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Lunedì, 26 Febbraio 2018 12:31

un altro zero per la musica - di emilia filocamo

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Zero come cognome d’arte per ripartire musicalmente e non solo. A tu per tu con il cantante Alessandro Tacconelli.

Tutte le interviste hanno una genesi diversa, e questo è giusto, fondamentale. Entrare in una vita, prenderne qualcosa e trasformarlo in parole, uscire da quella vita come con un fagotto di nozioni, esperienze, ricordi, emozioni, deve necessariamente essere diverso di volta in volta. Con Alessandro Tacconelli, il cantante Alessandro Zero, questo il suo nome d’arte, l’incipit, e sono sincera, non è stato “agevole” come in tante altre occasioni. Una certa, sostanziale diffidenza da parte sua all’inizio, che non è stata mancanza di fiducia, quanto forse piuttosto un desiderio di proteggersi, di proteggere la propria arte, il proprio bisogno di dire con ritornelli, parole e note chi è e come è concepita la sua vita, è stato il primo impatto. Ma questa insolita e sfuggente ritrosia me lo ha fatto apprezzare di più: perché al sacrosanto desiderio di promozione e visibilità di ogni artista, è subentrato qualcosa di diverso, un contegno che poteva, di primo acchito, essere scambiato per durezza. E magari guardando le sue foto, l’atteggiamento con cui Alessandro Zero sorride o guarda l’obbiettivo, questa durezza poteva solo essere confermata. Eppure, come spesso accade, un’intervista prende per mano e porta altrove. E mi sono ritrovata di fronte ad un artista solo apparentemente “ inaccessibile”, che canta il tema più antico del mondo, l’amore, che si innamora, che soffre, che ad una probabile carriera forense, ha dovuto “preferire” il lavoro, che cerca il proprio spazio senza sopraffare, senza dover per forza farsi notare. Perché Alessandro Zero ha il suo faro nelle parole delle sue canzoni, ed è tutto lì, in quel suo essere un istrionico viaggiatore, protetto come una conchiglia farebbe con un midollo di talento e genuinità.

Alessandro, Zero è il tuo " cognome d'arte" ed è simbolo di un ricominciare, di una rinascita, come per un'araba fenice. Ci racconti da cosa è stata determinata questa pausa necessaria e cosa ha cambiato nel tuo modo di fare musica?  Si è il mio cognome d'arte, ed è proprio il simbolo di un ricominciare non solo artisticamente con canzoni nuove, ma anche con la vita, nel senso di cambiarla totalmente.

Due anni fa ho deciso di fermarmi con la musica e provare a  conoscere me stesso con una lunga pausa di riflessione. Ho scritto il nuovo album, di cui ho pubblicato soltanto una canzone dal titolo Sei mia che già è  in vendita digitalmente e la si trova anche sul canale you tube digitando il mio nome e cognome ed il titolo.

Sei mia è una canzone che parla d’amore, ed ovviamente è stata dedicata ad una donna per me importante.  E’ una storia che alla fine rispecchia non milioni ma miliardi di persone e come dico nella canzone " sei come l'infinito se penso a te, se lo guardo l orizzonte mi viene voglia di te ,sei come un sogno che ho già visto che vive dentro di me, dove non bastano i silenzi per dividerci, due vite differenti ma molto simili, viviamo distratti oltre i limiti, tutti pronti a dividerci, ma le nostre anime a viverci .

Questa lunga riflessione ha cambiato tutto di me, facendomi diventare un’ altra persona, una persona " sicuramente migliore". Sono fortemente convinto che nella vita si possa solamente migliorare.

Non credo tu voglia " etichettare" la tua musica, ma se dovessi provare a darle una definizione precisa quale sarebbe? Per ora non voglio etichettare la mia musica, ma la definizione che mi viene per prima in mente è " infinito ", e mi riferisco a tutte le possibilità che possono raggiungerci e cambiarci.

Solitamente  la musica è espressione di se stessi. Cosa della tua vita ti ispira e cosa motiva la tua arte? La musica non è solo espressione di sè stessi, ma è fatta di onde emozionali senza limiti. 

L’ispirazione fondamentale viene dalla consapevolezza che non bisogna mai smettere di sognare: dai sogni ho cominciato a volare, la musica va ogni oltre confine.

Come nasce una canzone, qual è la genesi di un brano? In genere quando ti accorgi che è arrivato il momento della creazione? Regole da seguire, una formula precisa? Non esiste nessuna regola da seguire per creare una canzone, non esistono tematiche o sistemi, ma esistono soltanto l'amore e la propria anima.

Come vedi l'attuale panorama musicale italiano? Cosa ti piace della nostra musica e cosa, invece, proprio non sopporti? Del panorama musicale italiano non mi piace più nulla, vedo molta superficialità, i veri artisti sono spesso messi in un angolo e  solo "  pochi "ce la fanno. Tutto il resto è solo commerciale, quindi non sopporto questo meccanismo burocratico.

Prossimi lavori, progetti? I prossimi lavori sono infiniti, l’ importante è avere lo spazio di cui necessita ogni artista.

Se dovessi descriverti con una canzone del passato, di un grande artista, anche straniero, quale sarebbe e perché? Sinceramente non mi rispecchio con nessun artista, anche del passato. Amo molto Battisti, Mango, Anna Oxa, tutti grandi artisti. Apprezzo molto Mengoni, mi piacerebbe fare con lui un feat. E mi piace molto Alessandra Amoroso:  è capace di cantare l’anima e la mia vibra la  ogni volta che la ascolto.

Cosa sognava Alessandro da bambino? Ma, sinceramente non ricordo cosa sognavo da bambino, dovrei chiedere a mia madre!

Se non fossi un musicista, oggi saresti? Se non fossi un cantante oggi forse sarei un avvocato, mi sarebbe piaciuto studiare, ma non ho potuto perché fin da piccolo ho dovuto lavorare. Come dicevo all’inizio, alcune interviste prendono per mano e portano in direzioni inaspettate. Di Alessandro Zero non visualizzo più le espressioni di assoluta consapevolezza, di artista duro che non ha bisogno di chiedere permesso per imporsi: sono state completamente sostituite da quelle di un cantante  plasmato dalla vita, dai desideri accantonati per vivere, dalle donne amate, dalle delusioni trasformate in sound e ritornelli, dall’ispirazione che prende alla gola quando il destino si insinua compiacente o beffardo. Lui è rinato, come testimonia la sua storia: a volte la cenere di una vita precedente somiglia alla parola fine. Ci si sbaglia. Perché proprio là sotto c’è un crepitio ancora caldo. E si riparte, si ritorna fiamma. Con il vento a favore. 

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Giorgio Ariu

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