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Lunedì, 07 Maggio 2018 11:13

Al via a Treviso la rassegna “ Endorfine rosa shocking”. A tu per tu con Laura Aimone - di emilia filocamo

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So che Laura Aimone, ideatrice, ed appassionata  anima di tutto quello che accadrà a Treviso dal  mercoledì  9 maggio al 3 ottobre, con la rassegna “ Endorfine rosa shocking, film su donne nello sport”, attende questa intervista. E lo fa con pazienza, da tempo. E non perché abbia bisogno della mia intervista, voglio precisarlo, un’artista che si occupa di cinema da ben 15 anni, spaziando fra i maggiori festival, ha una certa consuetudine a simili attese,  ma perché è nella sua natura combattere, gareggiare per ottenere ciò che desidera. E non di certo con il piglio di una presuntuosa, di un’ambiziosa senza remore, ma con quello ammirevole, leale e talentuoso di una sportiva, innanzitutto, oltre che di un’artista di grande sensibilità. Il suo esempio, il suo progetto, una miscellanea di  ben 10 fra cortometraggi e lungometraggi che attraversano, sezionano e “ curano” il mondo grazie ad una chiave di lettura unica, originale, quella dello sport declinato al   femminile, è la chiara dimostrazione che, quando si crede in qualcosa, e ci si crede davvero, gli ostacoli sono una pausa che non mette a tacere la musica, e le sconfitte sono solo momentanee,  connaturali e fisiologiche alla vittoria che verrà. Endorfine rosa shocking nasce da un apparente “ fallimento”, per un progetto abortito per le circostanze/ casualità/ problematiche che la vita spesso frappone ai desideri. Ma questo non motiva di certo la resa di Laura. Ed è così che il Veneto, la regione adottiva di Laura, diventa culla del nuovo “ feto” e di tutto quello che avverrà in questo mese. Le donne, la cui febbricitante ed instancabile energia è resa più che meravigliosamente dal titolo della rassegna, endorfine rosa shocking, costituiscono un “ appiglio gentile” per dimostrare quanto lo sport possa  essere un valido  strumento di libertà, sfida, emancipazione, eguaglianza in un mondo troppo spesso declinato al maschile, come lei stessa racconta.

Laura, ci racconti come nasce questo progetto e il momento diciamo embrionale dell'ispirazione, insomma come hai capito che era venuto il momento di realizzarlo?

"Endorfine rosa shocking, film su donne nello sport" nasce in realtà da un progetto che non ha mai visto la luce. Due anni fa ero stata contattata da un Festival di Cinema delle Donne all'estero che mi aveva chiesto di proporre un focus speciale per il loro ventesimo anniversario. Lo sport, così come il cinema, è sempre stata una delle mie passioni e l'unire questi due ambiti mi è venuto naturale. La proposta era piaciuta tantissimo, ma, purtroppo, di lì a poco il Festival è stato sospeso e la ventesima edizione non è mai stata realizzata. L'idea, ormai, continuava a frullarmi nella testa e così sono comunque andata avanti a selezionare i film e a dare forma al progetto. Una volta pronto, ho deciso che poteva essere l'occasione perfetta per proporre, per la prima volta in autonomia e senza l'appoggio di un Festival, un focus da me interamente ideato e curato. E ho deciso di farlo in Veneto, la mia regione adottiva, in particolar modo nella provincia di Treviso che è molto attiva dal punto di vista sportivo. Mi piace molto il fatto che da una piccola delusione sia in realtà nato un progetto ancora più bello di quello che doveva essere quello mai realizzato. 

Ci racconti quanto le tue esperienze pregresse hanno supportato e cementificato la nascita di questa rassegna? Mi occupo di cinema da 15 anni, lavorando sia in programmazione sia nella gestione dei talent e dei tappeti rossi per alcuni dei Festival più importanti del panorama internazionale come la Mostra del Cinema di Venezia, la Berlinale, il Giffoni, il Festival di Cinema di Edimburgo in Scozia, l'Ajyal Film Festival in Qatar, il Middle East Now di Firenze e il Film Festival&Awards Macao in Cina. Sono felicemente circondata dai film tutti i giorni! E se è vero che, quando sono in servizio, non c'è mai tempo di guardarli, grazie al lavoro in programmazione e a diverse esperienze come giurata posso recuperare il tempo perduto. Essendo lo sport una parte fondamentale della mia vita, ho sempre un occhio di riguardo per i film che ne fanno la loro tematica principale. La materia prima per questa rassegna, quindi, non mi è mai mancata anche se devo ammettere che, volendo mostrare un ventaglio di discipline, paesi e modi di vivere lo sport tanto vario quanto le sfumature stesse dell'essere donna, i tempi per trovare quello che volevo si sono un po' dilatati.

