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Giovedì, 01 Maggio 2014 03:50

QUARANT’ANNI FA ROMBO DI TUONO

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Un amore contrastato quello mio per il grande Cagliari, la squadra simbolo, nell’ambito del calcio, della mia Terra, la compagine che ha avuto come fedele giocatore un gioiello di livello mondiale, il bomber per eccellenza, Rombo di Tuono, Gigi Riva da Leggiuno (Varese) . Contrastato, perché da sempre innamorato della Fiorentina, non mi sottrassi al tifo per i miei gigliati quando, in occasione del campionato ‘68/’69, quello premonitore al torneo dello splendido primo ed unico scudetto, con i denti (e con qualche aiutino, sostenevano le malelingue) concesso in ossequio ad Artemio Franchi, allora Presidente Nazionale della Figc e già dirigente viola, strappammo al Cagliari targato Riva e Boninsegna una vittoria inseguita fino alla fine. Ma nel ‘69/’70, fu amore pieno, in contemporanea con un mio momentaneo “tradimento” alla Fiorentina. Ricordo con orgoglio ed emozione la soddisfazione per la conquista del tricolore, con Riva ancora capocannoniere ben coadiuvato dall’efficace Bobo Gori. Era l’anno dei Mondiali del Messico, secondi dietro l’inarrivabile Brasile di Pelè, con mezzo Cagliari in campo. Alla mia pura gioia per l’evento storico, si aggiungevano motivi di fierezza, quasi di rivalutazione sociale ed ambientale, un transfer psicologico ed istintivo verso riferimenti di appartenenza e di identità. Albertosi, Martiradonna, Zignoli, Cera Niccolai, Tommasini, Domenghini, Nenè o Brugnera, Gori, Greatti e Riva; e ancora Poli, Reginato e il mister filosofo, Manlio Scopigno. Mitici, erano per me tutti sardi, eroi nuragici, alfieri leggendari della bandiera della mia Isola, in uno con quella dei Quattro Mori. Una gioia incontenibile, anche per un “viola” come me, uno dei due viola del mio paese, Ittiri, dove nel giugno del ‘69 avevo concluso come presidente e fondatore i miei primi tre campionati dilettanti Figc, alla guida della Cannedu Ittiri. Era la gioia che, da sardo, potevo con orgoglio esibire agli altri, che potevo finalmente manifestare a tutti, e “galu e subra ‘e tottu a sos continentales”. E l’orgoglio che ancora oggi, da sardo in Continente, mi porto dentro e manifesto. E la stessa emozione ho riprovato nel gennaio del 1987, quando a Pisa, nella Pisa del presidente Anconetani, ove allora risiedevo per lavoro, venne a casa mia, accompagnato dall’amico giornalista Costanzo Spineo, Gigi Riva. Così racconta l’episodio Costanzo (nella prefazione al mio libro Quel Calcio nel cuore…la Cannedu Ittiri): «Supore, negli occhi lo stupore, come di un bambino appena premiato dai genitori per un compito ben riuscito a scuola o per un dono ricevuto a Natale. Portai Gigi Riva nella casa di Antonio, a Pisa, dopo una partita del Cagliari contro la squadra locale. Antonio sembrava elettrizzato dalla presenza di “Rombo di Tuono”, offrì thè e pasticcini, soprattutto papassini. Come a dimostrare ancora una volta la sua sardità». 

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