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Mercoledì, 17 Gennaio 2018 12:54

Recitare è uno scambio fra artista e pubblico: parola dell’attrice Simona Masilotti - di emilia filocamo

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Se si vuol avere idea di come sia la vita di una ragazza, di un’artista che ama ciò che fa, che vive profondamente la sua passione, credo che allora sia necessario avere l’opportunità di parlare almeno per qualche minuto con l’attrice Simona Masilotti. Più che altro per convincersi che, se si crede davvero in un sogno, per quanto sia complicato ed inafferrabile, non c’è ostacolo che tenga, non c’è difficoltà che giustifichi un arrendersi ante litteram. L’entusiasmo ma, soprattutto come dicevo all’inizio la passione di Simona Masilotti, sono palpabili ad ogni parola, ad ogni domanda che le ho rivolto, al punto tale da esserne letteralmente non solo convinta, ma addirittura contagiata. Quello che Simona trasmette è coraggio e voglia di non arrendersi.

Simona, come è cominciata questa tua passione? Ho 38 anni ma ho iniziato a 20 facendo teatro, il classico teatro nei sottoscala, a piedi nudi. Ho fatto sia teatro classico che sperimentale, una delle tante belle esperienze  è stata a Pompei, nell’Anfiteatro, dove ho recitato in latino il Miles Gloriosus di Plauto alla presenza di esperti latinisti provenienti da tutta Italia. Quando ho deciso di iniziare a recitare, studiavo ancora giurisprudenza, ma, ad un certo punto, mi sono resa conto che dedicavo effettivamente più tempo alla recitazione che allo studio. Così mi sono iscritta all’Accademia di Paola Tiziana Cruciani, un crocevia di artisti provenienti da diverse scuole.

E poi al cinema come sei arrivata? In realtà all’inizio mi vergognavo della telecamera ma ho avuto l’opportunità di recitare in 2 film con attori diversamente abili ed interpreti di spicco, da Barbara De Rossi a Lina Sastri: sto parlando di Tutto può accadere nel Villaggio dei Miracoli del 2016, e poi nel 2015 c’era stato Un viaggio serio ma non troppo. La grande opportunità è stata quest’anno recitare in alcune scene accanto a John Savage per un film che uscirà a marzo, girato ad Ischia, Sotto il segno della Vittoria. La recitazione americana è ammirevole e strabiliante, fatta molto più di sguardi che di movimenti.

A cosa stai lavorando in questo momento? Quello che faccio è studiare costantemente, prepararmi per nuovi ruoli, penso che se non riesco a rendere credibile ciò che faccio, anche il pubblico non riuscirà a credermi. Sto attualmente lavorando ad un progetto teatrale in cui la regia è di un mio collega, ma mi tengo pronta per tutto. Ho anche fatto da segretaria di edizione per un cortometraggio di un mio amico, Dante Spiniello, e credo che collaboreremo ancora.

Qual era il tuo sogno da bambina? Inconsciamente forse già quello di recitare: ricordo che spesso invitavo le mie amiche a giocare e distribuivo i ruoli . Poi, una volta finite le superiori, mi sono iscritta ad un corso di teatro, anche per superare una certa timidezza, e da lì è cominciato tutto.

Il tuo sogno adesso? Quello che spero è di poter fare sempre di più, non necessariamente di diventare famosa. Il mio desiderio è lavorare sempre in questo campo, anche come insegnante di recitazione, perché recitare è dare e ricevere, è uno scambio fra l’artista ed il pubblico.

La tua famiglia ha sempre appoggiato le tue inclinazioni artistiche? In verità all’inizio, quando ho lasciato l’Università, non sono stati molto contenti, ma  sono una persona ostinata perché se si vuole raggiungere qualcosa bisogna esserlo. Le parole di Simona sono davvero il modo migliore per chiudere questa intervista fatta di un sogno, grande, e del manuale   tutto passione e talento per poterlo afferrare. 

Letto 278 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Gennaio 2018 12:58
Giorgio Ariu

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