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Lunedì, 05 Marzo 2018 17:45

Davide Astori, l'incredulità del giorno dopo - di Massimiliano Morelli

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E' talmente assurda la morte di Davide Astori che al mattino dopo, quando ti alzi dal letto per vivere la quotidianità d'una esistenza effimera e incapace a volte di reagire al dolore, pensi di aver avuto solo un brutto incubo. Incredulità allo stato puro. Invece ci pensano i colleghi dei tg a ripetizione a ricordarti l'atrocità della scomparsa di un ragazzo di trentuno anni, bandiera della tua squadra, uno che se c'era lui in campo dicevi sempre “tanto c'è Davide... e chi passa la dietro?”. L'immagine ce l'hai sul desktop del computer, Davide indossa la maglia rossa e blu che speravi gli si cucisse addosso per sempre, e rammenti che quando ha lasciato Cagliari per tornare a giocare nel continente l'hai amato lo stesso, pure da ex, perché l'affetto dimostrato per l'isola felice da un bergamasco atipico, cresciuto nelle giovanili del Milan, era di valore superiore. Non disse come fan tanti “sognavo di vestire questa maglia” quando sbarcò a Elmas, ma si legò in maniera endemica alla città e ai colori, roba che te lo rimpiangi uno del genere perché ti rendevi conto che pure se non scendeva in campo, tipo quando si ruppe il perone, sapeva fare l'uomo-spogliatoio. Se n'è andato in punta di piedi, senza disturbare, nella notte friulana, città dove aveva messo a segno il suo gol più contestato, quel gol-non gol in un Udinese-Roma qualsiasi; e adesso, addosso, non aveva più la maglia del Cagliari ma quella della Fiorentina, squadra alla quale aveva fra l'altro prodotto la sua prima marcatura coi colori rossoblu. Giri e rigiri la vita pare un cane che si morde la cosa, e se sei bravo a seguire i segnali, magari pensi di poterla cambiare. Ma i segnali li scopri sempre dopo, quando tutto è passato, e il tempo è volato via, veloce come una tramontana che taglia la pelle. Scorrono alla televisione le immagini di un Davide felice, che festeggia un gol col suo compagno di reparto Michele Canini, e subito dopo compare l'abbraccio con l'istrionico Rdja Nainggolan, e ti viene da pensare che lui, Davide, sapeva sorridere al di la di quel nomignolo teutonico che gli avevano affibbiato per la serietà sempre mostrata in campo.

Letto 410 volte Ultima modifica il Martedì, 06 Marzo 2018 11:02
Giorgio Ariu

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