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Giovedì, 01 Maggio 2014 03:39

SANDRO CIOTTI

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Era il 1969 quando dodici ore di radiocronaca sotto la pioggia, alle Olimpiadi di Città del Messico, gli resero la voce roca. Qualsiasi altro radiocronista avrebbe perso il lavoro e anche Sandro Ciotti pensò gli spettasse questo triste destino quando, al suo rientro a Roma, l’otorino gli diagnosticò un edema alle corde vocali. Avrebbe dovuto subire un’operazione rischiosa ma non la fece, e il suo destino fu quello di diventare la voce più inconfondibile d’Italia. Nato a Roma il 4 novembre 1928, ebbe come padrino di battesimo Carlo Alberto Palustri, ovvero il poeta Trilussa. La letteratura, la musica e il cinema erano le attività preferite del giovane Sandro. A cinque anni cominciò a suonare il violino e per anni divise i suoi impegni tra scuola e conservatorio. All’Istituto Colonna incontrò Franco Sensi, futuro presidente della Roma; di lui ricordava l’arrivo a scuola in limousine con autista, e la sua bravura come centravanti. Sensi, invece, ricordava le sfide calcistiche tra i due: il primo, come allenatore della Romulea, Ciotti come giocatore della Lazio (era un buon mediano). La sua carriera da calciatore lo portò a giocare in serie C e in quarta serie: Bari, Forlì, Anconetana, Romulea. Ma è il giornalismo che comincia a prendere posto nella mente del giovane Sandro; collabora con la Voce Repubblicana, Paese Sera, Il Messaggero e col Giornale d’Italia. Del 1958 è il suo debutto radiofonico in RAI col programma “K.O. - Incontri e scontri della settimana sportiva”. Nello stesso anno, esordisce anche al Festival di Sanremo, il primo di quaranta. Nel 1960, anno delle Olimpiadi, inizia la sua carriera di radiocronista. Da allora sarà commentatore di ben quattordici olimpiadi, tra estive ed invernali; otto mondiali di calcio, quindici giri d’Italia e nove Tour de France, con un totale approssimativo di circa 2400 tra radiocronache e telecronache. Nel 1962 approda alla trasmissione sportiva dei record d’ascolto dei massimi indici di gradimento, l’opera sinfonica di vari radiocronisti: Tutto il calcio minuto per minuto. Ed è subito rivalità con Enrico Ameri, prima voce del programma. Cinque minuti a testa per collegamento, quelle interruzioni tra i due - sempre loro - e quei “Scusa Ameri” e “Scusa Ciotti” entrati nella storia del calcio italiano. Il tutto, insieme altri principi della domenica: Claudio Ferretti, Beppe Viola, Piero Pasini, Ezio Luzzi. Bruno Gentili ricorda la grande cultura e ironia di Ciotti, la sua enorme proprietà di linguaggio: «Ciotti ha inventato molte espressioni, per esempio la famosa “Stadio ai limiti della capienza” o “Clamoroso al Cibali”». Opinione condivisa da Bruno Pizzul, altro grande ex telecronista RAI, che ne ritiene insuperabile la capacità affabulatoria e quella enorme di capire l’ambiente che descriveva. Era amatissimo anche dai calciatori, tra i quali Gigi Riva e Paolo Rossi, che lo ricordano per i giudizi pertinenti e per la sua capacità di legare con i calciatori stessi. Di lui, del mitico Sandro Ciotti, rimangono alcuni documentari e un film del 1976, dal titolo Il profeta del gol, nel quale sono illustrate la vita calcistica di Johann Cruijff e i metodi d’allenamento del famosissimo Ajax. The voice, questo uno dei suoi soprannomi, non c’è più. Un male incurabile lo ha portato via nel luglio 2003, a 75 anni, privando generazioni di italiani della sua voce. Ma non del suo immenso ricordo.

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