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Lunedì, 26 Febbraio 2018 11:54

Incontro con il regista più giovane di sky: di emilia filocamo

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Dall’Irpinia a Roma: a tu per tu con un giovane regista di talento,  Dante Spiniello.

Parlare del suo lavoro precedente, fonte di un meritato successo oltre che di una sorprendente standing ovation, non è necessario. Si deve interpretare questo atteggiamento di Dante Spiniello, giovane regista di talento, ma soprattutto regista più giovane su Sky, in modo corretto.  Così ho provato ad immaginarmi questa scena: l’Irpinia, con i suoi contrafforti bordati di neve ed aspri, ma sinceri, con i suoi paesi che hanno tremato a lungo e si sono rialzati come una verde araba fenice di pietra, con i volti degli anziani e quelli delle piazze con le Chiese infilate al centro come obelischi, con la neve e i tartufi. E ho immaginato lui, Dante, più grande dentro di qualsiasi confine territoriale o orizzonte, con i suoi sogni che, con tutto il rispetto per la terra di origine, non potevano avere una targa da provincia e dovevano, obbligatoriamente, esplodere altrove, nella capitale dei Papi e degli attori a portata di bar e di cinema.  Forse posso permettermi di riassumere così la storia di questo ventiduenne campano che, dopo aver frequentato a Roma l’Accademia, dopo aver raccontato anche l’utero tutto viti ed ulivi da cui è venuto, ha deciso di dare di più e di consegnarsi  totalmente  al cinema.

Dante, a cosa stai lavorando in questo momento? Allora, l’anno scorso ho avuto per tre mesi la fortuna di essere sul set del film Sotto il Segno della Vittoria, al fianco del grande John Savage. Il film uscirà il 22 marzo in anteprima nazionale al Barberini di Roma: nel film sono stato coordinatore di produzione, dunque un cordone fra tutti gli attori, oltre che attore io stesso, interpretavo l’amico del protagonista, un diversamente abile. In questo periodo non mi sono mai fermato, dopo Meraviglie d’Entroterra, ho continuato a lavorare intensamente, non  a caso adesso sto scrivendo una sceneggiatura con una sceneggiatrice ed attrice di spicco, ma, come saprai, la stesura di una sceneggiatura richiede molto tempo, e poi a questo si aggiungono il casting, la scelta degli attori e tanti altri passaggi fondamentali. Dico sempre che i sogni sono obiettivi e gli obiettivi poi diventano risultati, ma necessitano dei tempi giusti.

Hai mai avuto dei momenti di cedimento? O sei sempre stato determinato? Fortunatamente la mia determinazione è notevole, mai avuta una discesa, se penso che ho ottenuto una standing ovation e che sono il più giovane regista su sky, posso dire di aver raggiunto già tantissimo per la mia età. Certo, fare un film non è semplice, bisogna pensare al bacino di utenza che si vuole raggiungere, ma il mio obiettivo è andare oltre i film dal risultato facile, discostarmi un po’ dalle classiche commedie.

Sei irpino: cosa  porti della tua meravigliosa terra nella professione? Sai, appena ho cominciato l’Accademia a Roma, ho pensato che il mio provenire da una città che era distante dal cinema, mi avrebbe bloccato o creato difficoltà. Roma è il cinema: ovunque ti giri hai la possibilità di conoscere, confrontarti, incontrare registi e attori. E poi il destino ha voluto che il mio primo corto fosse dedicato all’Irpinia e il secondo spot girato per Sky fosse girato proprio nella piazza di Avellino. Quindi sono tornato nella mia terra. In fondo si tratta anche di scelte coraggiose, e io le ho fatte. Scegliendo di utilizzare attori e volti non noti, non personaggi, ma persone, ad esempio scegliere un vero contadino del posto, e non un attore.

La tua famiglia ha supportato la tua carriera artistica? Mio padre, che ha un carattere più forte, avrebbe sempre preferito un lavoro sicuro, magari nella pubblica amministrazione; mia madre, invece, ha sempre sostenuto su tutta la linea la mia vocazione artistica. Dopo i primi 2 anni e i risultati raggiunti, anche mio padre ha cambiato idea. Bisogna deviare gli ostacoli, sempre. Faccio mio un aforisma di Paolo Coelho, a cui sono molto legato: “ se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova  la routine. E’ letale ”

Qual è la storia che vorresti raccontare e che rimane il tuo sogno? Con questa domanda, che è meravigliosa, mi prendi un po’ alla sprovvista, forse perché desidero raccontare una storia che non sia ricalcata su di me, sulla mia vita, ma che parli di me in maniera quasi subliminale. Ti faccio un esempio: immagino una scena con una persona morente che non è riconducibile a me e poi magari, ecco che l’inquadratura si sposta su una scrivania dove c’è la foto di una persona che fa parte della mia vita e a cui ho voluto molto bene. Immagino un film come una sorta sorta di matrioska, un modo per ricondurre a me e non rendere la mia opera totalmente impersonale. Ma è anche un modo positivo per ingannare il lettore, per non dargli tutto di me, un regalo subliminale. Sono le ultime battute dell’intervista a Dante Spiniello, una chiusura vagamente misteriosa, come è misterioso il modo in cui gli artisti attraggono ed affascinano, attraverso un sottile filo immaginario. Durante tutta l’intervista non ho detto  a Dante che  ho pensato a lungo ad un grande regista, Sergio Leone, anche lui originario della sua stessa terra, l’Irpinia, fatta di contrafforti e case che hanno tremato a lungo. Mi è sembrato un  ottimo auspicio ma lo rivelo a Dante solo adesso, mentre trasformo i suoi sogni in parole. Sogni divenuti obiettivi ed obiettivi che, nel suo caso, sono stati e saranno sempre risultati.

photo Federico Sfera

Letto 554 volte Ultima modifica il Lunedì, 26 Febbraio 2018 12:02
Giorgio Ariu

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