti nei vari centri sardi, come il presepe vivente di Gergei, una suggestiva immagine della Natività.

Il paese, con i suoi viottoli, le strade acciottolate, le stalle, i granai si illuminano e si animano; nell’aria si diffonde il profumo degli incensi e per le vie vengono rappresentati gli antichi mestieri, emblema di un sapere antico e pur sempre vivido, mai tramontato. E’ un modo per conoscere il piccolo paese, per assistere alla lavorazione del pane, della pasta, del legno, del ferro, senza perdere di vista il presepe itinerante che prosegue la sua marcia verso la piazza della parrocchia, dove lo attende la capanna che accoglierà Gesù Bambino, interpretato abitualmente dall’ultimo nato di Gergei e allietato dal canto di una ninna nanna intonata da Maria. 

A seguire, allo scoccare della mezzanotte, la celebrazione della Santa Messa, dopo la quale la comunità si ritrova attorno ad un falò per scambiarsi gli auguri.

Una particolarità è che tutti i dialoghi e i canti della rappresentazione sono esclusivamente recitati in lingua sarda.

A Desulo, nel cuore della Barbagia, si organizza il “Natale in montagna”, con iniziative nel settore dell’artigianato e dei prodotti tipici. Proprio la vigilia di Natale si assiste alla lavorazione di cesti, ceramiche, coltelli, launeddas, pellame, ricotta, formaggi, pane.

 Il presepe vivente è caratteristico in quanto animato da personaggi che indossano il tradizionale costume di Desulo, con la partecipazione dei cori polifonici.

Il Natale nel Nuorese rivive antiche usanze e consuetudini: nelle case si è ben svegli la sera della vigilia, in attesa delle campane che annunciano sa missa ‘e puddu e solo dopo aver assistito alla liturgia e aver salutato la nascita del Bambino Celeste con spari di fucile, si può consumare la cena precedentemente preparata.

Tutti partecipano al banchetto, a sa notti de is setti cenas (la notte delle sette cene), simbolicamente intesa come una cena di sette pietanze per onorare la nascita di Gesù.

A Cagliari è chiamata, invece, sa notti de is mattinas, in riferimento al fatto che si fanno le ore piccole.

Per quanto riguarda la zona di Nuoro, le pietanze che non possono mancare sono quelle tipiche del pastore, l’agnello di latte e il porchetto, cotti ad arte nel camino delle abitazioni. Spesso, però, il pastore trascorre la notte nell’ovile o in campagna, a meno che non raggiunga il focolare domestico in quanto fidanzato o novello sposo e festeggi quindi in famiglia. In questo caso, il giorno di Natale dovrà sostituire chi la notte della vigilia ha custodito il suo gregge.

Ma la tradizione vera e propria è quella della festa nell’ovile, con il raduno di diversi pastori della zona; si intonano le melodie soavi e natalizie dei gosos, si cuoce l’agnello in uno spiedo di legno aromatico, si sorseggia il vino novello e si gusta la frutta secca.

Tradizioni di origine e sapore antico, che resistono intatte al trascorrere del tempo.

 
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Giorgio Ariu

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