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Martedì, 06 Febbraio 2018 10:57

Tutti i segreti di un provino: incontro con Gian Paolo Mai della scuola Cinema Players - di emilia filocamo

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Alcune interviste hanno più sbocchi, non possono essere afferrate da un solo “ lembo”, o meglio si può anche procedere in questo modo, ma la quantità di suggestioni che lasciano,   è tale da rendere necessario un discorso più ampio e, sicuramente, non esauribile in una decina di domande, appena appena sufficienti a soddisfare curiosità e voglia di sapere. Gian Paolo Mai è tutto questo. Parlare con lui di cinema, di teatro, snxi di come si fa cinema e di come lo si può e deve insegnare, è soltanto un incipit, nemmeno troppo definito, dal quale, obbligatoriamente, bisogna spaziare fra esperienza, preparazione, intuizione, ricordi, difficoltà, debutto e talento. Gian Paolo Mai è un artista multiforme, cangiante, al quale la grande vena creativa non può essere “ costretta” in una sola specializzazione, in un unico vaso che può contenerne progetti, sogni. Gian Paolo Mai è teatro, e penso al suo Omaggio a Troisi, con Giancarlo Giannini,   un excursus emozionale e reale nella vita anche quotidiana del grande Massimo Troisi,   fatta di pagelle, discussioni con il preside, mattinate passate sugli scogli, canzoni dolci amare come la sua Napoli. Gian Paolo Mai è cinema, è saper stare davanti ad un obiettivo, colpire nei pochi secondi di un provino facendo i passi giusti, proponendosi nel modo giusto, è il contatto ed il confronto con i grandi del cinema che, attenzione, non sono necessariamente i nomi altisonanti e da copertina. Sono quelli che fanno il cinema con una caduta perfetta, con una inquadratura, sono gli stuntman e i registi, quelli che possono dare qualcosa. Perché fare l’attore è questo, e Gian Paolo Mai me lo spiega con una semplicità assolutamente coinvolgente: è proporre se stessi, sempre, sotto mille vesti, è essere credibili e conquistare. Da lì deriva il talento, quel talento che permette, in un gruppo di provinanti, ad esempio, di individuare il fuori classe, l’artista con la cosiddetta marcia in più.

Gian Paolo, partiamo dalla tua collaborazione con Giancarlo Giannini, come è  stato dirigerlo in Omaggio a Troisi? Dirigere Giancarlo è un’esperienza fantastica non solo dal punto di vista artistico, ma soprattutto umano. E’ un professionista  che, nonostante i 50 anni di attività, ha un’umiltà unica e ama mettersi in gioco, anche davanti ad un regista giovane. E’ l’artista meno presuntuoso che abbia mai conosciuto, dotato di grande semplicità, quella che contraddistingue i grandi. In realtà con Giancarlo collaboriamo dal 2014, in occasione del ventennale della morte di Troisi avvenuta nel 1994: ho scritto lo spettacolo e ho pensato a lui. Ma ciò che rende unico Omaggio a Troisi è il fatto che sia composto da interviste e documenti assolutamente esclusivi, poteva essere scontato o banale realizzare uno spettacolo su questo artista straordinario, invece la mia vicinanza alla sua famiglia, mi ha permesso di filmare nella sua casa di San Giorgio a Cremano, di avere la sua pagella, di incontrare il nuovo preside della scuola che aveva frequentato. Ho parlato con i suoi amici di infanzia con i quali trascorreva il tempo sugli scogli quando non entrava in classe; a ciò si aggiungono le poesie di Salinas, le sue, e canzoni di Pino Daniele e quelle che lui amava tanto, e perfino quelle meno conosciute, come Lusingame e Palomma,da non confondere con la più nota  Palomma e notte, e di cui l’artista  fa menzione nel film Scusate il caffè mi rende nervoso. La voce di Giannini ha fatto tutto il resto, ovviamente ma lo spettacolo fa leva su altri  grandi artisti, Enzo Garramone, voce recitante, la pianista Licia Missori e il chitarrista Cristian Nevola. Anche scenicamente Omaggio a Troisi colpisce molto.

