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Lunedì, 05 Marzo 2018 18:21

Mario Guerrini, reporter del banditismo. di Carlo Nieddu Arrica

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      Mario Guerrini ,reporter del banditismo. 

 

Gli scorre ancora nel sangue la passione per il mestiere a Mario Guerrini e si vede . Nella elegante libreria Edumondo -  diretta da Marina Boetti - nella via Sulis a Cagliari  nell’ambito dell’itinerante iniziativa  “Storie in trasformazione”  ha infatti presentato il suo ultimo libro in questo primo sabato di marzo, con grande trasporto, con la voglia di raccontare che rimane la prima qualità di un giornalista.                   “ Vi i sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo” , per dirla  con la Fallaci. La molla per scrivere il libro è racchiusa in questa piccola grande verità. Il suo lavoro gli ha consentito di entrare in contatto con un mondo ruvido, pericoloso, in cui la pietà ha perso valore e con personaggi e vicissitudini umane  così forti e terribili che andavano condivise, divulgate. Non solo per il dramma che i sequestrati e le loro famiglie hanno vissuto e che segneranno per sempre le loro vite, ma perché è importante ricostruire la storia di quegli anni  dai dettagli,  dal loro susseguirsi. Dalla necessità di una legge che bloccasse i fondi, alla organizzazione delle forze dell’ordine per affrontare e sconfiggere un fenomeno che stava mettendo in ginocchio una regione , la  sua sicurezza, la sua economia. Vi è stato un momento in cui gli ostaggi erano tanti e occorreva  rispondere a questo attacco criminale, mentre i media anche internazionali ci mettevano al centro della loro attenzione. E non era in gioco solo l’immagine atroce di un territorio teatro del più vile dei reati.  “ Banditismo. I segreti  di un reporter televisivo” edito dalla GIA, parla del suo impegno professionale di reporter RAI che lo ha portato ad immergersi in questa penosa realtà per capirla  prima  e spiegarla poi  e che inevitabilmente  intreccia una parte della storia recente della Sardegna. Guerrini ripercorre sul filo della memoria , coadiuvato  nella presentazione da  Anna Piras, capo redattore Rai, che sapientemente un po’ lo argina e un po’ lo asseconda  ponendo interrogativi su quegli anni bui di criminalità in cui  imperversava la Anonima Sequestri.           E vengono fuori nomi che facevano tremar le vene ai polsi ancora tristemente famosi. Come i Cherchi, i Boe i Mesina. I ricordi sono vivi precisi, coinvolgenti. Dopo due ore, che sembrano volare per il ritmo che ha preso la serata,  i presenti prendono parte all’incontro e le domande consentono di spaziare oltre i ricordi. E ancora c’è tempo per andare con la memoria a rievocare quel colloquio  con Graziano Mesina per avere, suo tramite, la promessa di una “confidenza”  sul momento del rilascio del piccolo sequestrato. Battere la concorrenza arrivare prima di altre testate ad informare della liberazione, valeva la pena di un rischio. Magari promettendogli un lavoro pur  sapendo della difficoltà a proccurarglielo. Giornalismo di altri tempi si dirà. Vero.   

     Non solo per la rivoluzione tecnologica.

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Giorgio Ariu

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