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Mercoledì, 31 Gennaio 2018 12:38

da borsellino a montalbano - incontro con fabrizio ferracane di emilia filocamo

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Medico nella Terra Buona di Emanuele Caruso, Borsellino nel film dedicato ad Emanuela Loi e a febbraio nei nuovi episodi di Montalbano: l’attore Fabrizio Ferracane dopo Anime Nere.

Ammetto senza problemi di aver avuto più di una difficoltà nell’aprire questa intervista, nel trovare le parole adatta ad introdurla. E la difficoltà non è certo derivata dalla mancanza di argomenti o di notizie da riportare, anzi, una volta cominciato, rotto l’imbarazzo, ero assolutamente convinta che sarebbe partita, anzi sfociata, senza alcun ostacolo . La difficoltà è semplicemente derivata dal fatto che avverto sempre una certa soggezione quando faccio i conti con una combinazione, quasi un incantesimo da formula magica, assolutamente incredibile e perfetta, degna di una sola parola che è ammirazione, e questa combinazione è talento più umiltà. E’ la seconda volta che mi imbatto in Fabrizio Ferracane, ho ancora calde nel cuore e negli occhi le scene del film con il quale mi è stato letteralmente “presentato” il suo talento, anzi il film nel quale il suo talento è deflagrato come un ordigno buono, Anime Nere, e sono pronta a conoscerne novità e progetti, sogni e difficoltà. Come per una sorta di segno beneaugurante, o di nume tutelare, anche questa volta, dopo le guglie tutte segreti e silenzio dell’Aspromonte, le case incomplete dalla pancia reggia della Locride e le asperità delle montagne calabresi puntellate di bianchi spruzzi belanti, Fabrizio Ferracane  è tornato ancora una volta a girare fra le montagne. La Terra buona, infatti, film  con ha i contorni della favola, ambientato su un’isola “asciutta” , appunto fatta di vette, solitaria, dove è possibile ricominciare a vivere, o meglio continuare a farlo nella maniera migliore.

Fabrizio, puoi raccontarci il tuo personaggio nel film La Terra Buona? E’ la seconda opera di Emanuele Caruso,  un film indipendente. Abbiamo girato a mille metri d’altezza, sopra Domodossola, ancora una volta in montagna. Sono 3 storie parallele unite dalla storia vera di un ricercatore, un medico, il mio personaggio,  che ha scoperto una cura alternativa contro il cancro ed è costretto a nascondersi una volta dopo averla resa pubblica durante un convegno. Questo  medico cercherà rifugio prima nella Chiesa si Santa Maria a Trastevere, poi a San Marino, e poi finalmente in montagna, in un luogo solitario dove tenterà di condurre una vita completamente opposta  a quella cittadina e dove ncontrerà Padre Sergio, interpretato da Giulio Brogi che ha creato lì la biblioteca più alta d’Europa. La sua storia si incrocia con  quella di una ragazza malata che spera di poter essere guarita dal suo metodo.

Ti ho interrotto, se non erro, in un momento di prove a teatro, è così? Si, il teatro resta la mia grande passione, a giugno con il Tito di Michele Santeramo siamo stati al Napoli Teatro Festival e ho anche ripreso l’attività con la mia compagnia, teatrale, la Maiorino – Ferracane, insieme a Rino Maiorino dopo essere stati fermi un anno. Fra aprile e maggio, infatti porteremo in scena la Mala Festa e avremo diverse tappe in Sicilia.

Fabrizio Ferracane dopo Anime Nere. Ci racconti tutto quello che è accaduto dopo quello straordinario successo? Ho interpretato Borsellino nel film tv dedicato ad Emanuela Loi, interpretata da Greta Scarano. Ed il 12 febbraio partiranno i nuovi episodi di Montalbano: sarà protagonista nella puntata intitolata Amore. Poi comincerò le riprese per la serie tv di Ivan Cotroneo, La Compagnia del Cigno: una raccolta di storie di ragazzi che frequentano il Conservatorio. Interpreto il padre di un  pianista. Poi ci sono un paio di cortometraggi da girare nelle marche a febbraio, per la regia di Damiano Giacomelli ma per ora causa teatro, sono più stanziale a Castelvetrano, dove abbiamo le prove teatrali. Inoltre in programma c’è un bel progetto.

C’è qualcosa che ti delude del cinema italiano? Sai, ho avuto la fortuna di girare Ho amici in Paradiso con Antonio Catania e con diversi ragazzi con varie disabilità del Centro Guanella di Roma. Il  film   ha ottenuto una meravigliosa recensione su Repubblica e sarà in concorso ai David di Donatello ma   in sala è rimasto pochissimo. La protagonista è Daniela Gotogni, una ragazza disabile che è candidata come migliore attrice, e se accadesse sarebbe meraviglioso. Forse bisognerebbe dare più visibilità e importanza ai film indipendenti, alcuni film che sono davvero dei gioielli e  spesso, purtroppo, il pubblico non ha la possibilità di apprezzarli a fondo.

Cosa sognava Fabrizio Ferracane da bambino? In realtà non lo so. Da ragazzino giocavo a basket, a calcio. Ricordo l’adrenalina quando rientravo a casa sudato dopo una partita di calcetto. L’amore per la recitazione è arrivato dopo, intorno ai 18 anni, quando ho fatto un provino a Palermo per una scuola di teatro. A 12 anni, in verità, avevo già avuto una prima esperienza interpretando Peppiniello in Miseria e Nobiltà. Così, ricordando quell’esperienza, ho studiato e presentato un monologo e da lì è iniziato tutto.

Una curiosità più che una domanda, rivedi ancora il cast di Anime Nere? Certo! Assolutamente! Con Francesco Munzi, il regista, ci siamo sentiti recentemente, vedo spesso Mazzotta e i calabresi, Centamore e Leonardi e poi con Barbara Bobulova abbiamo nuovamente lavorato insieme. Per Anime Nere  si è davvero creata una squadra eccezionale. E credo accada così quando i progetti sono validi e con un gruppo di lavoro eccezionale. Una coesione ed un affiatamento che vanno ben oltre la data di uscita di un film o il necessario e fisiologico ritiro dai botteghini. Altrimenti io stessa non sarei qui a parlarne, con ancora intatta l’emozione di aver conosciuto il talento, grazie ad un film, tenuto in sala ed applaudito come meritava. E di sapere che quel talento continua a camminare, forte di ciò che è.

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Giorgio Ariu

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