Parliamo adesso della tua scuola di cinema, Cinema Players: cosa è più difficile insegnare oggi? In realtà spesso è difficile, soprattutto con le nuove leve insegnare la storia di cinema e teatro, perché  non la conoscono, non conoscono i grandi autori teatrali, e questo è davvero preoccupante.

A chi è aperta la tua scuola? Non ci sono limiti di età per cominciare a fare cinema. Ciò che contraddistingue la nostra scuola è il fatto che non è composta da insegnanti, ma da persone che fanno questo mestiere, con me ci sono Rita Forzano e Tommaso Busiello che si occupano di casting. Oggi la concorrenza per i giovani, e per giovani intendo i ventenni, è spietata, perché ci sono molti ruoli scritti per loro, invece per i 40enni e cinquantenni è già più semplice. Per le donne, invece, è ancora molto difficile perché si scrivono pochi ruoli sia al cinema che in tv. Il nostro obiettivo è far lavorare i nostri allievi, prepararli per i casting che dovranno affrontare.

Cosa bisogna fare o non fare durante un casting? Ti dirò che il 50% di un casting viene superato già quando apri la porta e saluti. La maggior parte dei ragazzi che si presenta, non sa come vestirsi. Ci sono alcune semplici regole, ad esempio evitare i maglioni a collo alto, che appiattiscono ed appesantiscono, e ciò vale sia per gli uomini che per le donne, i capelli sono importantissimi, direi fondamentali. Chi giudica un provino non vuole perdere tempo e ci si gioca tutto in quel momento. Purtroppo, molto spesso, gli agenti indirizzano i ragazzi a provini per i quali non sono assolutamente adatti.

Da quale elemento intuisci se un ragazzo, un allievo, ha qualcosa in più, insomma se è un fuoriclasse? Di solito lo capisco appena si propone o ci parlo: un buon attore deve avere un vissuto, che sia tragico o pieno, e questo si avverte dagli occhi, ovviamente è anche una questione di intuito e di esperienza. Il nostro è un mestiere dove devi tirare fuori quello che hai dentro, è un modo di raccontarsi, recitare è proiettare sè stessi. Se non hai cose da dire, non puoi trasmetterle all’esterno.

Come si sviluppa il lavoro nella tua scuola? Faccio 4 ore a settimana il venerdì nella sede di Roma, e tutti gli altri giorni sono in quella di Cesena. A Roma Rita Forzano e Tommaso Busiello si occupano di insegnare storia del cinema e di preparare gli allievi ai provini, poi ci sono corsi di dizione e di canto per sviluppare la voce.

Prossimi progetti, novità? Per quanto riguarda la scuola inseriremo dei corsi di doppiaggio tenuti da Luca Ward, poi ci saranno addetti ai lavori che terranno degli stage ad hoc, e non parlo solo dei grandi nomi, ma delle maestranze. Ad esempio avremo un noto stuntman che insegnerà come cadere, come prendere un colpo di pistola ed altri segreti del mestiere. E poi, come sempre, gli incontri con i registi, come Gianfranco Albano e Giorgio Molteni, artisti che hanno tanto da dare ai ragazzi.

Avete ipotizzato anche degli stage con attori stranieri? Grazie a Rita Forzano ci stiamo muovendo anche in questa direzione. L’importante è offrire la giusta preparazione  e lasciare il segno nei nostri ragazzi. Anche questo è un segreto, quello che ogni buona scuola dovrebbe avere, se vuole essere davvero casa e fucina di persone nuove e complete. E Gian Paolo Mai lo sa bene. Quando apre le porte della sua scuola e non smette di trasformare i sogni non solo  in realtà, ma in   professione. 

 GIANCARLO GIANNINI 3

BLASCO GIURATO E GIADA DESIDERI1

SCUOLA CINEMA PLAYERS TOMMASO BUSIELLO5

 

SCUOLA CINEMA PLAYERS4

 

Letto 50 volte Ultima modifica il Martedì, 06 Febbraio 2018 11:14
Giorgio Ariu

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