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Martedì, 19 Dicembre 2017 13:06

tutta melina di "un medico in famiglia" - di emilia filocamo

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Un’artista eclettica ed instancabile: a tu per tu con Beatrice Fazi, da Un Medico in Famiglia al Teatro Sette con Tre Stremate e un Maggiordomo.

Un’intervista ha come regola fondamentale l’ascolto. Si  pongono delle domande, più o meno bordate di curiosità, e poi, pazientemente, si attendono le risposte che possono soddisfare, di solito succede, oppure lasciare magari ancora un po’ di appetito e di voglia di sapere di più. Poi c’è un caso diverso da tutti gli altri ed è quello nel quale la domanda diventa una porta per imparare, per meravigliarsi, per stupirsi e restare con una grande voglia di ascolto. In questa intervista all’attrice Beatrice Fazi, tutti la ricorderanno come la Melina di Un Medico in famiglia, ma Beatrice è molto di più, aggiungo, scrittrice, super impegnata a teatro e madre amorevole ed instancabile, ho imparato più che ascoltato. Dalla sua gioia di vivere, dalla sua energia che la porta a correre da un palcoscenico all’altro, da un pranzo con i figli  ai debutti, dal suo affidarsi a Dio con cuore e speranza.

Beatrice, puoi raccontarci dello spettacolo in scena al teatro Sette “ Tre stremate e un maggiordomo” con la regia di Michele La Ginestra? Lo spettacolo è la continuazione di Le Bisbetiche Stremate, terza puntata di una saga iniziata con Parzialmente Stremate, e proseguita con Stremate dalla Luna. Siamo partite in 4, poi 5 e con Bisbetiche siamo rimaste in 3. La novità di Tre Stremate è stata l’ingresso di Fabrizio Giannini, con cui avevo già lavorato in Vattene Amore di Antonio Antonelli. Poteva risultare pericoloso inserire un nuovo personaggio in un ingranaggio già rodato e composto da me, Giulia Ricciardi e Federica Cifola. Ma io conoscevo le corde comiche di Fabrizio e infatti la scelta di aggiungere il suo personaggio si è rivelata  assolutamente vincente.

Avete un rito prima di entrare in scena? Qualcosa di scaramantico? Si, prima di entrare sul palco recitiamo una sorta di filastrocca inventata da  Michele La Ginestra, ci teniamo per mano e dietro il palcoscenico, un attimo prima che si alzi il sipario la recitiamo.

Beatrice, ci racconti come sei diventata la Melina tanto amata di Un medico in famiglia? E’ stato il così detto colpo di fortuna che ti cambia la vita. Mi videro a teatro Carlo Principini, produttore artistico di Un Medico in famiglia ed il compianto Carlo Bixio, nello spettacolo Doppia Coppia, con Max Tortora e la Andreozzi che mi aveva voluta fortemente per interpretare la filippina Corazon. Si trattava di un piccolo ruolo, ma sono convinta che quando nella vita fai le cose con il cuore, vieni ripagata.  Da lì è venuto il mio ruolo per Suonare Stella, poi i produttori, vedendo il lavoro fatto con Corazon decisero di scrivere un ruolo per me creato sulla falsariga di Cettina. E’ stata un’esperienza fantastica, una grande empatia con tutto il cast, oltre che con Gabriele Cirilli. Mi ha lasciato tanta nostalgia, Un Medico in famiglia è la più grande fiction italiana. Sai, comprendo perfettamente  le scelte editoriali ma spesso non mi spiego perché si preferisca eliminare personaggi che funzionano e ai quali il pubblico si affeziona. Da lì poi è arrivato il mio ruolo in un’altra fiction di successo,il Restauratore.

Beatrice Fazi dopo Un Medico in famiglia? Sono successe tante cose, ho avuto un’altra bambina, ho scritto un libro, Un cuore nuovo,  ho girato e sto girando l’Italia ancora per promuoverlo. Faccio teatro, la tv mi manca, certo, ma il teatro  mi permette di avere un contatto diretto con il pubblico, un riscontro immediato.

Prossimi progetti? Fino a gennaio sono al Teatro  Tordinona con “ A cuore aperto” , scritto e diretto da Pat rizio Cigliano.  Continuerò con Tre Stremate anche l’anno prossimo, anzi sicuramente riporteremo in scena nuovamente Parzialmente Stremate  e continuerò a promuovere il mio romanzo. Poi ad aprile sarò in tournee con Dentro la tempesta di Salvatore Striano e ad aprile debutterò con il monologo scritto e diretto da Francesca Zanni, Cinque donne del sud, sempre al Teatro 7. Inoltre, sarò la conduttrice di una trasmissione per TV 2000 dedicata al matrimonio, il cui titolo è Per Sempre, l’autore è Antonio Antonelli.

Cosa sognavi da bambina? Già sapevo di fare l’attrice, l’ho capito a tre anni, quando vedevo la Baronessa di Carini in tv, lo sceneggiato con Ugo Pagliai, e ripetevo in continuazione la scena cruciale, quando il padre che va ad ammazzare la figlia. Mi esibivo davanti  ai parenti e cercavo di essere drammatica, ma loro ridevano. Da quel momento ho capito che, molto probabilmente, sarei diventata un’attrice comica.

A chi vuoi dire grazie oggi? A Dio, ho imparato a dirgli grazie tutti i giorni, anche nelle difficoltà. Mi sono convertita, tardi a 28 anni, prima ero una persona egoista e ripiegata su me stessa,

un’ ipocrita. A 20 anni ho praticato un aborto e ho rifiutato la mia prima vocazione come madre, poi ho aperto gli occhi, e ho capito. Adesso vedo l’intervento di Dio ovunque, Lui è il mio grande regista, il regista di ogni mio giorno e ogni mio passo. Si possono usare decine di parole diverse per chiudere un’intervista. Avrei potuto chiudere questa con una battuta, con una riflessione, con le parole stesse di Beatrice, utilizzate come una cerniera. Invece voglio usarne soltanto una, ed è grazie. Grazie Beatrice perché, troppo spesso, nella fretta di vivere, dimentichiamo le note di Regia, “recitiamo” a caso, senza comprendere il copione, fingiamo, non interpretiamo. E ci aspetteremmo un applauso che, in questo modo, non arriverà mai.

Anche quando il sipario sarà calato.

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Foto di Sabrina Fusco

Letto 97 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Dicembre 2017 11:00
Giorgio Ariu

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