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Giovedì, 01 Maggio 2014 03:53

LA STRISCIA DEI SUPER TIFOSI

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L’EREDITÀ DI MARIUS E IL CENTRO DI COORDINAMENTO DEI CAGLIARI CLUB

M assimo Boldi, sfegatato sostenitore del Milan, nel film “Tifosi” è costretto a scegliere tra la vittoria della sua squadra del cuore o una vincita miliardaria al HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Totocalcio” Totocalcio; HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Abatantuono” Diego Abatantuono, invece, viene bandito da tutti gli stadi per tre anni, ma riesce lo stesso a vedere la trasferta juventina a HYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Parma” Parma. I tempi in cui la sportività era l’unica cosa veramente importante, i tempi in cui i cori erano echi di condivisione e non di insulti, sono ormai lontani, e nessuno avrebbe più dubbi sulla scelta della schedina o la vittoria della propria squadra nel derby casalingo. Oggi il tifo, quello da stadio, lo ritroviamo nelle pagine dei giornali: una parola di troppo, uno spintone e poi l’esagerazione. Spesso si dimentica cosa significhi tifare la propria squadra. Spesso, ma non sempre. Non lo aveva mai fatto Mario Sardara, noto a tutti come Marius, il “Re dei tifosi” del Cagliari Calcio, che nel suo bar di viale Trento aveva inaugurato il primo “Cagliari Club”. Così nasce l’attuale Centro di Coordinamento dei Cagliari Club di cui egli è stato presidente effettivo fino al 2002, e onorario fino al giorno della sua scomparsa. Sempre così, è nato il tifo moderno, festaiolo e ricco di entusiasmo, così iniziano le tradizioni, prime su tutte la vestizione della statua di Carlo Felice in piazza Yenne, rito propiziatorio e liberatorio. Ma altre sono le iniziative di appoggio alla squadra, come la presenza della banda cittadina in curva e, attraverso novanta Cagliari Club sparsi in tutta l’Isola e non solo, la moltiplicazione dei tifosi: oltre cinquemila gli iscritti e lo stadio gremito di sostenitori. Oggi, tutto questo continua a vivere grazie allo spirito e alla buona volontà di Leonardo Tilocca, attuale presidente del Centro di Coordinamento dei Cagliari Club e, in particolare, del Cagliari Club di Tissi. Tilocca è in questo ambiente dal 1986, ed è lui ad ereditare il pesante lascito di Marius: «Un signore gentile, d’altri tempi», così lo descrive Leonardo, «Ci ha insegnato a supportare la nostra squadra del cuore nella maniera più sana e genuina». È impossibile, allora, non ricordare le scampagnate al Sant’Elia, quando andare allo stadio era una festa, quando la Tv non trasmetteva quattro inquadrature diverse della stessa azione, quando l’alta tecnologia non permetteva di contare i fili d’erba nel campo, si cucinava il pranzo da casa, panini per i più modesti e pesci da arrostire per i più organizzati. Impossibile non ricordare la sensazione di stare in famiglia, ecco il patrimonio più prezioso: la correttezza, la moralità, anche quando sei seduto in curva con la sciarpa rossoblu al collo. «Il nostro compito sarà quello di proseguire la sua opera, stando vicini ai tifosi e aiutandoli ad entrare a far parte di un’associazione con principi sani, che ha il solo scopo di sostenere sempre la squadra, soprattutto nei momenti più difficili», precisa il presidente, «Aggiornavo costantemente Marius sul movimento dei tifosi nel nord della Sardegna: rimanere uniti è un obiettivo fondamentale». E allora, sembra in armonia con questi principi l’iniziativa attuale di solidarietà del Sant’Elia, che ha abbracciato gli operai dell’Alcoa, ospitandoli nel settore distinti. Giunti finalmente al quarantennale dello storico scudetto del Cagliari, per la città sembra di rivivere quella sensazione di orgoglio, quando il Cagliari batte (di nuovo) il Bari, il Parma o il Livorno, fievole e timida la sensazione, si perde nei ricordi della mitica stagione ‘69/’70. «La passione dei tifosi per la squadra è ancora molto forte», precisa di nuovo Tilocca, «nonostante la tentazione di stare comodamente in poltrona a guardare la partita in Tv sia grande, ci sono gruppi di tifosi che ogni domenica attraversano la Sardegna per raggiungere lo stadio. Non può essere solo un’abitudine. Partire al mattino e trovarsi in curva con gli amici di sempre è una cosa bellissima. Bisognerebbe favorire la presenza delle famiglie allo stadio, e smetterla di imporre tutti questi divieti. Che ci lascino sventolare in pace le nostre bandiere con i quattro mori, striscioni e la nostra mascotte, il cinghialetto». Tutti a tifare allora, in curva ovviamente, perché quando il nostro Cagliari gonfia la rete è impossibile non essere felici.

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