Per una donna è tutto più difficile o è solo una " leggenda metropolitana"? Voglio dire, imporsi anche in un mondo fatto di creatività, talento e competizione, quale quello in cui ti divincoli tu, è più complesso per una donna? Fino ad ora, fortunatamente, posso dire di no. Quello che mi sono scelta è un ambito difficile a prescindere, al di là dall'essere donna o uomo, per chi come me si è costruita il percorso da sola, seguendo le sue passioni senza avere nessun tipo di contatti nell'ambiente. Non è stato di sicuro un cammino lineare e continua ad essere una sfida giornaliera, ma le soddisfazioni che regala e le situazioni entusiasmanti che mi permette di vivere sono impagabili. 

Cosa è per te lo sport?Lo sport è in primis, insieme alla mia famiglia e all'istruzione, quello che mi ha permesso di essere chi sono oggi. Ho giocato a pallavolo per 11 anni a livello semi-professionale e far parte di una squadra fin da piccola per una figlia unica come me è stata una lezione di vita incredibile. La vecchia versione di me era molto timida. Se il mio attuale io, che ha fatto dello stare in mezzo agli altri il fulcro del suo lavoro, dovesse incontrare quella persona, credo che stenterebbe a riconoscerla! Eppure, è stato proprio grazie al confronto con le compagne di squadra, con gli allenatori e, durante la Festa dello Sport organizzata dalla nostra società sportiva dove noi "piccole" dovevamo servire ai tavoli, con gli altri sportivi che ho iniziato a costruire la mia attuale personalità e a combattere le mie paure.

Il momento più bello e quello più complicato nella realizzazione di questa rassegna?Il momento più bello è stato trovare il titolo della rassegna perchè quelle endorfine sono un po' tutte quelle che ho prodotto nel realizzarla e che spero potrò far sprigionare tra il pubblico che verrà a vedere la rassegna. La parte più complicata è stata senza dubbio la raccolta fondi. E' stato desolante vedere come, nonostante la proposta un po' diversa e di livello, ci fosse tanta indifferenza e diffidenza. Fortunatamente, ci sono state delle eccezioni meravigliose come il "Treviso Ricerca Arte”, prestigiosa location in pieno centro storico a Treviso che ospiterà la rassegna, il "Consorzio Universo Treviso" che sostiene il Treviso Basket ed è da sempre sensibile alle attività legate allo sport, "AscoPiave", la stamperia "Ufficio e Stampa" e l'agenzia formativa "TuttoEUROPA". Senza di loro, tutto questo non sarebbe mai stato possibile.

Come trascorrerai la sera prima del " debutto", fra emozioni ed attese?Per rimanere in tema sportivo, credo che andrò a farmi una bella nuotata! Ho una vita molto frenetica ed essere immersa in tutto quel blu, a qualsiasi latitudine mi trovi, mi regala sempre un momento di pace e di contatto con me stessa. E poi, chissà, se ci fosse un bel film al cinema...

Prossimi progetti?Tra fine maggio e giugno presenterò "Anteprima", una nuova sezione del River Film Festival di Padova da me curata. Le proiezioni si svolgono su una chiatta ancorata lungo il fiume Piovego, quindi mi incuriosisce tantissimo. Poi è la volta delle collaborazioni con il Giffoni, la Mostra del Cinema di Venezia e il Festival di Macao. Ma il progetto più grande rimane quello di creare un Festival di Cinema tutto mio in cui lo sport occuperà di sicuro un posto d'onore. Spero che questa rassegna possa essere il primo passo verso questo sogno. Ho anche iniziato un corso di sceneggiatura con la Scuola Holden perchè ho un cortometraggio nel cassetto da un po'. Vediamo se riuscirò a tirarlo fuori. Insomma, mi piace tenermi sempre in movimento.

In un momento storico nel quale, purtroppo troppo spesso le donne sono vittime di violenza, quale speri possa essere il messaggio convogliato dal tuo progetto? Vorrei che il pubblico potesse rendersi conto che, a qualsiasi punto della nostra vita e qualsiasi sia il grado di difficoltà della situazione che dobbiamo affrontare, quello che ci sta intorno, nel caso specifico dei film della rassegna lo sport, può venirci in aiuto. L'importante è riuscire a cogliere gli stimoli che la vita ci può regalare, senza troppi timori, con un pizzico di pazzia ed un gran sorriso.

I progetti di Laura Aimone, dunque, non finiscono con il 9 maggio. Sarebbe assurdo condensare la sua energia creativa in un  obiettivo centrato, in un punto segnato meritatamente. Per Laura il fischio di fine partita, di chiusura di un match, somiglia piuttosto ad un appello, anzi ad una convocazione, per sfide più grandi, affrontate con la naturalezza e la passione che la contraddistinguono. E su tutto campeggia il suo sorriso: quello di chi non sa solo partecipare, ma anche vincere con eleganza, al di là del risultato indicato da un tabellone. L’eleganza che possiedono solo i veri campioni.

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Giorgio Ariu

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